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Se un figlio ha debiti come tutelare gli altri eredi?

11 Febbraio 2022
Se un figlio ha debiti come tutelare gli altri eredi?

Come tutelare l’eredità dai creditori di uno degli eredi: la donazione e la rinuncia all’eredità.

Un nostro lettore ha tre figli. Teme che uno di questi abbia diversi debiti che tiene nascosti. Non volendo che, alla sua morte, l’eredità sia intaccata dai creditori di quest’ultimo ci chiede come comportarsi. Se un figlio ha debiti come tutelare gli altri eredi? Le soluzioni che si prestano a risolvere il problema sono diverse. Le analizzeremo qui di seguito.

I creditori di uno dei figli possono pignorare l’eredità?

Il problema evidenziato in partenza si pone perché i creditori di uno degli eredi possono pignorare i singoli beni dell’eredità nonostante gli stessi siano caduti in successione e, dunque, si sia formata una comunione indivisa. Ad esempio, se nell’eredità dovesse essere presente una casa, la banca creditrice di uno degli eredi potrebbe pignorarla per intero, nonostante le quote degli altri coeredi, e metterla così all’asta. Il ricavato dalla vendita forzata verrebbe poi diviso tra i vari eredi e la banca in proporzione alle quote di eredità dei figli. Il bene però sarebbe ormai perso. Senza contare che l’aggiudicazione all’asta implica sempre una forte svalutazione del bene che, di solito, viene aggiudicato solo a seguito di numerosi ribassi del prezzo base d’asta.

Le donazioni in vita

Il primo e più efficace modo per evitare che i creditori di uno degli eredi possano pignorare i beni dell’eredità è agire prima della morte del proprietario. Questi dovrebbe cioè compiere una serie di atti di donazione in modo da dividere il proprio patrimonio in anticipo. È chiaro però che, in casi del genere, si metteranno al riparo gli altri eredi ma non l’erede debitore. Quest’ultimo infatti, divenendo titolare di un bene, potrà anche essere oggetto di pignoramento. Per superare questo ostacolo è possibile donare il bene ai nipoti (ossia ai figli del figlio debitore) i quali, se minorenni, dovranno concedere l’usufrutto legale al proprio genitore. 

Così, ad esempio, nel caso di un uomo proprietario di tre case con tre figli, di cui uno con debiti, potrà donare un immobile a ciascuno dei figli senza debiti mentre il terzo verrà donato al nipote, ossia al figlio del figlio con i debiti.

La soluzione della donazione in vita non presenta una maggiore convenienza sotto il profilo fiscale in quanto le imposte sulle donazioni sono identiche a quelle sulle successioni. Né risolve l’eventuale problema di contrasti tra gli eredi, atteso che questi ultimi hanno comunque dieci anni dal decesso del familiare per contestare anche le donazioni da quest’ultimo fatte in vita se lesive delle rispettive quote minime che ad essi assegna la legge (la cosiddetta “legittima”).

La rinuncia all’eredità

Un secondo metodo per tutelare l’eredità e gli altri eredi dai debiti di uno di questi è – con un accordo condiviso da tutti gli eredi – fare in modo che il figlio debitore rinunci all’eredità accrescendo le quote degli altri fratelli o, se possiede figli, trasmettendo la propria quota a questi ultimi. Nel primo caso, i fratelli potranno riconoscergli la possibilità di utilizzare il bene di cui altrimenti questi sarebbe divenuto proprietario, attraverso un usufrutto. Nel secondo caso, esiste già l’usufrutto legale dei genitori sui beni dei figli, sicché il debitore che rinunci all’eredità in favore dei propri figli non avrà problemi in merito all’utilizzo degli stessi.

Vero però è che tale soluzione ha un punto debole. Difatti i creditori potrebbero, entro cinque anni dalla rinuncia, agire con la cosiddetta azione revocatoria. Tale azione è rivolta a rendere inefficace la rinuncia e a far sì che il debitore divenga erede. Con l’acquisizione di tale stato, i creditori potranno così pignorare la sua quota o i beni che la compongono. 

Di tanto abbiamo già parlato più ampiamente nell’articolo Come proteggere l’eredità dai creditori?



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