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Risarcimento ai parenti della vittima da incidente stradale

15 Febbraio 2022
Risarcimento ai parenti della vittima da incidente stradale

Danno parentale: come ottenere dall’assicurazione il risarcimento in caso di morte o di grave invalidità di un familiare.

Non solo i familiari conviventi della vittima di un sinistro stradale possono chiedere all’assicurazione il risarcimento per il decesso di quest’ultima. Anche gli altri parenti, se dimostrano un vincolo affettivo con il deceduto, hanno diritto a un ristoro. E ciò riguarda sia il «danno non patrimoniale» (quello cioè per la sofferenza conseguente alla perdita della persona amata) che, in alcuni casi,  quello «patrimoniale» (conseguente alla perdita del reddito prodotto dalla vittima). A tale conclusione è arrivata ormai la giurisprudenza con numerose pronunce. Il risarcimento ai parenti della vittima da incidente stradale è un diritto ormai riconosciuto in tutte le aule di giustizia. Si parla a riguardo di «danno parentale».

A ben vedere, la giurisprudenza ha ammesso il risarcimento anche in assenza di decesso, quando l’invalidità abbia determinato una perdita economica per il nucleo familiare. Si pensi al lavoratore autonomo che, a seguito di un grave sinistro, non possa più svolgere la propria attività lavorativa con cui manteneva il coniuge e i figli. Ed anche nel caso della donna casalinga il cui impegno in casa, inibito dall’invalidità, deve essere sostituito da una colf a pagamento.

Quale prova dovranno fornire i parenti della vittima di un incidente per ottenere il risarcimento? Secondo i giudici è necessario dimostrare due importanti elementi:

  • un effettivo reciproco vincolo di affetto familiare;
  • l’intensità del legame affettivo.

Fornire la prova di tali elementi è assai difficile; perciò la giurisprudenza si accontenta anche di semplici indizi che lascino ritenere e presupporre la sofferenza subìta dalle parti per l’improvviso distacco con il proprio congiunto e l’improvvisa recisione del rapporto parentale. Dunque, il danno parentale è ipotizzabile e dimostrabile facendo ricorso alla prova testimoniale, documentale e presuntiva.

Come chiarito dal tribunale di Napoli, il risarcimento del danno non patrimoniale subito dai parenti della vittima di un fatto illecito non richiede una prova specifica della sussistenza di tale danno, ove la sofferenza patita dai parenti possa essere accertata, in via presuntiva, sulla base di circostanze, quali lo stretto vincolo familiare, di coabitazione e di frequentazione, idonee a dimostrare l’esistenza di un legame affettivo di particolare intensità [1].

Anche l’assenza di un rapporto di stretta parentela, come quello tra nuora e suocero o tra nonno e nipote [2], consente di ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale subito da una delle due parti per la morte dell’altra.

Secondo la giurisprudenza, non è necessario che il defunto fosse convivente per pretendere dall’assicurazione il risarcimento, anche se tale convivenza può comunque costituire un elemento da valutare per l’accertamento della sussistenza di una solida e duratura relazione affettiva (prova che, come detto, è essenziale per allargare il risarcimento anche ai parenti della vittima).

La Cassazione ritiene ormai pacificamente che «in caso di domanda di risarcimento del danno non patrimoniale, proposta dai congiunti della vittima stradale, questi ultimi devono provare l’effettività e la consistenza della relazione affettiva, rispetto alla quale il rapporto di convivenza» non è necessario, «ma può costituire elemento probatorio utile a dimostrarne l’ampiezza e la profondità».

È sempre la Suprema Corte [3] a scrivere che l’assenza del requisito della convivenza non è elemento sufficiente per escludere il risarcimento del danno per la morte di parente in un incidente stradale.

