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Figlio perde il lavoro: spetta il mantenimento?

13 Febbraio 2022
Figlio perde il lavoro: spetta il mantenimento?

Cosa succede al figlio che perde il lavoro dopo poco tempo e perde l’indipendenza economica. 

Un nostro lettore, padre divorziato, ha un figlio con poco più di 22 anni a cui ha sempre versato il mantenimento. Di recente, quest’ultimo è stato assunto da un’azienda che però, dopo pochi mesi, lo ha licenziato. Tornato disoccupato, il giovane ha bussato nuovamente alla porta del padre per ottenere gli alimenti. Il lettore ci chiede pertanto se tale comportamento sia corretto. Al figlio che perde il lavoro spetta il mantenimento? Sul punto la giurisprudenza è stata, sino ad oggi, molto chiara. Questi i principi affermati dai giudici della Cassazione.

Mantenimento al figlio: fino a quando?

La regola cardine in tema di mantenimento ai figli impone che i minorenni ricevano sempre gli alimenti, indipendentemente da eventuali attività che svolgano parallelamente alla scuola.

Viceversa, una volta diventati maggiorenni, i figli hanno diritto al mantenimento solo fino a quando non diventano economicamente autosufficienti. Il che non significa necessariamente con la fine degli studi. Il giovane deve conseguire una capacità reddituale tale da consentirgli di mantenersi da solo. 

Se il giovane non vuol studiare né tenta di trovare un’occupazione perde il diritto al mantenimento. L’obbligo di versare l’assegno mensile, da parte dei genitori, viene meno nel caso in cui il mancato raggiungimento dell’indipendenza economica sia riconducibile alla mancanza di un impegno effettivo verso un progetto formativo rivolto all’acquisizione di competenze professionali.

È stato giustamente detto dal tribunale di Napoli [1] che «Non è dovuto il mantenimento in favore del figlio maggiorenne che da anni abbia lasciato la casa materna, sia stato messo nelle condizioni di poter accedere ad un percorso formativo non completato, abbia poi avuto numerose opportunità lavorative (anche grazie ai familiari) nel profilo professionale comunque acquisito che però non ha ritenuto di dover portare a termine». In questi casi è infatti «evidente la completa colpevolezza del giovane per la propria mancata indipendenza economica, non essendo adducibile quale generica motivazione la generale crisi del settore lavorativo».

A dover dimostrare il diritto al mantenimento è proprio il figlio (o il genitore con cui questi vive) che eventualmente sia costretto ad agire contro il genitore tenuto a versare l’assegno. Egli deve provare non solo la mancanza di indipendenza economica – che è la precondizione del diritto preteso – ma di avere curato, con ogni possibile impegno, la propria preparazione professionale o tecnica e di avere, con pari impegno, operato nella ricerca di un lavoro.

Figlio viene assunto: spetta il mantenimento? 

L’assunzione presso un’azienda o comunque l’avvio di un’attività di lavoro autonomo o professionale fa cessare definitivamente il diritto all’assegno di mantenimento. Non deve trattarsi di lavoro occasionale e limitato nel tempo come nel caso del lavoro stagionale. Lo stipendio non può essere un semplice sussidio per “pagarsi gli studi” (come spesso succede agli universitari che svolgono lavoro nei bar e nei ristoranti per arrotondare la paga dei genitori). Né però è necessario un lavoro a tempo indeterminato, essendo sufficiente anche un lavoro a termine o part-time. In questi casi, il giudice potrebbe anche decidere una riduzione dell’assegno mensile.

Anche l’avvio ad una carriera professionale, come per il figlio che abbia uno studio di avvocato, può essere considerata una valida ragione per ridurre o eliminare l’obbligo del mantenimento.

Figlio si dimette dal lavoro: spetta il mantenimento?

Nel caso in cui il figlio si dimette dal lavoro volontariamente, indipendentemente se per giusta causa (ossia per una colpa del datore di lavoro) o per una scelta individuale, l’assegno di mantenimento non può rivivere. Come infatti anticipato, una volta raggiunta l’indipendenza economica – a prescindere da quanto lungo sia stato questo periodo – il genitore perde ogni obbligo alimentare nei suoi confronti. Pertanto, se anche dopo pochi mesi (o addirittura settimane) il ragazzo dovesse decidere di abbandonare il lavoro, non avrebbe più diritto al mantenimento da parte del genitore. 

Come chiarito dalla Corte d’Appello di Cagliari con una recente sentenza [2], il figlio maggiorenne che decide di lasciare il posto di lavoro non ha diritto al mantenimento perché l’attività svolta dimostra il raggiungimento di un’adeguata capacità che comporta la cessazione dell’obbligo del padre di versare l’assegno. 

La Corte sarda, in sede di separazione, ha revocato l’assegno di mantenimento della figlia maggiorenne di una coppia la quale, per scelta, aveva lasciato il posto di lavoro all’estero per rientrare a casa. Al riguardo, il giudice ha ricordato che il diritto del coniuge separato di ottenere dall’altro coniuge un assegno per il mantenimento del figlio maggiorenne convivente è da escludere quando quest’ultimo, anche se allo stato non autosufficiente economicamente, abbia in passato iniziato a espletare un’attività lavorativa, così dimostrando il raggiungimento di un’adeguata capacità e determinando la cessazione del corrispondente obbligo di mantenimento da parte del genitore, senza che assuma rilievo il sopravvenire di circostanze ulteriori le quali, se pur determinano l’effetto di renderlo privo di sostentamento economico, non possono far risorgere un obbligo di mantenimento i cui presupposti siano già venuti meno.

Figlio viene licenziato: spetta il mantenimento?

Quanto si è appena detto in merito alle dimissioni riguarda anche il caso del licenziamento. Se quindi la cessazione del rapporto di lavoro dipende da una decisione del datore di lavoro (indipendentemente se per ragioni disciplinari, ossia per una colpa del lavoratore, o per ragioni produttive, legate all’andamento economico dell’azienda), il diritto all’assegno di mantenimento nei confronti del genitore obbligato non può più essere rivendicato.

In buona sostanza, secondo la giurisprudenza, una volta acquisita l’indipendenza economica e cessato l’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento, questo non rivive più. 


note

[1] Trib. Napoli, sent. n. 3158/2021.

[2] C. App. Cagliari, sent. n. 459/21.

Autore immagine: depositphotos.com


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