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Dimissioni incentivate: c’è diritto di preferenza per nuove assunzioni?

13 Febbraio 2022
Dimissioni incentivate: c’è diritto di preferenza per nuove assunzioni?

Il diritto di precedenza spetta solo in caso di licenziamento per riduzione del personale. 

I lavoratori licenziati da un’azienda per riduzione di personale hanno la precedenza nella riassunzione presso la medesima azienda entro sei mesi [1]. Lo stesso vale per i lavoratori in mobilità [2]. Una recente sentenza della Cassazione si occupa di stabilire se il diritto di preferenza per le nuove assunzioni vale anche in caso di dimissioni incentivate. Per comprendere il succo della pronuncia [3] dobbiamo fare alcune preliminari precisazioni.

Cosa sono le dimissioni incentivate?

Il datore di lavoro può incentivare le dimissioni accordandosi con il lavoratore perché ponga volontariamente fine al rapporto di lavoro in cambio di un incentivo economico.

Inoltre, le aziende aventi un determinato requisito occupazionale possono accordarsi con le organizzazioni sindacali aziendali per incentivare l’esodo dei lavoratori più anziani, cui viene erogata una prestazione mensile fino al raggiungimento dei requisiti pensionistici.

Tale strumento è frequentemente utilizzato quando vi è del personale in esubero e si vuole agevolare l’esodo volontario di uno o più dipendenti senza ricorrere alle procedure di licenziamento.

Le dimissioni incentivate, pur essendo riferibili ad un’iniziativa del datore di lavoro, sono caratterizzate dalla volontà del lavoratore di risolvere il rapporto e, pertanto, non sono equiparabili al licenziamento per riduzione del personale.

Dimissioni incentivate: spetta il diritto di precedenza?

Le dimissioni incentivate, e cioè agevolate da provvidenze o incentivi, così come succede in caso di  mobilità volontaria e di prepensionamento, danno luogo alla «risoluzione consensuale» del rapporto di lavoro e, come tali, non sono equiparabili al licenziamento. Ne consegue che il lavoratore che abbia risolto volontariamente il contratto di lavoro, sebbene su sollecitazione del datore di lavoro e dietro riconoscimento di un incentivo economico, non ha diritto ad essere preferito nelle assunzioni. Difatti, destinatario dell’obbligo legale di riassunzione è solo l’imprenditore che abbia licenziato per riduzione di personale.

Già in passato, la Cassazione [4] aveva chiarito che al lavoratore dimissionario con incentivo non spettano il diritto di precedenza in caso di nuove assunzioni, né i trattamenti corrisposti in caso di disoccupazione (Naspi) e che le sue dimissioni non rientrano nel computo del numero minimo di licenziamenti necessario ad integrare la fattispecie del licenziamento collettivo.

La vicenda e la spiegazione

Nel caso di specie due dipendenti avevano, dapprima, sottoscritto due verbali di conciliazione con dimissioni incentivate e rinunce anche in relazione al diritto di precedenza nella riassunzione previsto dagli artt. 15 L. 264/1949 e 8 L. 223/1991 e, successivamente, impugnato gli stessi in quanto affetti da dolo o comunque errore in relazione a tali rinunce. Avevano quindi richiesto la declaratoria della sussistenza di tale diritto di precedenza e, in virtù dell’inadempimento della società datrice di lavoro, la condanna di quest’ultima al risarcimento del danno.

Sia in primo e secondo grado che in Cassazione i lavoratori hanno perso la loro battaglia. La Cassazione ha ribadito un suo costante orientamento secondo il quale il diritto di precedenza in questione ha come condizione l’esistenza di un licenziamento per riduzione di personale e, in assenza di questo, la relativa normativa non è applicabile. 

Nel caso di specie, dunque, non essendo le dimissioni incentivate equiparabili al licenziamento, il diritto in questione non è sorto in capo ai lavoratori ricorrenti. Le domande relative alla nullità delle rinunce sul punto sono dunque state considerate assorbite.


note

[1] Ex art. 15 della legge n. 264 del 1949

[2] Art. 8 della legge n. 223 del 1991.

