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Trattamento dati non autorizzato: è reato?

11 Febbraio 2022
Trattamento dati non autorizzato: è reato?

Violazione della privacy: quando denunciare il responsabile. 

Non a tutti è chiara la differenza tra illecito civile, amministrativo e penale. Le cose si complicano quando, all’interno della stessa disciplina, sono previste sanzioni di natura diversa. Un tipico esempio è dato dal tema della privacy. Ma non è l’unico (si pensi anche al campo dei diritti d’autore). 

Una domanda ricorrente è se il trattamento di dati non autorizzato è reato o meno. Si può denunciare, ad esempio, chi raccoglie o – peggio – diffonde i dati personali e quelli sensibili di un’altra persona? Si pensi al numero di telefono, alle condizioni di salute, all’Iban del conto corrente, ad eventuali pendenze giudiziarie o alle condizioni debitorie. Per non parlare poi di fotografie, registrazioni audio e video. 

Nel trattare l’argomento qui di seguito e nell’illustrare qual è la tutela legale che spetta tutte le volte in cui si verifica un illecito trattamento di dati altrui terremo soprattutto conto delle modifiche che, in materia, sono intervenute con l’approvazione del cosiddetto GDPR, ossia il nuovo regolamento europeo sulla privacy. Ma procediamo con ordine.

Quando il trattamento di dati non è lecito

Prima di stabilire se il trattamento dati non autorizzato è reato dobbiamo fare una premessa sulla disciplina generale.

In generale, per trattare (quindi raccogliere, archiviare, comunicare, ecc.) i dati personali altrui è sempre necessario il consenso dell’interessato, consenso che – seppur può anche essere fornito verbalmente – viene raccolto di solito in forma scritta. In assenza di consenso, il trattamento è illecito. Vedremo a breve se tale illecito è di natura civile, penale o amministrativa. 

La legge [1] elenca alcuni casi in cui il trattamento dati è consentito indipendentemente dall’autorizzazione dell’interessato. Ciò avviene, ad esempio, quando i dati sono necessari ad adempiere a un obbligo di legge (si pensi al poliziotto che raccoglie i dati del soggetto condotto in questura o a cui eleva il verbale); quando è necessario eseguire gli obblighi derivanti da un contratto; quando è in gioco la salvaguardia della vita o dell’incolumità fisica di un terzo; quando sono in corso indagini difensive o bisogna far valere o difendere un diritto dinanzi al giudice, ecc.

Trattamento di dati non autorizzato: tutela penale

Il trattamento dei dati non autorizzato è reato. Pertanto, è possibile sporgere querela contro il responsabile. In particolare, la tutela penale scatta – ai sensi dell’articolo 167 del Codice della privacy – tutte le volte in cui il trattamento dei dati avviene per realizzare un profitto o per arrecare un danno all’interessato. Vi rientra anche il caso di revenge pron.

La norma stabilisce che: 

«1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarre per sé o per altri profitto ovvero di arrecare danno all’interessato, operando in violazione di quanto disposto dagli articoli 123, 126 e 130 o dal provvedimento di cui all’articolo 129 arreca nocumento all’interessato, è punito con la reclusione da sei mesi a un anno e sei mesi.

2. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarre per sé o per altri profitto ovvero di arrecare danno all’interessato, procedendo al trattamento dei dati personali di cui agli articoli 9 e 10 del Regolamento in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 2 sexies e 2 octies, o delle misure di garanzia di cui all’articolo 2 septies arreca nocumento all’interessato, è punito con la reclusione da uno a tre anni.

3. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, la pena di cui al comma 2 si applica altresì a chiunque, al fine di trarre per sé o per altri profitto ovvero di arrecare danno all’interessato, procedendo al trasferimento dei dati personali verso un paese terzo o un’organizzazione internazionale al di fuori dei casi consentiti ai sensi degli articoli 45, 46 o 49 del Regolamento, arreca nocumento all’interessato.

4. Il Pubblico ministero, quando ha notizia dei reati di cui ai commi 1, 2 e 3, ne informa senza ritardo il Garante.

5. Il Garante trasmette al pubblico ministero, con una relazione motivata, la documentazione raccolta nello svolgimento dell’attività di accertamento nel caso in cui emergano elementi che facciano presumere la esistenza di un reato. La trasmissione degli atti al pubblico ministero avviene al più tardi al termine dell’attività di accertamento delle violazioni delle disposizioni di cui al presente decreto.

6. Quando per lo stesso fatto è stata applicata a norma del presente codice o del Regolamento a carico dell’imputato o dell’ente una sanzione amministrativa pecuniaria dal Garante e questa è stata riscossa, la pena è diminuita».

Se poi la condotta vietata consiste nella comunicazione e diffusione illecita di dati personali oggetto di trattamento su larga scala la pena è più severa ed è quella prevista dall’articolo 167-bis del Codice della privacy.

La norma dispone che:

«1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque comunica o diffonde al fine di trarre profitto per sé o altri ovvero al fine di arrecare danno, un archivio automatizzato o una parte sostanziale di esso contenente dati personali oggetto di trattamento su larga scala, in violazione degli articoli 2 ter, 2 sexies e 2 octies, è punito con la reclusione da uno a sei anni.

2. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine trarne profitto per sé o altri ovvero di arrecare danno, comunica o diffonde, senza consenso, un archivio automatizzato o una parte sostanziale di esso contenente dati personali oggetto di trattamento su larga scala, è punito con la reclusione da uno a sei anni, quando il consenso dell’interessato è richiesto per le operazioni di comunicazione e di diffusione.

3. Per i reati di cui ai commi 1 e 2, si applicano i commi 4, 5 e 6 dell’articolo 167».

Trattamento di dati non autorizzato: tutela civile

La vittima dell’illecito trattamento dei dati può sempre chiedere il risarcimento del danno. Può farlo sia in via civile sia in via penale (con la costituzione di parte civile nel processo penale). A riguardo, l’articolo 82 del Gdpr stabilisce che «chiunque subisca un danno materiale o immateriale causato da una violazione del presente regolamento ha il diritto di ottenere il risarcimento del danno dal titolare del trattamento o dal responsabile del trattamento». L’espressione utilizzata è riferita al danno patrimoniale e non patrimoniale. 

In ogni caso, la vittima che voglia far immediatamente cancellare il contenuto può ricorrere d’urgenza al tribunale (con un ricorso ex art. 700 cod. proc. civ.) per chiedere la condanna del responsabile.

Trattamento dati non autorizzato: tutela amministrativa

Il Gdpr e l’art. 140-bis del Codice privacy prevedono la possibilità di rivolgersi di rivolgersi al Garante per la privacy, in alternativa al tribunale ordinario (e indipendentemente dalla querela penale). 

L’interessato (anche a mezzo di avvocato o organismo di rappresentanza con specifico mandato) può presentare un reclamo al Garante, col quale rappresenta una violazione della normativa in materia di protezione dei dati personali. Il reclamo è regolato dall’articolo 77 del Gdpr e dagli artt. da 140-bis a 143 del Codice privacy.


note

[1] Art 24 cod. privacy


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