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Prelievo non autorizzato dal conto corrente

16 Luglio 2022 | Autore: Adele Margherita Falcetta
Prelievo non autorizzato dal conto corrente

Cosa fare quando dal conto bancario o postale viene prelevato denaro senza autorizzazione: responsabilità dell’Istituto di credito e tutela del correntista.

Oggi, il rapporto tra le banche ed i clienti si svolge in gran parte con l’utilizzo di mezzi informatici. Tra questi ultimi, il bancomat è largamente usato non solo per effettuare prelievi in modo veloce, ma anche per pagare i propri acquisti senza dover portare con sé denaro contante. Nel tempo, si sono aggiunti altri strumenti che rendono al correntista più facile compiere diverse operazioni e verificare i movimenti sul proprio conto. I servizi di home banking consentono infatti di connettersi al conto corrente tramite l’utilizzo di credenziali; essi sono utilizzabili anche dal cellulare grazie ad apposite applicazioni. Tutto questo rende la vita più semplice agli utenti, che evitano così di perdere tempo con lunghe file agli sportelli.

Tuttavia, c’è anche il rovescio della medaglia: infatti, vi sono criminali capaci di impossessarsi dei dati di accesso al conto e di fare sparire il denaro che vi è depositato. Cosa succede in caso di prelievo non autorizzato dal conto corrente? Chi ne risponde? Il correntista ha speranza di essere risarcito dall’Istituto di credito, recuperando così il denaro che gli è stato sottratto? Leggendo questo articolo troverai le risposte.

Cosa fare in caso di prelievo non autorizzato dal proprio conto corrente? La legge ed i più recenti orientamenti della giurisprudenza prevedono, in linea di massima, la tutela del correntista. Perché ciò avvenga, tuttavia, è necessario che siano rispettate alcune condizioni, che tra poco esamineremo. In mancanza, la banca o la posta non avranno alcuna responsabilità. Per prima cosa, però, vedremo come può succedere che malintenzionati accedano al conto e prelevino il denaro: conoscere le truffe più diffuse è infatti utile a prevenirle.

Prelievo non autorizzato dal conto corrente: come può avvenire?

L’utilizzo di strumenti informatici per la gestione del proprio conto corrente è decisamente comodo, ma offre ai criminali diverse opportunità per effettuare operazioni illecite su di esso. Ecco le più comuni:

  • il furto della carta bancomat. Perché il ladro la utilizzi è necessario che egli disponga anche del pin, cioè della password numerica che consente di effettuare operazioni. Tale circostanza è possibile, se il pin era custodito, ad esempio, insieme alla carta all’interno di una borsa trafugata (annotato in una rubrica, nel cellulare o su un semplice pezzo di carta). Una situazione identica al furto è lo smarrimento della carta e il suo ritrovamento da parte di una persona disonesta, che la utilizza per effettuare operazioni sul conto;
  • la clonazione della carta bancomat. Esistono metodi sofisticati che consentono ai malviventi di riprodurre la carta in maniera identica all’originale. Di solito, ciò avviene mediante l’installazione di un dispositivo nello sportello dal quale vengono effettuati i prelievi, precisamente all’interno della fessura nella quale si introduce la carta. Una microtelecamera permette, nel contempo, di riprendere il pin mentre viene digitato dall’ignara vittima;
  • il phishing. Si tratta di una truffa sempre più frequente. Il titolare del conto riceve una mail o un messaggio sul cellulare, che sembrano provenire dalla banca o dalla posta. Il messaggio invita a cliccare su un link e ad introdurre alcuni dati riguardanti il proprio conto. Il link riconduce a un sito che sembra effettivamente appartenere alla banca o alle poste e questo induce molti a fidarsi, lasciando dati che poi permettono ai truffatori di accedere al conto e prelevare il denaro;
  • il sim swap. Consiste nella clonazione della sim del telefono, che criminali esperti riescono ad effettuare partendo dal numero telefonico. Si consideri che spesso, per effettuare operazioni sul proprio conto mediante un servizio di home banking, occorre autenticarsi utilizzando un codice ricevuto sul cellulare; ebbene, clonando la sim i truffatori possono ricevere il codice ed utilizzarlo, dopo essersi impossessati dei dati di accesso al conto tramite il phishing.

È quindi importante essere molto attenti nell’utilizzo della carta bancomat e del pin, che vanno custoditi bene; in caso di furto o smarrimento occorre bloccare la carta tempestivamente, presentare una denuncia in Questura o ai Carabinieri e darne comunicazione alla banca. Inoltre, non bisogna mai fornire a nessuno i dati di accesso al proprio conto, né inserire il proprio numero di telefono su siti sconosciuti.

Prelievo non autorizzato dal conto corrente: la banca ne risponde?

Qualora ci si accorga che dal conto sono state sottratte delle somme a propria insaputa, c’è una buona notizia. Nella maggior parte dei casi, la banca risponde del prelievo non autorizzato, ed è tenuta ad accreditare al correntista le somme prelevate dai criminali. Ciò è previsto dalla legge [1] e confermato dalla giurisprudenza della Cassazione [2].

Il contratto tra la banca e il cliente può prevedere che, in casi come questo, al cliente vengano restituite le somme illecitamente prelevate detratta una franchigia, che per legge [3] non può comunque superare i 50 euro.