«In tema di danno parentale, l’assenza del requisito della convivenza non può essere di per sé considerato un elemento sufficiente per escludere il risarcimento del danno per la morte di un parente in un incidente stradale. Sussiste il danno parentale, pertanto, anche in assenza di convivenza. A precisarlo è la Cassazione accogliendo con rinvio il ricorso dei nipoti di una donna deceduta dopo essere stata travolta da un’auto mentre attraversava la strada, nei confronti del conducente, del proprietario e dell’assicurazione. Per la Suprema corte va superata l’aprioristica esclusione del risarcimento nei confronti dei parenti che non abitano con la vittima. Va sempre accordata, invece, la possibilità di provare in concreto l’esistenza di rapporti costanti e caratterizzati da reciproco affetto e solidarietà con il familiare defunto».

Secondo il tribunale di Torino [2], l’individuazione dei soggetti a cui riconoscere il risarcimento del danno per perdita del prossimo congiunto può prescindere sia dal rapporto di stretta parentela, sia da un rapporto di convivenza, «allorché risulti provata l’effettiva consistenza della relazione affettiva, rispetto alla quale il rapporto di convivenza non assurge a connotato minimo di esistenza, ma può eventualmente (a seconda dei casi) costituire elemento probatorio utile».

Secondo una pronuncia della Corte d’appello di Reggio Calabria, i genitori potrebbero chiedere il risarcimento del danno patrimoniale per la morte del figlio giovane se dimostrano che la vittima contribuiva stabilmente ai bisogni dei genitori, o che questi ultimi, in futuro, avrebbero verosimilmente e probabilmente avuto bisogno delle sovvenzioni del figlio [4].


note

[1] Trib. Napoli, sent. n. 4124/2021.

[2] Trib. Torino sent. n. 4716/2021

[3] Cass. sent. n. 8218/2021.

[4] C. App. Reggio Calabria, sent. n. 743/2021.

Tribunale di Torino – Sezione IV civile – Sentenza 26 ottobre 2021 n. 4716

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO DI TORINO

SEZIONE IV CIVILE

Il giudice dr.ssa Valeria Di Donato ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa iscritta al n. R.G. 22047 dell’anno 2017

TRA

(…) (C.F. (…)) e (…) (C.F. (…)), in proprio e quali genitori esercenti la potestà sulla minore (…) (C.F. (…)), con gli avv.ti RE.AM. e GI.AR.

ATTORI

E

(…) S.p.A. (C.F. (…)), in persona del legale rappresentante pro tempore, con l’avv. AL.MA. CONVENUTA

E

(…)

CONVENUTI CONTUMACI

OGGETTO: risarcimento danni da sinistro stradale rassegnate dalle parti le seguenti CONCLUSIONI

Le parti hanno precisato le conclusioni come da note scritte depositate ex art. 83 comma 7, lett. h) del D.L. n. 18/2020, conv. con modificazioni dalla L. n. 27/2020, per l’udienza figurata a trattazione scritta del 13 maggio 2021.

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO

Con atto di citazione ritualmente notificato (…) e (…), in proprio e in qualità di genitori esercenti la potestà su (…), hanno evocato in giudizio la (…) e (…) (rispettivamente proprietaria e conducente dell’autocarro Renault 370 DCI, targato (…) nonché la (…) S.p.A. (compagnia di assicurazione per la

responsabilità civile derivante da circolazione stradale) per sentirli condannare in solido al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti iure proprio per la morte di (…) (padre di (…), nonno di (…) e suocero di (…)) a seguito del sinistro stradale verificatosi in data 1.3.2017 in Nichelino, alle ore 9,00 circa.

In particolare, hanno esposto che: – nelle predette circostanze di tempo e di luogo (…) si trovava a bordo della propria bicicletta lungo la Via (…), con direzione di marcia Palazzina di Caccia/Stupinigi, sulla apposita pista ciclabile posta sul margine destro della carreggiata; – giunto all’intersezione con la Via (…), arrestava la marcia e si fermava avanti al semaforo che proiettava luce rossa; – allo scattare del verde riprendeva la marcia e veniva travolto dall’autocarro di proprietà della S.a.s. (…), condotto da (…), che svoltava a destra, con il rosso semaforico, e invadeva la pista ciclabile; – a causa delle gravissime lesioni riportate (…) decedeva sul colpo; – in base alla perizia cinematica svolta in sede penale (RGNR 4666/2017) il transito del ciclista era prevedibile e l’impatto evitabile in quanto l’autista dell’autocarro stava percorrendo un tratto di strada affiancato da una pista ciclabile e il ciclista si trovava nello spazio di avvistamento dell’indagato.

