Divorzio “brevissimo” o convenzione di negoziazione: la riforma della riforma

28 Agosto 2014
Divorzio “brevissimo” o convenzione di negoziazione: la riforma della riforma

Separazione e divorzi: nella riforma della giustizia spunta una nuova procedura che non ha nulla a che fare con il divorzio breve approvato lo scorso mese di maggio.

 

Non ha nulla a che vedere con il divorzio breve, legge approvata dalla Camera lo scorso 29 maggio. Quello che ora il Governo vuole approvare con l’imminente decreto legge di riforma sulla giustizia è il nuovo patto di scioglimento o convenzione di negoziazione. Ecco di cosa si tratta.

La procedura è questa: due coniugi che hanno deciso di farla finita con il loro matrimonio, e sono d’accordo su questo, potranno andare da un avvocato e stipulare la “convenzione di negoziazione” al fine di raggiungere una soluzione consensuale di separazione personale, di cessazione degli effetti civili del matrimonio (divorzio).

L’avvocato che ha assistito la coppia ha l’obbligo di trasmettere entro il termine di 10 giorni all’ufficiale di stato civile del Comune in cui il matrimonio è stato trascritto copia autenticata dell’accordo (se non lo fa rischia una multa da 5 a 50 mila euro).

L’ufficiale dello Stato civile completa la procedura ricevendo da ciascuna delle due parti la dichiarazione inerente alla separazione e la sancisce.

Si può procedere anche alla modifica delle condizioni concordate di separazione o di divorzio.

Dunque, tutta la procedura si realizza grazie alla collaborazione di tre soggetti: la coppia, l’avvocato (comune ad entrambe le parti), l’ufficiale di stato civile. Il giudice, quindi, non c’entra più.

Quali sono i limiti di questa procedura? In questa sequenza non sono ammessi patti di trasferimento patrimoniale; questa procedura sarà interdetta alle coppie con figli minori o con figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap gravi o economicamente non autosufficienti (dunque, il bamboccione in casa, oltre al resto, impedisce pure a mamma e papà di andarsene ognuno per i fatti propri).

La separazione e il divorzio potranno essere conclusi dall’ufficiale dello stato civile anche di un Comune diverso da quello in cui è stato celebrato il matrimonio: il funzionario riceve da ognuna delle parti personalmente la dichiarazione che esse vogliono separarsi o far cessare gli effetti civili del matrimonio oppure ancora ottenere lo scioglimento secondo condizioni concordate; è anche possibile modificare le condizioni di separazione o di divorzio, ma l’accordo non potrà contenere patti di trasferimento patrimoniale.

Ma è una separazione o un divorzio?

Nella bozza del decreto si legge che l’accordo produce gli effetti e sostituisce i “provvedimenti giudiziali che definiscono i procedimenti di separazione personale, di cessazione degli effetti civili del matrimonio (divorzio, n.d.r.), di scioglimento del matrimonio e di modifica delle condizioni di separazione o divorzio”. Insomma, un’unica procedura per ciò che, sino ad oggi, è stato fatto a step.

Con l’avvertenza che si tratta di anticipazioni da prendere con tutte la cautele del caso.

 

E la legge sul divorzio breve?

Facciamo un passo indietro. Come detto in apertura di questo articolo, nello scorso mese di maggio un ramo del Parlamento (la Camera dei Deputati) aveva approvato, con una maggioranza schiacciante e standing ovation finale, la legge sul divorzio breve. In pratica, se prima era necessario stare legalmente separati tre anni e solo dopo questi tre anni si aveva il diritto di dare avvio alle pratiche di divorzio, adesso basterà un anno di separazione legale o addirittura sei mesi se non ci sono figli minori di mezzo e i due sono consenzienti per divorziare.

Questa legge sul “divorzio breve” – che ancora non è legge a tutti gli effetti – deve passare ancora per il Senato affinché possa diventare efficace. Ma molte sono le opposizioni di gruppi di tutela della famiglia, cattolici e frange politiche.

La “Legge sul divorzio breve” e quella sul “divorzio brevissimo” o “convenzione di negoziazione” sono due cose autonome e separate che, al momento sembrano procedere di pari passo e su due binari paralleli. O meglio: la convenzione di negoziazione è un caso particolare del divorzio breve. Pertanto l’iter di approvazione della legge sul divorzio breve andrà comunque avanti, nonostante i malumori.

D’altra parte, la nostra legislazione è tra le più restrittive e già oggi chi vuole divorziare velocemente può farlo andando all’estero infischiandosene delle nostre regole. L’Unione Europea impone, infatti, che queste sentenze, se emesse in un Paese della Comunità, siano poi riconosciute in tutti gli altri Stati.



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