Reddito cittadinanza: comunicazione all’Inps nuova attività

10 Febbraio 2022 | Autore:
Reddito cittadinanza: comunicazione all’Inps nuova attività

Chi avvia attività d’impresa o di lavoro autonomo dovrà avvisare della propria variazione reddituale entro il giorno antecedente l’inizio attività, pena la perdita del sussidio.

Prendere il reddito di cittadinanza quando non si hanno più i requisiti per ottenerlo significa violare la legge. E uno dei requisiti che può venir meno è quello che riguarda la situazione reddituale del nucleo familiare perché l’interessato trova un lavoro come dipendente o perché trova le condizioni per avviare un’attività d’impresa o come autonomo. In tal caso, è obbligatorio dirlo all’Inps in modo che prenda i dovuti provvedimenti, cioè abbassare l’importo della prestazione nel caso in cui il guadagno del percettore resti al di sotto di una certa soglia oppure sospendere l’erogazione se non c’è più questo requisito. Ma chi prende il reddito di cittadinanza, la comunicazione all’Inps sulla nuova attività quando deve inviarla? Ci sono dei tempi prestabiliti?

Un recente messaggio dell’Inps chiarisce questo aspetto, perché la legge di Bilancio 2022 ha modificato i termini che riguardano chi si mette in proprio, mentre lascia invariati i tempi per fare la comunicazione all’Istituto quando si trova un lavoro subordinato. Vediamo.

Reddito di cittadinanza: è compatibile con il lavoro?

A monte può sorgere un dubbio più che legittimo: ma se trovo un lavoro o avvio un’attività perdo il diritto al reddito di cittadinanza a prescindere? Non è necessariamente così.

A condizionare l’erogazione della prestazione è, da una parte, il reddito da lavoro percepito da uno o da più membri del nucleo familiare e, dall’altra, da eventuali ulteriori entrate come, ad esempio, trattamenti assistenziali diversi, pensioni, ecc. Infine, c’è la variabile del numero dei componenti del nucleo.

La soglia di reddito massima per avere diritto al trattamento è di 6.000 euro annui. L’importo, però, aumenta in base ad una scala di equivalenza che varia a seconda di quanto sia numeroso il nucleo familiare:

  • il richiedente il sussidio vale 1 punto;
  • ogni adulto del nucleo vale 0,4 punti;
  • ogni minorenne 0,2, sino a un massimo di 2,1, (2,2 se in famiglia è presente un disabile grave o non autosufficiente).

In questo modo, dai 6.000 euro iniziali è possibile arrivare a non più di 13.200 euro.

Inoltre, il decreto Sostegni consente di congelare la prestazione, senza alcun taglio dell’importo, qualora siano attivati uno o più contratti di lavoro subordinato a termine, purché la soglia di reddito familiare non superi i 10mila euro. La sospensione è consentita sino ad un massimo di sei mesi.

Chi trova lavoro perde il reddito di cittadinanza?

Come detto, trovare un lavoro o avviare un’attività non vuol dire perdere automaticamente il reddito di cittadinanza. Se il redito prodotto è molto basso e resta al di sotto delle soglie previste, la prestazione servirà ad integrarlo fino ad arrivare all’importo calcolato per il nucleo familiare. In partenza, il reddito derivante dalla nuova occupazione non sarà contato per intero ma rileverà per l’80%, sino a quando non sarà recepito nell’attestazione Isee per l’intera annualità.

ESEMPIO: Filippo e Monica vivono insieme in abitazione di proprietà. Entrambi percepiscono un reddito di cittadinanza pari a 700 euro al mese. Filippo trova un lavoro part time e riceve uno stipendio di 500 euro al mese. Il reddito di cittadinanza spettante, sino alla nuova attestazione Isee, sarà pari non a 200 euro, ma a 300 euro al mese [700- (500 x 80%)]. Il che significa che in una prima fase porterà a casa 800 euro anziché 700.

Nel caso in cui il percettore del reddito di cittadinanza avvii un’attività di lavoro autonomo, ha la possibilità di fruire senza variazioni della prestazione per le due mensilità successive a quella in cui è cambiata la sua condizione occupazionale. Dopodiché, il trattamento viene aggiornato ogni tre mesi calcolandolo sul principio di cassa come differenza tra ricavi o compensi e le spese sostenute nell’esercizio dell’attività.

In alternativa, è possibile beneficiare di un differente incentivo, non cumulabile, pari a 6 mesi di reddito di cittadinanza, sino a un massimo di 780 euro mensili.

Reddito di cittadinanza: entro quando comunicare la variazione reddituale all’Inps?

Abbiamo accennato all’inizio che la legge di Bilancio 2022 ha modificato i termini per la comunicazione all’Inps della variazione reddituale di chi percepisce il reddito di cittadinanza. Tale cambiamento, come fa sapere lo stesso Istituto in un recente messaggio [1], interessa chi avvia una nuova attività di impresa o di lavoro autonomo.

In caso di variazione della condizione occupazionale in una di queste due forme – si legge nel messaggio – «svolta sia in forma individuale che di partecipazione, da parte di uno o più componenti il nucleo familiare nel corso dell’erogazione del reddito di cittadinanza, la variazione dell’attività è comunicata all’Inps il giorno antecedente all’inizio della stessa a pena di decadenza dal beneficio».

Una novità non da poco, visto che finora la comunicazione mediante il modello «RdC-Com Esteso» poteva essere inviata entro 30 giorni dalla data di inizio attività. Ora, invece, è necessario farlo entro il giorno prima a quello dell’avvio. Altrimenti si perde il beneficio.

Rimane, invece, invariato – conclude l’Inps – il termine di 30 giorni per la presentazione del modello «RdC-Com Esteso» per le attività di lavoro dipendente.

La modifica interessa anche la disciplina del beneficio addizionale.


note

[1] Mess. Inps n. 625 del 09-02.2022.


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