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Genitore collocatario può trasferirsi?

15 Febbraio 2022
Genitore collocatario può trasferirsi?

La madre con cui vive il bambino può cambiare residenza e andare a vivere molto lontana dall’ex marito? Chi paga le spese di viaggio?

Si chiama «genitore collocatario» colui presso il quale i figli vanno a vivere, fissando la loro residenza, all’indomani della separazione o del divorzio. Se infatti l’affidamento è quasi sempre congiunto ad entrambi i genitori (per soddisfare il diritto costituzionale alla bigenitorialtà dei figli), la collocazione non può che avvenire, almeno in via prevalente, presso uno solo di questi. Resta fermo il diritto dell’altro a mantenere solidi legami e rapporti affettivi, anche attraverso le visite settimanali fissate dal giudice o dalle parti con apposito calendario. Ma cosa succede se il genitore collocatario dovesse ritenere necessario cambiare casa e andare a vivere in un’altra città per esigenze lavorative? In altri termini, il genitore collocatario può trasferirsi insieme al figlio? La questione, che si pone assai di frequente nelle aule giudiziarie, è stata di recente affrontata dalla Cassazione [1].

Sul punto, è bene precisarlo, la legge non dispone nulla. Sicché, come spesso succede in materia di diritto di famiglia, si registrano prassi differenti nei vari tribunali. Secondo alcuni giudici, la madre è libera di trasferirsi e cambiare residenza senza perciò dover chiedere l’autorizzazione al giudice e presentare un nuovo ricorso per la revisione delle condizioni di separazione o divorzio, purché consenta al padre di esercitare il proprio diritto/dovere di visita. Secondo altri tribunali è invece necessaria l’autorizzazione del giudice. 

Il punto più spinoso però non è l’aspetto formale dell’autorizzazione ma la logistica. Perché, se il genitore collocatario dovesse trasferirsi a molti chilometri di distanza rispetto alla precedente residenza, resterebbe da capire chi debba poi viaggiare per attuare le visite del figlio con l’altro genitore. Tanto per fare un esempio, se il padre vive a Palermo e la madre a Roma, chi dei due dovrebbe prendere il treno o l’aereo per consentire gli incontri? Questo, come detto, non lo specifica la legge, ma potrebbe dirlo il giudice nella sentenza con cui si chiede, appunto, l’autorizzazione al trasferimento. In assenza di un provvedimento giudiziale, dovranno essere le parti a trovare un giusto compromesso. Perché una cosa è certa: non si può violare il diritto del bambino a vedere entrambi i genitori e a stare con essi se non lo stesso tempo, almeno in modo stabile e costante.

Tornando alla pronuncia della Cassazione, in essa si legge che il giudice può autorizzare il trasferimento del minore lontano dal padre se in un’altra città o, addirittura, in un’altra regione la madre è facilitata nella ricerca di un lavoro. Non solo: sono irrilevanti le spese di trasferta che deve poi affrontare l’altro genitore (quello cioè non collocatario) e la mancanza di continuità della frequentazione con il bambino. In un’ottica di tutela del superiore interesse del minore, l’esigenza lavorativa della madre, per garantire al figlio di che vivere, viene quindi prima del diritto del padre di vedere il figlio tutti i giorni o anche un giorno sì e uno no. Purché tale diritto – com’è logico che sia – non venga totalmente compromesso. 

Per gli Ermellini, «il diritto del minore al mantenimento di rapporti equilibrati e continuativi con entrambi i genitori (per come previsto dall’articolo 337 quater cod. civ.), che in via sistematica si colloca all’interno di quello al rispetto della vita familiare di rilievo convenzionale (art. 8 Cedu), là dove si verifichi la crisi della coppia va riconosciuto dal giudice in composizione con l’interesse del genitore, collocatario e non, nella loro reciproca relazione in cui l’interesse primario del figlio deve porsi quale punto di tenuta o caduta della mediazione operata».

Il giudice del merito chiamato ad autorizzare il trasferimento di residenza del genitore collocatario del minore deve pertanto valutare con l’interesse di quest’ultimo, nell’apprezzata sussistenza della sua residenza abituale quale centro di interessi e relazioni affettive, quello del genitore che abbia richiesto il trasferimento e, ancora, del genitore non collocatario su cui ricadono gli effetti del trasferimento autorizzato, per le diverse peggiorative modalità di frequentazione del figlio che gliene derivino.


note

[1] Cass. ord. n. 4796 del 14.02.2022.


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