[3] Cass. 35667/2021 del 19.11.2021.

[4] Cass. 24 marzo 2004 n. 5940.

Corte di Cassazione Sezione L Civile Sentenza 19 novembre 2021 n. 35667

Data udienza 5 maggio 2021

Integrale

Dimissioni incentivate – Risoluzione consensuale del rapporto di lavoro – Non equiparabilità al licenziamento – Esclusione del diritto del lavoratore ad essere preferito nelle assunzioni – Rigetto

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 6153/2019 proposto da:

(OMISSIS), (OMISSIS), elettivamente domiciliati in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che li rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

(OMISSIS) S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio degli avvocati (OMISSIS), (OMISSIS), che la rappresentano e difendono;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2169/2018 della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata il 21/08/2018 R.G.N. 1747/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 05/05/2021 dal Consigliere Dott. GUGLIELMO CINQUE;

il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SANLORENZO Rita, visto il Decreto Legge 28 ottobre 2020, n. 137, articolo 23, comma 8 bis, convertito con modificazioni nella L. 18 dicembre 2020, n. 176, ha depositato conclusioni scritte.

FATTI DI CAUSA

1. Il Tribunale di Latina, con la pronuncia n. 1473/2014, emessa il 23.10.2014, ha respinto le domande proposte da (OMISSIS) e (OMISSIS), gia’ dipendenti della (OMISSIS) spa, con le quali era stato chiesto l’annullamento dei verbali di conciliazione da loro sottoscritti in data 22.6.2009, in quanto affetti da dolo o comunque da errore, per cio’ che riguardava la rinuncia al diritto di precedenza nella riassunzione di cui alla L. n. 223 del 1991, articolo 8, comma 1 e alla L. n. 264 del 1949, articolo 15, comma 6, nonche’ la nullita’ della predetta rinuncia e, per l’effetto, la declaratoria del loro diritto alla precedenza alla riassunzione, dell’inadempimento della societa’ a tale obbligo e, comunque, l’accertamento della lesione del diritto di essi ricorrenti all’assunzione, con la condanna della societa’ al risarcimento del danno oltre alla condanna generica del danno pensionistico.

2. La Corte di appello di Roma, con la sentenza n. 2169, pubblicata il 21.8.2018, ha rigettato l’appello proposto dagli ex lavoratori rilevando, per quello che interessa in questa sede che, escluso un comportamento doloso della societa’ ovvero un errore sul contenuto del verbale di conciliazione, era preliminare, quanto alla richiesta di nullita’ della rinuncia, ai sensi dell’articolo 1418 c.c. (per mancanza dell’oggetto in quanto si verteva in materia di diritti non acquisiti al patrimonio degli appellanti) esaminare la sussistenza in capo ad essi del diritto di precedenza nella riassunzione di cui alla L. n. 223 del 1991, articolo 8, comma 1 e L. n. 264 del 1949, articolo 15, comma 6.

3. I giudici di seconde cure hanno, quindi, ritenuto che il diritto di precedenza, previsto dalle suddette disposizioni in favore dei lavoratori in mobilita’, postulasse che il datore di lavoro avesse assunto altri lavoratori, a tempo indeterminato e in posizioni equivalenti. Sulla base delle risultanze istruttorie hanno, poi, escluso, sia per quanto riguardava la posizione di (OMISSIS) (impiegato) che per quella di (OMISSIS) (operaio) che vi fossero state assunzioni successive, nel semestre di riferimento, di personale con la stessa qualifica e per mansioni analoghe; conseguentemente, hanno considerato superata, in assenza di un diritto di precedenza dei lavoratori all’assunzione, la necessita’ di valutare le domande dirette ad ottenere la nullita’ della clausola 11) dell’accordo con la quale si rinunciava espressamente e incondizionatamente al diritto di precedenza di cui della L. n. 264 del 1949, articolo 15, comma 6 e successive integrazioni e modifiche, anche in forza della attivata procedura ex Lege n. 223 del 1991.

4. Avverso la decisione di secondo grado hanno proposto ricorso per cassazione (OMISSIS) e (OMISSIS) affidato a due motivi, cui ha resistito con controricorso l’ (OMISSIS) spa, illustrato con memoria.

