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Isee e separazione di fatto

14 Febbraio 2022
Isee e separazione di fatto

Reddito di cittadinanza: l’eventuale buona fede per i redditi percepiti dal coniuge in un periodo di assenza può giustificare il mancato adeguamento dell’Isee.

Una nostra lettrice aveva ottenuto, un paio di anni fa, il Reddito di cittadinanza poiché tanto lei quanto il marito erano disoccupati. Senonché, quest’ultimo, qualche mese dopo, l’ha abbandonata facendo perdere di sé le tracce e non dando alcuna notizia. La donna ha continuato a percepire il reddito di cittadinanza fino a quando i due non sono tornati a vivere insieme. Ora per l’Inps le chiede la restituzione delle somme percepite durante l’assenza del marito. La ragione è perché, probabilmente, quest’ultimo ha svolto qualche lavoro che ha innalzato l’indicatore della ricchezza familiare. Ci viene quindi chiesto se la richiesta dell’ente di previdenza sia legittima o se sia possibile fare opposizione. 

La questione implica una spiegazione relativa al funzionamento dell’Isee in caso di separazione di fatto. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

La separazione di fatto è quella che si verifica quando la coppia non vive più sotto lo stesso tetto. Si distingue dalla «separazione di diritto» che invece è quella formalizzata con una sentenza. Il più delle volte i coniugi, prima di passare dal giudice a formalizzare la separazione, decidono di vivere separati in modo da verificare l’irreversibilità della crisi coniugale. Durante questo periodo di separazione di fatto, per la legge, la coppia è ancora a tutti gli effetti sposata e pertanto non si ha l’allentamento dei normali vincoli coniugali. Con il risultato che anche l’Isee della coppia resta unico in quanto i due restano “attratti” nel medesimo nucleo familiare. E ciò vale anche quando i due coniugi abbiano una residenza diversa.

Pertanto, in assenza di una sentenza di separazione che abbia ufficializzato la separazione di diritto, marito e moglie continuano a risultare sposati a tutti gli effetti, anche ai fini Isee, anche laddove dovessero avere una residenza diversa (non importa a quanti chilometri di distanza).

Addirittura non è possibile ottenere un Isee individuale quando la coppia, benché separata tramite sentenza, risulti ancora anagraficamente convivente. Ai fini del calcolo dell’Isee, infatti, il nucleo di riferimento è costituito dai componenti della famiglia anagrafica. Rispetto a tutti i componenti, vengono valutati redditi e patrimoni. Solo qualora vi fosse una cancellazione anagrafica o un trasferimento di residenza, sarebbe possibile escludere l’ex marito dal calcolo dell’Isee della moglie.

Queste regole vengono inevitabilmente a influire sulla sussistenza dei requisiti per ottenere il Reddito di cittadinanza, sostegno quest’ultimo che, come noto, è valutato in base all’Isee. La buona fede determinata dalla mancata conoscenza del reddito del coniuge – benché separato di fatto e non più convivente – non è rilevante, non costituisce cioè una giustificazione per evitare la richiesta di pagamento dell’Inps.

In buona sostanza, l’Inps ha ragione nel chiedere alla donna le somme percepite a titolo di Reddito di cittadinanza durante l’assenza del marito per aver quest’ultimo – seppur segretamente – svolto attività lavorativa tanto da far incrementare la soglia dell’Isee familiare e precludere o ridurre il diritto al Reddito di cittadinanza. 



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