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Casa: 5 cose che non tutti sanno

11 Febbraio 2022
Casa: 5 cose che non tutti sanno

Utilizzo, prestito e perdita della casa: ecco alcuni luoghi comuni sfatati dalla legge.

La casa è il bene primario di ogni italiano. Il 72,% degli italiani è titolare di casa. Si stima che il valore complessivo immobiliare delle persone fisiche è di circa 5,5 miliardi di euro, incluse le pertinenze.

La prima casa viene per lo più usata a scopo abitativo mentre la seconda viene messa a reddito con l’affitto. Ed è proprio in merito all’utilizzo dell’immobile che si registrano spesso i maggiori dubbi da parte dei cittadini. Ecco 5 cose sulla casa che non tutti sanno.

Si può intestare una casa senza notaio?

L’intestazione della casa – ad un figlio, al coniuge, ecc. – integra un atto di donazione. Tutte le donazioni aventi ad oggetto un immobile, indipendentemente dal valore dello stesso, richiedono sempre l’atto notarile. Il notaio è dunque necessario per intestare una casa, non essendo sufficiente la scrittura privata tra le parti o la semplice voltura catastale.

Se si eredita una casa c’è bisogno del notaio?

Chi subentra nella proprietà di una casa a seguito di eredità non ha bisogno, almeno in prima battuta, del notaio. È sufficiente (oltre alla dichiarazione di successione che viene fatta ai fini fiscali) una voltura presso il Catasto. Ciò succede chiaramente quando l’accettazione dell’eredità avviene in forma tacita, senza appunto il notaio.

Tuttavia, la presenza del notaio sarà necessaria se poi l’immobile dovesse essere ceduto a terzi (venduto o donato). Difatti, per poter trascrivere nei pubblici registri immobiliari l’atto di cessione è necessario anche trascrivere la precedente accettazione tacita dell’eredità (sul punto leggi Accettazione tacita dell’eredità: ci vuole il notaio?).

Si può prestare casa senza notaio?

Quando una persona presta casa ad un’altra – come spesso succede nei rapporti familiari – si realizza ciò che la legge chiama contratto di comodato. Il comodato non richiede il notaio, ma neanche la forma scritta e la registrazione. È possibile quindi concedere in comodato un appartamento in forma verbale. La registrazione diventa però necessaria se sorgono problemi di carattere legale come, ad esempio, la necessità di mandare via l’utilizzatore.

La casa dei genitori prestata al figlio può finire all’ex moglie?

Spesso, succede che i genitori diano in prestito la casa al figlio affinché vi abiti con la moglie, quando questi non ha un reddito sufficiente a comprarne una da sé. In tali ipotesi però, se la coppia si separa ed i figli vengono assegnati alla moglie, quest’ultima può ricevere l’assegnazione dell’appartamento da parte del giudice. Non rileva che l’immobile sia di proprietà di terzi.

L’unico modo per evitare che ciò accada è concludere un contratto di comodato tra padre e figlio, con una data di scadenza (eventualmente rinnovabile) e registrarlo.

Coppie di conviventi: c’è il rischio di perdere la casa?

Spesso, si associa il rischio di perdere la casa al divorzio e, quindi, al matrimonio. Ma non è così. Il giudice può assegnare l’ex casa coniugale anche alla compagna convivente se a questa affida i figli. Quindi, la possibilità che la madre ottenga il diritto di abitazione sulla casa del padre – diritto che permane fino a quando la prole non diventa economicamente indipendente – riguarda anche le coppie di fatto.

Come tutelare la casa dall’ex moglie?

La legge afferma che all’ex moglie possa essere riconosciuto il diritto di abitazione solo sull’ex casa coniugale, quella cioè ove la coppia viveva prima della separazione. Vien da sé che se il marito è proprietario di un immobile che però ha dato in affitto o che ha lasciato disabitato (o anche abitato solo saltuariamente, magari nella stagione estiva), questo non potrà mai essere assegnato all’ex moglie.

Come non pagare tasse sulla casa?

Per ridurre le tasse di acquisto sulla prima casa è necessario che questa sia l’unica casa nel Comune ove è situata e che il contribuente non sia proprietario di altri immobili, ovunque situati, già acquistati con il beneficio fiscale della prima casa (diversamente questo va ceduto entro 1 anno dal nuovo rogito). Inoltre, è necessario spostare la residenza nel Comune ove è situato l’immobile da acquistare (non necessariamente allo stesso indirizzo) entro 18 mesi dal rogito. In tal caso, chi compra da privato paga l’imposta di registro al 2% anziché al 9% sul valore catastale. Invece chi compra da ditta versa l’Iva al 4% anziché al 10% del valore di acquisto.

Inoltre, è possibile non pagare l’Imu solo a condizione che si sia residenti nell’immobile acquistato e che esso sia la dimora abituale del contribuente e della sua famiglia: due requisiti che devono sussistere nello stesso momento.

Se sposto la residenza non pago le tasse sulla casa?

Non basta spostare la residenza in una casa per non pagare l’Imu al Comune. È necessario anche viverci materialmente. È vero: la residenza si può sempre verificare con un controllo anagrafico. Ma anche l’elemento abitativo non è da meno: oggi infatti i Comuni accertano se una casa è anche dimora abituale del contribuente tramite la lettura delle bollette che le società fornitrici delle utenze inviano periodicamente.



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