5. Il Procuratore Generale ha rassegnato conclusioni scritte, ai sensi del Decreto Legge n. 137 del 2000, articolo 23, comma 8 bis, coordinato con la Legge di Conversione n. 176 del 2020, chiedendo il rigetto del ricorso.

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. I motivi possono essere cosi’ sintetizzati.

2. Con il primo motivo i ricorrenti e denunziano la violazione e falsa applicazione della L. n. 223 del 1991, articolo 8, comma 1 e della L. n. 264 del 1949, articolo 15, comma 6, in reazione all’articolo 360 c.p.c., n. 3, per avere errato la Corte di appello nel ritenere che il vincolo alle assunzioni previsto dalle suddette disposizioni concernesse solo quelle di identico livello di inquadramento dei lavoratori messi in mobilita’ e non anche quelle che fossero comunque compatibili con le esperienze e capacita’ dei lavoratori il cui rapporto si era sciolto; sulla base di tale presupposto, rilevano che le assunzioni operate dalla societa’ nel semestre di riferimento, cosi’ come analizzate nella gravata pronuncia, erano omogenee, complementari o comunque assimilabili a quelle da loro ricoperte prima della risoluzione del rapporto.

3. Con il secondo motivo si censura la mancata applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 1418 c.c. e, quindi, la violazione di detta norma in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 3, per non avere la Corte territoriale conseguentemente valutato la domanda della nullita’ della clausola dell’accordo di conciliazione, riguardante la loro rinuncia al diritto di precedenza nelle future assunzioni, sull’erroneo presupposto della insussistenza, in concreto, di tale dritto.

4. Il primo motivo e’ privo di fondamento per ragioni diverse da quelle enunciate nella motivazione della sentenza impugnata, che va di conseguenza integrata e corretta, fermo restando il dispositivo conforme a diritto (articolo 384 c.p.c., comma 2).

5. Invero, secondo un consolidato orientamento di questa Corte (Cass. n. 5940/2004 e Cass. n. 3866/06) le dimissioni cd. incentivate, e cioe’ agevolate da provvidenze o incentivi, analogamente alla mobilita’ volontaria e ai prepensionamento, danno luogo alla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro e, come tali, non sono equiparabili al licenziamento; ne consegue che il lavoratore che abbia risolto volontariamente il contratto di lavoro, sebbene su sollecitazione del datore di lavoro e dietro riconoscimento di un incentivo economico, non ha diritto ad essere preferito nelle assunzioni, della L. n. 264 del 1949, ex articolo 15 e della L. n. 223 del 1991, articolo 8, in quanto e’ destinatario dell’obbligo legale di riassunzione solo l’imprenditore che abbia licenziato per riduzione di personale.

6. Nella fattispecie, in cui non si verte in ipotesi di licenziamento (cfr. pag. 5 cpv. 1, 2 e 3 della gravata sentenza) e dove sono stati esclusi vizi della volonta’ nell’accordo raggiunto (con statuizione della Corte territoriale non censurata), non e’ operativo, pertanto, il combinato disposto delle due disposizioni di cui si lamenta l’asserita violazione, per mancanza del presupposto indefettibile del “licenziamento per riduzione di personale”.

7. Quanto, poi, al secondo motivo, con cui era stata eccepita la violazione dell’articolo 1418 c.c., per la nullita’ della rinuncia alla riassunzione, per mancanza dell’oggetto, vertendosi in materia di diritti futuri ed eventuali non acquisiti al patrimonio del lavoratore nel momento dell’abdicazione, deve ribadirsi, sia pure per ragioni diverse da quelle indicate dalla Corte territoriale, l’irrilevanza della questione, essendo – per quanto sopra detto – insussistente in capo agli appellanti il diritto alla precedenza nella riassunzione.

8. Alla stregua di quanto esposto, il ricorso deve essere rigettato.

9. Al rigetto segue la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimita’ che si liquidano come da dispositivo.

10. Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti processuali, sempre come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna i ricorrenti in solido al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimita’ che liquida in Euro 5.250,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge. Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, da’ atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis, se dovuto.


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