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Come calcolare la penale di un patto di stabilità

26 Febbraio 2022
Come calcolare la penale di un patto di stabilità

Il mio datore di lavoro mi ha sottoposto un patto di stabilità proponendomi un premio mensile in cambio dell’obbligo di non dimettermi per un certo numero di mesi. Come si calcola, letto il patto che mi è stato sottoposto, la penale che dovrei pagargli se violassi il patto dimettendomi?

Occorre innanzitutto premettere che il cosiddetto patto o clausola di stabilità (chiamato anche patto di fidelizzazione oppure patto di durata minima) è una clausola, inserita nella lettera di assunzione o in separata sede, con la quale una o entrambe le parti del contratto di lavoro si impegnano: a non recedere dal rapporto (cioè a non licenziare, per quanto riguarda il datore, o a non dimettersi per quanto riguarda il lavoratore) per un certo periodo di tempo a fronte di un corrispettivo, se l’impegno viene assunto dal lavoratore.

La giurisprudenza, anche della Corte di Cassazione, considera lecito questo tipo di clausola, nel caso in cui ad impegnarsi sia il lavoratore, a condizione che:

  • la durata del vincolo sia temporanea (non è ammesso, cioè, che il lavoratore si impegni a non dimettersi per un periodo di tempo indeterminato);
  • vi sia, in cambio dell’impegno a non dimettersi, un corrispettivo adeguato;
  • il lavoratore sia libero di dimettersi nel caso di giusta causa ai sensi dell’articolo 2119 del Codice civile.

Fatta questa premessa, nel suo caso specifico, la clausola di stabilità rispetta i parametri appena indicati. Ma, come correttamente lei fa notare, risulta ambigua quando stabilisce il parametro con cui calcolare la penale che lei si obbliga a versare al datore nel caso in cui violasse il patto di stabilità dimettendosi (non per impossibilità sopravvenuta o per giusta causa ai sensi dell’articolo 2119 del Codice civile) prima dello scadere di 12 mesi dalla data di trasformazione del suo contratto. Infatti, la penale è stabilita nel “doppio dell’importo corrisposto” che lei “dovrà restituire” nel caso di violazione del patto di stabilità.

La penale, dunque, è determinata come il doppio di una somma che lei, nel momento in cui sarà obbligato a versarla, avrà già incassato tanto è vero che c’è scritto che lei dovrà restituirla.

Leggendo il testo del patto di stabilità mi sento di escludere che la penale (cioè l’importo che lei dovrà restituire) siano gli euro mensili che le saranno erogati a titolo di corrispettivo per il patto di stabilità. Infatti è anche scritto nel testo del patto che questi euro mensili le saranno erogati non mese per mese, ma a condizione che lei avrà effettivamente svolto la sua prestazione per tutto il periodo di durata del patto di stabilità.

Questo vuol dire che, per come è scritto il patto di stabilità:

  • innanzitutto gli euro mensili non le verranno erogati mese per mese in aggiunta alla sua retribuzione, ma in un’unica soluzione allo scadere del periodo per il quale lei si è impegnato a non dimettersi;
  • di conseguenza, se lei si dimettesse prima dello scadere del periodo di durata del patto di stabilità, la penale che lei dovrebbe restituire non potrebbe essere la somma che lei fino a quel momento avrà incassato come corrispettivo del patto di stabilità, perché prima dello scadere del periodo di durata del patto lei non avrà incassato nulla degli euro mensili che le saranno corrisposti non mese per mese, ma in un’unica soluzione al termine del predetto periodo (ovviamente se lei non si sarà dimesso prima);
  • quindi, la penale non può essere calcolata sugli euro mensili perché lei non potrà, se si dimettesse prima della scadenza del periodo di durata del patto, “restituire” (verbo usato nel testo del patto) qualcosa che non avrà incassato e che, fino a quel momento, non le sarà stato ancora “corrisposto” (altro termine usato nel testo del patto).

Se così è (e la lingua italiana non è un’opinione), l’unica interpretazione possibile è che se lei si dimettesse prima dello scadere del periodo di vigenza del patto di stabilità, violando il patto di stabilità, sarebbe obbligato a restituire il doppio delle retribuzioni mensili incassate fino al momento delle sue dimissioni.

Ipotizzando che lei si dimettesse (senza giusta causa) prima dello scadere del periodo di durata del patto, in quel momento l’importo “corrisposto” da “restituire” (al doppio) non potrebbero essere gli euro mensili (perché prima della scadenza della durata del patto non le sarebbe stato ancora corrisposto nulla del premio mensile, che Le sarebbe corrisposto solo dopo, e perciò lei non potrebbe “restituire” nulla del corrispettivo del patto perché nulla le sarebbe stato ancora corrisposto), ma le retribuzioni ordinarie mensili perché esse, invece, sarebbero state già a lei fino a quel momento corrisposte e potrebbero essere quindi restituite.

Occorrerebbe quindi modificare il testo del patto di stabilità per rendere chiara la modalità di calcolo della penale stabilendo, ad esempio:

  • o una somma fissa come penale (da corrispondere in caso di recesso anticipato da parte sua);
  • oppure stabilendo che gli euro mensili le saranno erogati mese per mese e non allo scadere del periodo di durata del patto, rendendo così possibile a lei restituire il doppio di ciò che avrà effettivamente già incassato, a titolo di corrispettivo del patto, nel momento in cui si dimettesse prima dello scadere del periodo di vigenza del patto stesso.

Senza una modifica del patto, secondo il suo testo attuale, se lei si dimettesse prima dello scadere senza una giusta causa, sarebbe invece costretto a restituire il doppio delle retribuzioni mensili già a lei corrisposte fino a quel momento (questa è, infatti, l’interpretazione più plausibile del testo attuale del patto di stabilità da lei allegato).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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