Diritto e Fisco | Articoli

Banca e conto corrente: come ridurre i costi

29 Agosto 2014
Banca e conto corrente: come ridurre i costi

Conto base gratuito, portabilità senza spese, costi nascosti, indicatore sintetico di costo: una guida per comprendere la giungla dei conti correnti bancari.

Non esiste un conto corrente migliore in assoluto, ma tra la miriade di prodotti offerti dalle banche ogni consumatore deve cercare di scovare lo strumento più conveniente in funzione delle proprie esigenze. Ormai sono presenti sul mercato conti con condizioni economiche e contrattuali molto articolate ed è sempre più difficile districarsi anche solo nei nomi che identificano i diversi tipi di offerta: conti ordinari, di base, a pacchetto, a consumo, con franchigia e così via.

Fate attenzione all’Indicatore sintetico di costo

Alla luce degli innumerevoli elementi da prendere in considerazione per confrontare le diverse alternative di conti correnti, per basare la propria scelta un utile strumento è l’Isc, l’indicatore sintetico di costo. Si tratta di un valore che, calcolato per più profili di operatività, fornisce un’indicazione del costo complessivo del conto, considerando le spese e le commissioni addebitabili al cliente nel corso dell’anno, esclusi oneri fiscali e interessi. Un parametro che le banche devono indicare nell’estratto conto ai clienti, ma che sistematicamente viene ignorato dalla maggioranza degli italiani.

Nella stessa documentazione la banca riporta anche il riepilogo delle spese sostenute nell’anno solare per la tenuta del conto dal singolo correntista. C’è quindi la possibilità di verificare, almeno una volta all’anno, se il proprio conto corrente costa troppo e, se del caso, andare in filiale o su internet per accertare se esistono prodotti più convenienti.

Chi decide di cambiare banca deve mettere in conto che tendenzialmente allo sportello faranno leva sull’aspetto psicologico per impedirgli di trasferire i rapporti presso un altro intermediario. Non bisogna pensare che dietro ci siano fastidiose lungaggini burocratiche. Occorre solo chiedere alla nuova banca di curare gratuitamente il trasloco.

Tuttavia c’è sempre il rischio di passare dalla padella alla brace: una volta acquisito il cliente la nuova banca può cambiare repentinamente le condizioni e per questo è sempre bene rivedere periodicamente la propria posizione. Inoltre, occhio a non farsi sedurre dalla banca che offre una riduzione dei costi sui servizi inutilizzati dal cliente. Dagli ultimi estratti conto occorre individuare personalmente le operazioni effettuate più di frequente, per chiedere su questi la riduzione dei costi, finanche un azzeramento.

Cos’è la Carta Iban

È un po’ carta prepagata ricaricabile e, all’occorrenza, un po’ conto corrente.

La carta Iban è uno strumento di nuova generazione che viene oramai proposta da diversi istituti di credito. Oltre ad essere usata come strumento di pagamento, la carta grazie al codice Iban permette di disporre e ricevere bonifici e domiciliare le utenze, ma non è possibile andare in rosso o associare un deposito titoli.

Conto base gratuito: l’alternativa più economica

Da oltre due anni banche e Poste sono tenute a mettere a disposizione dei nuovi e vecchi clienti i “conti di base”: Prodotti che vengono poco pubblicizzati allo sportello, che nelle loro quattro differenti versioni prevedono costi contenuti, trasparenti e facilmente comparabili.

Si tratta di c/c pensati per chi ha limitate esigenze di operatività, aperti a tutti, ma che sono completamente gratuiti per le fasce più disagiate della popolazione. L’iniziativa è figlia del decreto 201/2011 (cosiddetto Salva Italia), che ha reso obbligatorio l’accredito su un c/c o libretto di risparmio delle pensioni, pari o superiori a 1.000 euro, nel quadro delle misure per limitare l’uso del contante. Per non rendere troppo onerosa una tale imposizione, il Governo Monti aveva quindi introdotto i conti di base.

Settimana scorsa Banca d’Italia ha reso noto che è stata rinnovata per ulteriori due anni la Convenzione sul conto di base stipulata con il Mef, Abi, Poste Italiane e Aiip (Associazione italiana istituti di pagamento). Nell’occasione sono stati apportati dei correttivi, che non aiutano però a diffondere la conoscenza dello strumento, anche se la stessa Banca d’Italia e l’Antitrust in passato hanno più volte sottolineato la necessità di rafforzare le procedure di commercializzazione dello strumento.

Con il rinnovo della Convenzione sono stati ritoccati i valori soglia che consentono alle famiglie meno abbienti di avere il conto di base gratuitamente: trattamento pensionistico annuo lordo sotto i 18mila euro (in precedenza la soglia era mensile fino a 1.500 euro) e Isee fino a 8mila euro (prima 7.500). Inoltre sono stati ampliati i servizi aggiuntivi che il cliente può richiedere con canone separato, compresa l’emissione di carte prepagate e carte Iban.