Perché la banca viene chiamata a rispondere di un fatto posto in essere da altri? Le ragioni sono più di una. Innanzitutto, l’attività svolta dalle banche è considerata pericolosa [4], perché la gestione del denaro dei clienti è soggetta al rischio che una parte di esso vada perduto. Questo è vero soprattutto ai giorni nostri, in cui gli Istituti di credito si avvalgono di mezzi elettronici ed informatici che possono essere violati da criminali con le giuste competenze. Una conseguenza di ciò è che la banca risponde del danno subito dal correntista in modo oggettivo, cioè senza averlo causato direttamente.

Un’altra ragione è legata alla necessità di mantenere viva la fiducia degli utenti nel sistema bancario. Se si dovesse temere di perdere il proprio denaro depositato in banca, si tornerebbe a conservarlo sotto il materasso.

Ci sono, tuttavia, alcuni casi in cui la banca non risponde del denaro sottratto al cliente. Vediamo quando ciò avviene.

Quando la banca non risponde di un prelievo non autorizzato dal conto?

Ci sono alcuni casi in cui l’Istituto di credito non è responsabile di un prelievo non autorizzato dal conto corrente. Perché ciò avvenga occorre però che ricorrano due condizioni:

  • il correntista deve avere agito con dolo o con colpa grave; occorre, cioè, che il prelievo non autorizzato sia derivato da un suo comportamento intenzionale o da una sua leggerezza non scusabile. Un esempio di dolo può essere il caso di chi incarica di effettuare un prelievo con la propria carta bancomat una persona poco raccomandabile, pur sapendo che potrebbe approfittarne e accettando tale eventualità. Un esempio di colpa grave è quello del correntista che conserva il pin di accesso al bancomat insieme alla carta;
  • la banca deve avere fatto tutto il possibile per evitare il danno; deve, cioè, avere adoperato tutti gli accorgimenti utili ad impedire prelievi non autorizzati.

Entrambe le suddette circostanze devono essere dimostrate dall’Istituto di credito. Questo, nella pratica, non è sempre agevole. Si pensi al caso del pin conservato dal cliente insieme al bancomat: come dimostrarlo? Lo stesso vale per gli accorgimenti adoperati dalla banca allo scopo di evitare prelievi indesiderati, qualora, nonostante essi, il denaro venga ugualmente sottratto all’ignaro cliente. In tale ipotesi l’operato dell’Istituto di credito si rivela insufficiente ed è ben difficile dimostrare il contrario.

Prelievo non autorizzato dal conto corrente: come ottenere il rimborso?

Vediamo ora come si fa, in pratica, ad ottenere dalla banca il rimborso delle somme illecitamente sottratte in caso di prelievo non autorizzato dal conto corrente.

La prima cosa che occorre fare è presentare una denuncia in Questura o dai Carabinieri. Subito dopo bisogna chiedere alla banca la restituzione dell’importo, allegando copia della denuncia. La richiesta può essere fatta mediante raccomandata con avviso di ricevimento, pec (posta elettronica certificata) o utilizzando l’apposito modulo messo a disposizione dagli Istituti di credito.

La banca non può rifiutarsi arbitrariamente di restituire il denaro; per farlo deve dimostrare, come abbiamo visto, che l’illecita sottrazione è avvenuta per dolo o colpa grave del cliente.

In caso di diniego da parte della banca il correntista ha due possibilità:

  • rivolgersi all’Arbitro bancario finanziario (Abf). Si tratta di un organismo che ha il compito di risolvere le controversie tra le banche e i loro clienti. La procedura è semplice e non richiede l’assistenza di un avvocato; essa si svolge interamente online, in tempi rapidi ed ha un costo molto contenuto (soltanto 20 euro). La decisione di questo organismo non è vincolante; tuttavia, se essa è contraria alla banca, viene pubblicata sul sito dell’Abf per 5 anni e in evidenza su quello dell’Istituto di credito per 6 mesi. Di solito, quindi le banche, piuttosto che subire la cattiva pubblicità derivante dalla pubblicazione, preferiscono dare seguito alla decisione. In ogni caso, se quest’ultima non soddisfa o se la banca non adempie, è possibile rivolgersi al giudice;
  • intraprendere una causa contro la banca. Questa soluzione prevede l’assistenza di un avvocato (del quale bisognerà quindi pagare la parcella) e il versamento di una tassa, detta contributo unificato. I tempi, inoltre, sono più lunghi: alcuni mesi o addirittura anni. Per questa ragione è consigliabile, nell’immediato, presentare ricorso all’Abf e solo in seguito, in caso di esito negativo, rivolgersi al giudice.

Che si rivolga all’Abf oppure al giudice, l’esito è spesso favorevole al correntista. Ciò perché il più recente orientamento, sia dell’Abf che della giurisprudenza, è volto alla tutela di quest’ultimo, considerato un soggetto contrattualmente debole; ma anche per la difficoltà, da parte delle banche, di provare le circostanze che potrebbero escludere la loro responsabilità.



Di Adele Margherita Falcetta

note

[1] D. Lgs. n. 11/2010

[2] Cass. civ. sent. n. 9721/2020

[3]  D. lgs. n. 218/2017

[4] Art. 2050 cod. civ.


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