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Articolo 72 Costituzione: spiegazione e commento

17 Febbraio 2022
Articolo 72 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 72 che regolamenta il ruolo delle Commissioni parlamentari e l’iter di approvazione delle leggi.

Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una Commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.

Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.

Può altresì stabilire in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sono deferiti a Commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della Commissione richiedono che sia discusso e votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle Commissioni.

La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.

La Commissione parlamentare: il primo «filtro» di una legge

Troppi, decisamente troppi. Anche dopo la riduzione del numero di senatori e deputati, il numero dei parlamentari in Aula resta decisamente elevato per poter discutere in tempi accettabili ogni singolo disegno di legge. Ecco perché l’articolo 72 della Costituzione semplifica il lavoro delle Assemblee e stabilisce che il testo da esaminare goda già di un principio di accordo tra i partiti. Questa prima intesa, questo primo «filtro» avviene nelle Commissioni parlamentari, ovvero negli organi interni ad ogni Camera in cui sono rappresentati in maniera proporzionale le forze politiche che fanno parte di ogni ramo del parlamento.

Ad agevolare ulteriormente e per quanto possibile il lavoro, la classificazione delle Commissioni in diversi settori di competenza, in modo tale che ciascuna si occupi di una materia e che l’iter di approvazione di un disegno o di una proposta di legge sia più snello.

Si possono trovare due tipi di Commissioni parlamentari:

  • la Commissione speciale o straordinaria, che viene costituita per affrontare una specifica questione di pubblico interesse. Alcuni esempi tra i più recenti sono le Commissioni d’inchiesta sul caso Moro, sul disastro della Moby Prince, sulla morte di Giulio Regeni, sul femminicidio o le varie commissioni create nei decenni sulla mafia e sulle varie forme di criminalità organizzata;
  • la Commissione permanente, che viene istituita in ciascuna Camera e che si occupa di una specifica materia.

Le Commissioni parlamentari permanenti sono 14:

  • Affari costituzionali;
  • Giustizia;
  • Affari esteri;
  • Difesa;
  • Bilancio e Tesoro;
  • Finanze;
  • Cultura;
  • Ambiente;
  • Trasporti;
  • Attività produttive;
  • Lavoro;
  • Affari Sociali;
  • Agricoltura;
  • Unione europea.

A loro, dunque, il compito di preparare il terreno per la discussione e l’approvazione in Aula di un disegno di legge, secondo il procedimento ordinario. Il testo verrà discusso dai membri della Commissione, saranno introdotti eventuali emendamenti o correzioni e, infine, si arriverà ad un accordo che consentirà di dare il via libera alla versione definitiva e di portarla all’Assemblea per l’ultimo passaggio.

L’articolo 72 della Costituzione contempla anche la possibilità di adottare il procedimento decentrato, tranne in alcuni casi, di cui parleremo più avanti, in cui deve essere seguito obbligatoriamente quello ordinario. Il procedimento decentrato prevede che una Commissione parlamentare possa approvare in via definitiva un progetto di legge. In questo caso, dunque, il lavoro della Commissione è articolato in questo modo:

  • esame preliminare;
  • discussione in Commissione;
  • votazione dei singoli articoli;
  • votazione finale e approvazione della legge nel suo insieme.

Può capitare, però, che venga deciso di rimandare la discussione all’Assemblea. Al Senato, ciò è possibile se richiesto dal Governo, da un decimo dei componenti o da un quinto dei componenti della Commissione interessata.

La discussione e il voto in Aula

Una volta che la Commissione parlamentare ha concluso il suo lavoro secondo il procedimento ordinario ed ha  approvato la versione contenente le eventuali modifiche rispetto alla versione originale, il testo approda in aula per la discussione finale. E qui, paradossalmente, si rischia di banalizzare il lavoro della Commissione: non capita di rado, infatti, che, per questioni politiche o di opportunità, vengano presentati alla versione licenziata dalla Commissione degli emendamenti o degli articoli aggiuntivi da votare uno alla volta. L’inghippo si manifesta nel momento in cui, in modo intenzionale, una forza politica presenta centinaia di emendamenti con l’intenzione – a volte nemmeno troppo celata – di bloccare l’iter di approvazione di un determinato provvedimento. È quello che viene chiamato ostruzionismo, contro il quale il regolamento delle Camere prevede delle regole volte a contenere la discussione entro un limite accettabile.

Ci sono, comunque, delle materie che hanno carattere di urgenza e per le quali vengono ridotti alla metà i termini ordinari previsti. La facoltà di applicare il procedimento abbreviato spetta:

  • alla Camera: al Governo, a un presidente di Gruppo o a dieci deputati;
  • al Senato: a un decimo dei componenti dell’Assemblea.

L’obbligo di iscriversi ad un Gruppo parlamentare

Come accennato, le Commissioni parlamentari a cui l’articolo 72 della Costituzione affida la prima approvazione di una proposta o di un disegno di legge si compongono da una rappresentanza proporzionale dei Gruppi parlamentari presenti in ciascuna delle Camere. In altre parole, ci devono essere più parlamentari del gruppo più numeroso e meno di quello con una presenza più ridotta nell’Assemblea.

È importante segnalare che deputati e senatori sono obbligati ad appartenere ad un Gruppo parlamentare. Non è possibile, cioè, agire durante la legislatura da «lupo solitario» ma bisogna far parte di un insieme di colleghi e di colleghe che portano avanti un pensiero politico simile. Unica eccezione, quella dei senatori a vita, per i quali non è previsto tale vincolo.

Alla Camera, entro due giorni dalla prima seduta, ogni deputato deve dichiarare a quale Gruppo vuole aderire. Di solito coincide con quello del proprio partito ma per chi non esprime una preferenza, per le realtà più piccole o per chi, durante la legislatura, decide di abbandonare lo schieramento di origine, esiste la possibilità di aderire al Gruppo Misto. Al Senato, invece, il Regolamento prevede che l’indicazione arrivi entro tre giorni dalla prima seduta.

Ogni Gruppo parlamentare deve avere almeno 10 senatori o 20 deputati.

L’obbligo di partecipare al voto di una legge

Quando i telegiornali o le testate televisive parlamentari mostrano i lavori delle Camere, non è strano vedere parecchi seggi vuoti. Capita, purtroppo, spesso di vedere le Aule semideserte quando si sta discutendo un disegno o una proposta di legge. A volte succede perché i parlamentari sono «in missione», cioè impegnati in un’attività ufficiale. In altre occasioni, il motivo di tali assenze non è dato a sapersi.

L’articolo 72 della Costituzione prevede, però, dei casi in cui viene richiesta la partecipazione dell’intera Assemblea (ad eccezioni di casi giustificati) alla discussione e all’approvazione di un determinato progetto di legge seguendo il procedimento ordinario. Ciò accade quando si trattano argomenti:

  • in materia costituzionale o elettorale;
  • di delegazione legislativa;
  • di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali;
  • di approvazione di bilanci e consuntivi.

I regolamenti delle Camere aggiungono a questi anche la conversione di decreti-legge e le leggi rinviate dal presidente della Repubblica, cioè quelle che non hanno ottenuto il via libera del Capo dello Stato e che devono essere modificate seguendo le indicazioni date dal Quirinale.



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