Hanno, quindi, invocato la responsabilità esclusiva della parte convenuta nella determinazione dell’evento dannoso e hanno chiesto il riconoscimento del danno da perdita del congiunto allegando che: – prima del sinistro, (…) viveva al piano terra della villetta bifamiliare di due piani insieme agli attori, che occupavano il primo piano; – era il centro della famiglia, colui che si occupava a tempo pieno della nipotina (ad es. accompagnandola e andando a prenderla a scuola e alle attività extra scolastiche, mettendola a letto la sera, insegnandole ad andare in bicicletta e a nuotare), della manutenzione della casa, dell’approvvigionamento di cibi e bevande e del disbrigo di pratiche burocratiche; – tutta la famiglia era solita trascorrere le vacanze con il nonno; la scomparsa improvvisa di (…) aveva costituito un fatto devastante per l’intero nucleo familiare che aveva perso un importante punto di riferimento con conseguente sconvolgimento della vita di ognuno e dei rapporti tra i restanti membri della famiglia.

(…) ha, altresì, dedotto di essere diventato ansioso, depresso e soggetto ad attacchi di panico, nonché di essere stato preso in carico dall’ASL e di essere stato sottoposto a terapia farmacologica; di aver, quindi, riportato anche un danno di natura psichica, diagnosticato come sindrome da Danno Post Traumatico da Stress, con un’invalidità permanente stimata nella misura del 10%.

Gli attori hanno, pertanto, chiesto la liquidazione della somma di Euro 326.000 a favore di (…) per il danno da perdita del rapporto parentale, nonché di Euro 42.057,00 per il danno all’integrità psico fisica; della somma di Euro 142.420,00 in favore di (…) e di Euro 163.000,00 in favore di (…) (assimilata a una figlia del de cuius), nonché della somma di Euro 2.900 per le spese sostenute per l’assistenza prestata dal proprio CTP in sede penale; di Euro 5.400,00 per spese funerarie; di Euro 2.000 per il ricorso al giudice tutelare nell’interesse della minore, oltre interessi e rivalutazione monetaria.

La (…) s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, si è costituita in giudizio nulla eccependo in ordine alla ricostruzione della dinamica del sinistro e riconoscendo la responsabilità esclusiva del proprio assicurato nella determinazione dello stesso. Ha dedotto, difatti, di aver corrisposto in data 21.9.2017 le somme di Euro 250.000,00 in favore di (…) e di Euro 20.000 in favore di (…) (oltre a Euro 1.000 per spese relative alla procedura di autorizzazione dinanzi al giudice tutelare), da ritenersi satisfattive rispetto ai danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dagli stessi, in quanto comprensive anche delle spese funeratizie. Ha contestato, invece, la

sussistenza dell’allegato danno di natura psichica chiedendo l’espletamento di ctu medico legale. Ha chiesto, inoltre, il rigetto integrale delle pretese azionate da (…) stante l’assenza di un legame parentale con la vittima primaria e ritenendo la neutralità dello stato di convivenza con il de cuius (peraltro, non sussistente nel caso di specie). Ha contestato la domanda attorea anche sotto il profilo del quantum debeatur.

Ha chiesto, pertanto, in via principale, dichiarare i pagamenti eseguiti integralmente satisfattoti delle avversarie pretese e, visto, l’art. 91, I comma II parte c.p.c., liquidare in favore degli attori le spese legali connesse con le attività svolte sino alla prima udienza; in subordine, liquidare il residuo iuxta alligata et probata, con compensazione integrale delle spese di lite.

(…) e la (…) benchè ritualmente citati non si sono

costituiti in giudizio e sono stati dichiarati contumaci.

