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Superamento comporto per Covid: si può licenziare?

15 Febbraio 2022 | Autore:
Superamento comporto per Covid: si può licenziare?

Cosa succede quando l’assenza dal lavoro per malattia è dovuta a quarantena o isolamento? Si può impugnare il provvedimento del datore di lavoro?

Gli strascichi del Covid-19 si fanno sentire, oltre che sulla salute, anche sul lavoro. Molti dipendenti hanno contratto il virus e sono stati assenti per malattia. Tutto regolare, ma c’è chi è arrivato a superare il periodo di comporto, cioè il limite massimo oltre il quale il datore di lavoro può licenziare chi è rimasto assente troppo a lungo. Come si combinano queste severe disposizioni, in vigore da decenni, con la recente pandemia? In caso di assenza dovuta al Covid si può licenziare per superamento del comporto?

A questa importante domanda hanno risposto due recenti sentenze di merito, una del tribunale di Venezia e l’altra del tribunale di Palmi. Entrambi i casi riguardavano due lavoratrici impiegate come commesse di vendita. Gli orientamenti dei giudici del Nord e del Sud Italia hanno riconosciuto «l’assoluta novità della questione», ma non sono stati concordi nella risposta: le soluzioni sono state opposte. Il tribunale calabrese ha disposto l’immediata reintegra della lavoratrice licenziata, più l’erogazione in suo favore dell’indennità risarcitoria; non così il giudice veneziano, che ha ritenuto legittimo il licenziamento inflitto alla commessa assente per malattia durante il periodo di emergenza Covid.

La durata delle assenze per malattia era molto simile: da marzo a settembre 2020 nel primo caso, e da novembre 2020 a giugno 2021 nel secondo. Entrambe le lavoratrici avevano così superato il periodo di comporto. Le due decisioni sono le prime intervenute sul tema; quindi non c’è ancora un orientamento chiaro e definito e non esistono precedenti ai quali appoggiarsi. Quando accadono queste situazioni, con risultati giudiziari opposti, bisogna analizzare le motivazioni dei provvedimenti per verificare qual è stato il ragionamento seguito dai giudici e così arrivare a capire se in caso di assenza per Covid si può licenziare per superamento del comporto. Così si potrà individuare qual è l’orientamento più fondato e persuasivo, quello che avrà maggiori probabilità di affermarsi nella giurisprudenza.

Periodo di comporto: cos’è e come funziona?

Il periodo di comporto è un giustificato motivo di licenziamento del lavoratore dipendente subordinato che ha superato il tempo massimo di conservazione del posto in caso di assenza dal lavoro per malattia non professionale. La durata del periodo di comporto è stabilita dalla legge e dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Esistono due tipi di conteggio del comporto:

  • «secco», se si riferisce a un’unica malattia di durata prolungata;
  • «per sommatoria» se si calcola su diverse malattie insorte nello stesso periodo di tempo considerato (in genere l’anno).

Per evitare queste conseguenze, il lavoratore può interrompere il decorso del periodo di comporto mettendosi in aspettativa non retribuita (leggi “Come non farsi licenziare per superamento del comporto“).

Assenze per malattia Covid: la normativa emergenziale

Il decreto legge «Cura Italia» [1], emanato all’inizio della pandemia, aveva escluso dal calcolo del periodo di comporto i periodi di quarantena e di isolamento dovuti al Covid-19. Così l’assenza dal lavoro per tali motivi è stata “coperta” ed equiparata, ai fini del trattamento economico, alla malattia; in presenza di queste situazioni i termini del comporto sono stati congelati. Inoltre, la normativa emergenziale aveva anche disposto il blocco dei licenziamenti dei lavoratori, che è stato più volte prorogato.

Licenziamento per superamento comporto causa Covid: che fare?

Il datore di lavoro non conosce i motivi della patologia che provoca l’assenza per malattia, perché per motivi di privacy queste informazioni contenute nel certificato medico non gli vengono trasmesse. Solo il certificato inviato all’Inps è completo, e contiene sia la prognosi di guarigione sia la malattia diagnosticata dal medico.

Questa situazione ha provocato diversi casi in cui il datore di lavoro ha licenziato dei dipendenti per superamento del periodo di comporto; i lavoratori così licenziati hanno dovuto contestare con azione giudiziaria l’illegittimità del licenziamento dimostrando che l’assenza era dovuta al Covid-19. In tali casi, il giudice del lavoro dichiara la nullità del licenziamento e stabilisce l’obbligo di reintegra del lavoratore e la corresponsione in suo favore di un’indennità risarcitoria di importo minimo pari a 5 mensilità.

Il tribunale di Palmi [2], con l’ordinanza alla quale abbiamo accennato all’inizio, ha disposto l’immediata reintegra nel posto di lavoro della commessa licenziata per superamento del periodo di comporto dovuto alla quarantena da Covid-19. La lavoratrice ha impugnato il licenziamento facendo valere il dettato della normativa emergenziale e sottolineando che, in quanto positiva al Covid, era stata costretta a porsi in isolamento domiciliare.

Di avviso contrario il tribunale di Venezia [3], che ha ritenuto legittimo il licenziamento adottato per superamento del periodo di comporto, ritenendo che «il recesso datoriale per superamento del comporto costituisce un’ipotesi del tutto peculiare rispetto ai licenziamenti ex articolo 3 della legge 604/66, bloccati dalla normativa d’emergenza: può rientrare nella relativa nozione soltanto per determinati e limitati fini». Va precisato che nella situazione esaminata il superamento del comporto era avvenuto durante l’emergenza Covid, ma per problemi di salute diversi dall’infezione diretta: vi era stata «artrite sieronegativa fonte di particolare sensibilità ad eventuale esposizione al virus Covid-19» e tale fragilità della lavoratrice non era stata «attestata prima delle assenze».

Approfondimenti

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note

[1] Art. 26 D.L. n. 18/2020.

[2] Trib. Palmi, ord. 13.01.2022.

[3] Trib. Venezia, sent. n. 647 del 29.10.2021.


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