Fermo restando l’obbligo di adottare tutte le misure a prevenire ed evitare situazioni di incapienza (è stato confermato il divieto di autorizzare operazioni che comportano saldi negativi sul conto di base), ora è stato precisato che la banca può disporre, per eventuali situazioni di incapienza sopravvenute, il blocco del conto fino al ripristino dei fondi. In più adesso la banca può recedere unilateralmente, qualora al 31/12 il conto di base risulti incapiente e non movimentato per oltre due anni, con un preavviso scritto non inferiore a due mesi.

Nessuna modifica è stata invece apportata all’articolo 10 della Convenzione inerente l’Osservatorio permanente sui conti di base istituito presso il Mef. Un organismo che ha il compito di dipanare i dubbi interpretativi della Convenzione e redigere una relazione annuale sulla diffusione dello strumento che, oltre a indicare il numero dei conti aperti a livello aggregato, riporta anche informazioni sulle richieste di apertura rifiutate, sui recessi e sulle spese correlate ai conti.

Il rapporto finora non è mai stato reso pubblico, anche se la diffusione dei dati potrebbe contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica e renderla più consapevole della possibilità di avere un conto corrente a costi ridotti.

FEDELTÀ PENALIZZATA: I clienti di lunga data pagano il 43% più dei nuovi

È ormai assodato che la fedeltà in banca non viene premiata, anzi i clienti di più lunga data hanno condizioni contrattuali più sfavorevoli rispetto ai nuovi.

Dall’indagine di Bankitalia del settembre scorso sul costo dei conti correnti, emergeva che uno dei principali fattori di variabilità dei costi è l’anzianità di apertura del conto. Per i conti aperti da uno e due anni la spesa, al netto dalle spese pagate da chi va in rosso, è pari rispettivamente a 64,1 e 70 euro, inferiore di 24,8 e 18,9 euro rispetto alla media. Un costo che cresce con l’aumentare dell’anzianità del conto (vedi tabella in basso), fino a raggiungere 101,9 euro per i conti con almeno 10 anni di vita: ovvero il 43% in più rispetto ai nuovi clienti.

Lo scostamento rispetto al valore medio dipende principalmente dall’ammontare delle spese fisse, soprattutto canoni, più favorevoli per i contratti accesi o rinegoziati di recente. Ad esempio, per i conti correnti con almeno 10 anni di anzianità, la differenza di 13 euro in più rispetto al valore medio è attribuibile per circa il 75,4% alle maggiori spese fisse rispetto alla media. Per i conti correnti aperti da non più di un anno, lo scarto rispetto al valore medio (24,8 euro in meno) è spiegato per il 71,8% dai minori costi fissi.

Periodicamente è quindi opportuno rinegoziare le condizioni o cambiare conto, altrimenti i differenziali di spesa si stratificano negli anni e i maggiori oneri per i clienti più fedeli diventano rilevanti.

CONCORRENZA: Verificare la possibilità di condizioni migliori

Nonostante l’azzeramento dei costi di chiusura conto e la rimozione di molti ostacoli che prima impedivano l’estinzione in tempi rapidi del rapporto tra banca e cliente, negli ultimi anni non c’è stato un aumento esponenziale dei “divorzi” degli italiani dal proprio istituto di credito. Le riforme legislative in tema di trasparenza sui servizi bancari hanno sicuramente prodotto i loro effetti. Il tasso di rotazione dei correntisti è aumentato nell’ultima decade (dal 7-8% al 10-12%), ma c’è ancora molta strada da percorrere per consentire il pieno dispiegarsi della concorrenza e assistere a un consistente calo dei costi. Tuttavia, più che attenderla dalle banche, una forte spinta verso il cambiamento dovrà arrivare dalla clientela: solo un palese aumento della mobilità della domanda stimolerebbe un contesto più competitivo. Ma nonostante l’insoddisfazione generale per costi e servizi bancari, tra gli italiani prevale la prigrizia. Ragioni di comodità e abitudine spesso frenano anche i clienti più dinamici nella ricerca di un nuovo sportello. Eppure la fedeltà in banca non paga, come emerge nell’articolo a lato. Per l’Antitrust l’entità di risparmio ottenibile passando da un conto all’altro può raggiungere i 180 euro. Invece di lamentarsi, i clienti dovrebbero tenere sotto pressione la banca e “perdere” almeno una volta l’anno mezza giornata per verificare l’esistenza sul mercato di un c/c più conveniente. Anche perché le condizioni pattuite con la nuova banca non restano in genere allettanti per molto tempo. Le modifiche unilaterali sono sempre dietro l’angolo.

