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Il reato di circonvenzione d’incapace

21 Luglio 2022 | Autore:
Il reato di circonvenzione d’incapace

Indurre una persona, abusando della sua condizione di immaturità o di inferiorità psichica, a compiere un atto dagli effetti per lei dannosi: quando c’è reato?

La legge tutela le persone che si trovano in uno stato di particolare vulnerabilità dovuta alla malattia o all’età. Questa condizione di inferiorità psichica le espone alle mire di quanti intendono approfittarsi della loro debolezza; ecco perché l’ordinamento giuridico interviene prevedendo pesanti sanzioni per chi cerca di indurre una persona, abusando della sua condizione di fragilità, a compiere un atto per sé dannoso. Proprio in ciò consiste il reato di circonvenzione d’incapace.

Purtroppo, tante volte le cronache riportano casi di persone anziane raggirate da amici o parenti il cui unico scopo è quello di appropriarsi della pensione o degli altri beni. Ma non solo: purtroppo c’è gente che si approfitta anche di persone gravemente malate pur di ottenere un vantaggio economico. Per tutti costoro la legge prevede la reclusione da due a sei anni, che è proprio la pena prevista per il reato di circonvenzione d’incapace.

Circonvenzione d’incapace: cos’è?

La circonvenzione d’incapace è il reato che commette chi si approfitta di una persona particolarmente vulnerabile solamente per trarne un vantaggio.

Si pensi al nipote che, approfittando dell’eccessiva bontà dell’anziano nonno, si fa dare soldi e si fa perfino intestare un immobile.

Come vedremo meglio nel prosieguo, la circonvenzione consiste nell’influenzare le scelte di una persona che, per malattia o età, è particolarmente debole.

Circonvenzione d’incapace: chi è la vittima?

La legge dice che le persone vittime di circonvenzione possono essere:

  • i minorenni;
  • coloro che si trovano in uno “stato d’infermità o deficienza psichica”, nel senso che sono particolarmente deboli nei confronti delle pressioni esterne.

In sintesi, la vittima del reato di circonvenzione d’incapace è la persona che si trova in una situazione di inferiorità psichica.

Circonvenzione d’incapace: in cosa consiste?

La circonvenzione d’incapace consiste nell’approfittarsi dell’immaturità di un minorenne o del particolare stato di vulnerabilità di una persona anziana o malata.

Ad esempio, commette reato chi, approfittando della sua ingenuità sentimentale, si fa dare abitualmente del denaro da una ragazza di sedici anni perdutamente innamorata.

Alla stessa maniera, commette reato chi, approfittando dei bisogni di una persona disabile, si fa intestare una casa o un terreno.

Con la circonvenzione si esercita un’influenza sulla debole volontà altrui al fine di piegarla ai propri interessi egoistici. Come per la truffa, dunque, c’è reato solo se è la vittima stessa a compiere un atto con cui arricchisce chi l’ha ingannata.

Ad esempio, chi riesce, dopo tante astuzie e finte cortesie, a farsi donare un immobile commette il reato di circonvenzione d’incapace, se ha consapevolmente approfittato della vulnerabilità mentale della vittima.

Al contrario, chi costringe qualcun altro a farsi dare qualcosa commette un reato diverso, come quello di rapina o di estorsione.

Presupposto fondamentale della circonvenzione, dunque, è che la vittima compia autonomamente, seppur sotto l’influenza altrui, un atto con cui si impoverisce per arricchire chi si è approfittata di lei.

In sintesi, la condotta tipica della circonvenzione d’incapace consiste nell’indurre una persona, abusando della sua condizione di immaturità o di inferiorità psichica, a compiere un atto dagli effetti dannosi.

Circonvenzione e truffa: qual è la differenza?

La circonvenzione d’incapace è un reato molto simile alla truffa. C’è però una sostanziale differenza tra i due delitti: mentre la truffa presuppone che il colpevole abbia usato artifici o inganni per raggirare la vittima, la circonvenzione non necessita di alcuno stratagemma particolare né di una vera e propria induzione in errore, in quanto ci si limita ad approfittarsi dell’inferiorità psichica altrui.

Ad esempio, commette una truffa chi, spacciandosi per un corriere, chiede a un’anziana signora di farsi dare una somma di denaro per la consegna di un pacco.

In un caso del genere, il reo ha dovuto inscenare una situazione inesistente per raggirare la vittima e ottenere così il suo denaro.

Commette invece circonvenzione d’incapace chi, sapendo di esercitare un forte ascendente, si fa elargire periodicamente somme di denaro da una persona follemente innamorata.

In un caso simile non occorre alcun stratagemma truffaldino: è sufficiente la consapevolezza di approfittarsi della debolezza altrui per incorrere in reato.

Il dolo nella circonvenzione d’incapace

Il reato di circonvenzione d’incapace si commette solamente se si è consapevoli del proprio crimine. In altre parole, occorre il dolo perché possa configurarsi questo particolare delitto.

Per dolo si intende la coscienza della propria azione illegale o comunque ingiusta. Al contrario, chi agisce in buona fede pensando di essere dalla parte della ragione non commette alcun reato.

Ad esempio, non c’è circonvenzione d’incapace se si ottiene il pagamento di un credito dovuto, oppure se non si è consapevoli dello stato di immaturità o di inferiorità psichica della vittima. Si pensi all’uomo che si approfitta dei regali di una donna che reputa maggiorenne, quando in realtà è minorenne.



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