Vaccinazione obbligatoria: ci vuole il consenso informato?

13 Febbraio 2022 | Autore:
Vaccinazione obbligatoria: ci vuole il consenso informato?

Serve a qualcosa firmare un modulo per autorizzare un trattamento che va comunque fatto, pena il pagamento di una multa? Sì, secondo i giuristi. Ecco perché.

Ha senso che ti chiedano il permesso di fare una cosa che va comunque fatta? Potrebbero mai chiederti l’autorizzazione per metterti al volante con la cintura di sicurezza, per pagare il conto del ristorante o per entrare in un negozio con la mascherina? Suona strano, certo. Come, a prima vista, potrebbe lasciare perplessi anche questa domanda: per fare la vaccinazione obbligatoria ci vuole il consenso informato? A che serve che ti chiedano di accettare una cosa che se non fai ti costerà una multa da 100 euro?

A ben guardare, la risposta non è così scontata. I cittadini che entro il 15 giugno hanno compiuto o compiranno i 50 anni devono fare obbligatoriamente il vaccino anti-Covid. E per farlo viene loro chiesto di firmare il consenso informato. Bada bene: «Consenso informato». Che non significa soltanto dare la propria autorizzazione a ricevere il vaccino ma vuol dire anche sapere che cosa si sta iniettando e quali possono essere le conseguenze. E questo è un diritto del cittadino. Come lo è anche rifiutare il vaccino a costo di pagare una multa. A questo serve il consenso informato.

Il tema, dunque, è delicato perché si scontrano, apparentemente, l’obbligo di fare un trattamento sanitario imposto dal Governo e il diritto di essere informato sul vaccino e di rifiutare l’iniezione.

Non guasta ricordare due cose. La prima: secondo l’articolo 32 della Costituzione, «nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge». Nel caso del vaccino anti-Covid per gli over 50, la disposizione di legge c’è, quindi il problema non si pone.

Seconda cosa: l’articolo 1 della legge n. 219 del 2017 recita: «Nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, tranne che nei casi espressamente previsti dalla legge».

Secondo il presidente emerito della Corte costituzionale Cesare Mirabelli, nel caso del vaccino anti-Covid «l’obbligatorietà supera la necessità del consenso. Ciò significa che se non firmo il medico può comunque vaccinarmi. Ma deve informarmi per poter fare l’anamnesi e valutare se farlo. Insomma – aggiunge Mirabelli in una recente intervista all’agenzia Adnkronos – va scisso il dare il consenso dall’essere informati». In altre parole: il consenso può essere rifiutato ma l’informazione è sempre necessaria.

A che serve, però, firmare quel modulo se il trattamento deve essere comunque fatto? Serve ad accertare che siano state date le informazioni necessarie al cittadino e che non ci sia un errore medico nel valutarne l’opportunità di fare il vaccino ad una persona che potrebbe avere una determinata patologia incompatibile con il siero.

Questo vuol dire, secondo i giuristi, che il consenso informato non deve essere visto come un esonero di responsabilità – come di norma succede – ma, anzi, come un controllo della correttezza delle procedure e della responsabilità medica. Anche perché proprio la Corte costituzionale ha più volte stabilito che lo Stato è tenuto a risarcire per eventuali conseguenze dannose che possono derivare da una vaccinazione obbligatoria o soltanto raccomandata.

Tant’è che, come ha ricordato il ministero della Salute, «lo Stato già si assume la responsabilità di indennizzare chi abbia subito danni da serie complicanze vaccinali. Nel nostro ordinamento esistono delle leggi che prevedono degli indennizzi specifici per i danni avversi da vaccino qualora si dimostri, anche se non è facile, il nesso causa-effetto. E c’è anche la possibilità di rivolgersi a un giudice per un risarcimento dei danni ulteriori, sebbene il margine di soccombenza sia elevato».

In conclusione:

  • la Costituzione consente alla legge di introdurre l’obbligo di sottoporsi ad un trattamento sanitario, come in questo caso il vaccino anti-Covid per gli over 50;
  • la legge del 2017 impone che il trattamento sanitario sia anticipato dal consenso libero e informato;
  • secondo i giuristi, l’obbligo del consenso è superato dall’obbligatorietà del trattamento sanitario. In altre parole: ciò che lo Stato rende obbligatorio non necessita il consenso del cittadino;
  • sempre secondo i giuristi, il cittadino ha comunque il diritto di essere informato prima della vaccinazione sul trattamento a cui sta per sottoporsi, sui rischi e sulle eventuali conseguenze che derivano, in questo caso, dal vaccino;
  • la firma del modulo del consenso informato permette, in caso di danno provocato dal vaccino, di chiedere il risarcimento allo Stato, come stabilito dalla legge n. 210 del 25 febbraio 1992 e come confermato dal ministero della Salute.


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1 Commento

  1. Nel documento non è scritto chiaramente che lo Stato si assume la responzabilità degli effetti collaterali e se scrivo che mi vaccino perchè obbligato rifiutano di vaccinarmi. E’ una presa in giro.

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