FIDI E SCONFINAMENTI: Spese molto salate per chi va in rosso

Occhio al rosso sul conto corrente. Nonostante l’abolizione (sulla carta) della tanto vituperata commissione di massimo scoperto, il regime che da metà 2012 disciplina la remunerazione di fidi e sconfinamenti non ha portato i benefici annunciati per i consumatori. Se si spende di più delle giacenze disponibili, la banca oltre agli interessi debitori (che in alcuni casi superano anche il 20%) fa pagare due tipologie di commissioni.

Nel caso di conti con fido, l’istituto mette a disposizione una somma di denaro aggiuntiva rispetto a quella presente sul conto, che il cliente può usare per fare pagamenti che transitano dal conto stesso. Sul fido si paga ogni trimestre la “commissione di messa a disposizione dei fondi”, pari al massimo allo 0,5% del fido concesso e che si paga anche se non viene utilizzato. A fronte di sconfinamenti in assenza di fido, invece, è prevista la “commissione d’istruttoria veloce” (Civ), che lascia ampi spazi di libertà alle banche.

La Civ, in teoria, dovrebbe essere solo un rimborso spese applicabile solo ai casi in cui è effettivamente svolta un’istruttoria per autorizzare lo sconfino, senza che la banca debba dimostrare d’averla eseguita: basta che la prevedano le procedure interne. È facile quindi assistere a una moltiplicazione degli addebiti per sconfinamenti multipli, nella pratica spesso senza alcuna istruttoria, che stona con l’obiettivo dichiarato dal legislatore di rendere l’onere agevolmente comparabile e predeterminabile ex ante dal cliente. Meglio sarebbe cancellare con una nuova norma la Civ lasciando il solo tasso di sconfino, che è già lievitato negli ultimi due anni.

Nel frattempo i consumatori meno abbienti, alle prese con la crisi che sempre di più rischia di mandare i conti in rosso, possono valutare di chiedere un affidamento. Il fido, però, conviene se sono certi di andare in rosso sul conto periodicamente più volte in un trimestre e per cifre consistenti. Al massimo pagheranno per ogni trimestre lo 0,5% del fido (per 1.000 euro di fido sono 5 euro a trimestre, 20 all’anno), oltre al tasso di interesse previsto per gli sconfinamenti che in genere è almeno un punto percentuale inferiore a quello previsto sugli scoperti senza affidamento. Senza fido occorre valutare quando scatta e quanto pesa la Civ, anche perché alcune banche hanno deciso di non applicarla e spostare tutto l’onere dello sconfino sul tasso d’interesse.

Di sicuro non conviene chiedere un fido se il consumatore ritiene di andare in rosso raramente, per cifre modeste e durate brevi. Infatti, per legge la Civ non è dovuta quando lo sconfino è inferiore o pari a 500 euro e si rientra al massimo in sette giorni, ma per una sola volta per trimestre solare. Inoltre occorre considerare che un fido è sicuramente più flessibile di altre forme di finanziamento, ma è anche più costoso. Per una spesa imprevista è bene quindi valutare anche la scelta di un prestito personale.

Quando non si può fare a meno del c/c

Ho due case in affitto e in una di queste gli inquilini non possiedono conti correnti. Come devo riscuotere l’affitto senza incorrere in sanzioni?

Da inizio 2014 non è più possibile effettuare il pagamento dei canoni di locazione utilizzando denaro contante. L’obbligo trova applicazione indipendentemente dall’ammontare dei canoni. Pertanto, anche se l’importo dovuto è inferiore al limite di 1.000 euro previsto dalle norme sull’antiriciclaggio, il conduttore sarà obbligato a utilizzare strumenti di pagamento tracciabili. In alternativa all’apertura di un c/c, l’inquilino può consegnare presso una banca il contante per effettuare il relativo bonifico mensile. Questa soluzione, certamente praticabile, determina una serie di controindicazioni. La banca dovrà indentificare il soggetto ai fini dell’antiriciclaggio e il frequente utilizzo di contante (per fare il bonifico) potrebbe indurre la banca a denunciare presso l’Uif che le anzidette operazioni sono sospette. Il comportamento descritto può ben rappresentare, quindi, una soluzione transitoria, ma è opportuno che il conduttore proceda entro un breve termine all’apertura di un c/c.

Come non avere sgradite sorprese durante il «trasloco»

Ho deciso di cambiare banca, a cosa devo stare attento per non dare adito alla banca di giustificare l’allungamento dei tempi?

La prima cosa da fare prima di chiudere il conto sarà verificare che il conto non sia in rosso e che non vi siano operazioni in corso: accredito stipendio, pensione o pagamenti attivati mediante carte di credito o assegni bancari. Movimentazioni, non immediate ma differite, che possono rallentare l’operazione di chiusura: l’addebito in conto della carta di credito, per esempio, avviene in genere alla metà di ogni mese e occorrerà attendere che tutte le operazioni compiute con la carta siano addebitate in conto. Meglio quindi consegnare la carta prima possibile.


note

autore immagine: 123rf com


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube