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Il partner omosessuale può adottare il figlio minore del convivente dandogli il proprio cognome

29 Agosto 2014
Il partner omosessuale può adottare il figlio minore del convivente dandogli il proprio cognome

Coppie di fatto: dopo il buon esito della fecondazione eterologa, via libera alla “genitorialità diversa”.

Il partner omosessuale può adottare il figlio del proprio/a compagno/a (eventualmente ottenuto tramite fecondazione eterologa). Il bambino così potrà avere il doppio cognome, portando, oltre a quello del proprio genitore gay, anche quello del suo partner.

Il tribunale dei minori di Roma [1] ha accolto la domanda di una donna, consentendole di adottare la figlia minore che la sua compagna gay aveva avuto in Spagna con la procreazione assistita. E ciò perché rientra nel preminente interesse della piccola, che trova nell’adottante uno stabile punto di riferimento, e grazie al consenso espresso dalla madre biologica.

La bambina avrà dunque due mamme.

Secondo il giudice, infatti, il rispetto dell’interesse del minore è un principio affermato dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e tutelato nella giurisprudenza della Corte costituzionale. La stessa Cassazione ha affermato che non esistono certezze scientifiche o dati di esperienza (ma vi è solo il pregiudizio sociale) che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale: in tal modo si dà per scontata ciò che invece è da dimostrare, ossia la dannosità di quel contesto familiare per il bambino.

La domanda di adozione, dunque, deve essere accolta. La nostra legge [3] – si legge nella sentenza –  può essere interpretata senza forzature riconoscendo nuove forme di genitorialità. L’attuale normativa italiana prevede una “porta aperta” sui cambiamenti che avvengono nella società: se il legislatore fatica a seguirli, conclude il giudice, il giudice minorile non può restare indifferente.


note

[1] Trib. Minorenni Roma sent. n. 299/14.

[2] Cass. sent. n. 601/2013 dell’11.01.2013.

[3] Ex art. 44, primo comma, lettera d) della legge 184/83, come modificata dalla legge 149/01.


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