In via generale va rilevato che i fatti storici da cui trae origine il presente giudizio, ossia il sinistro stradale verificatosi il 1° marzo 2017 secondo le modalità descritte in citazione e il conseguente decesso sul colpo di (…), non sono oggetto di contestazione tra le parti e sono, in ogni caso, ampiamente provati dalla documentazione depositata in atti (tra cui, doc. n 2 verbale di accertamento, rilievi e descrizione dei fatti e verbali di s.i.t.; doc. n. 3 consulenza tecnica per sinistro stradale redatta dal CT nominato dalla Procura della Repubblica).

È, altresì, documentalmente provato (e non contestato) che la (…) S.p.A. abbia già corrisposto, successivamente alla notifica dell’atto di citazione, la somma complessiva di Euro 270.000 in favore di (…) e (…) a titolo di risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti iure proprio per la morte di (…), oltre alla somma di Euro 1.000 per le spese di assistenza legale nel procedimento autorizzatorio dinanzi al giudice tutelare. (doc. da n. 1 a 9 fasc. parte conv.).

Il presente giudizio verte, pertanto, unicamente sulla quantificazione del danno per quanto attiene alle posizioni degli attori (…) e (…) e alla sussistenza dei presupposti per il riconoscimento del danno non patrimoniale (e alla sua conseguente quantificazione) per quanto attiene alla posizione di (…).

Ciò posto, in relazione al danno non patrimoniale richiesto dai congiunti ((…) e (…)) iure proprio è oramai acquisito il principio per il quale ai prossimi congiunti del soggetto, vittima primaria, che abbia subito lesioni personali seriamente invalidanti o, come nel caso di specie, sia deceduta a causa del fatto illecito altrui, spetta anche il risarcimento del danno non patrimoniale “concretamente accertato in relazione ad una particolare situazione affettiva con la vittima, non essendo ostativo il disposto dell’art. 1223 c.c., in quanto anche tale danno trova causa immediata e diretta nel fatto dannoso” (Cass. S.U. n. 9556/02, Cass. n. 8827/03, n. 4993/04 fino a Cass. n. 2228/12).

Con specifico riguardo al rapporto tra nuora e suocero (o suocera) la S.C. ha ribadito “il principio per cui in caso di domanda di risarcimento del danno non patrimoniale, proposta “iure proprio” dai congiunti della vittima di un illecito ai sensi dell’art. 2059 c.c., questi ultimi devono provare l’effettività e la consistenza della relazione affettiva, rispetto alla quale il rapporto di convivenza non assurge a connotato minimo di sussistenza, ma può costituire elemento probatorio utile a dimostrarne l’ampiezza e la profondità, e ciò anche ove l’azione sia proposta dal nipote per la perdita del nonno o dalla nuora o dal genero; infatti, non essendo condivisibile limitare la “società

naturale”, cui fa riferimento l’art. 29 Cost., all’ambito ristretto della sola cd. “famiglia nucleare”, il rapporto non di stretta parentela, per essere ritenuto giuridicamente qualificato e rilevante, non può essere ancorato alla sola convivenza, con esclusione automatica, nel caso di non sussistenza della stessa, della possibilità per tali congiunti di provare in concreto la sussistenza di rapporti costanti di reciproco affetto e di solidarietà con il familiare defunto” (cfr. Cass. n. 18069/2018 che richiama Cass. n. 21230/2016).

L’assenza di un rapporto di stretta parentela tra nuora e suocero (affini ai sensi dell’art. 78 cod. civ.) non è, dunque, di per sé ostativa al riconoscimento del danno non patrimoniale subito dalla nuora per la perdita del suocero laddove, al di là del rapporto di convivenza – che può costituire o meno un elemento da valutare per l’accertamento della sussistenza di una solida e duratura relazione affettiva – risulti dimostrato il pregresso ed effettivo reciproco vincolo di affetto familiare e l’intensità del legame affettivo.

L’individuazione dei soggetti a cui riconoscere il risarcimento del danno per perdita del prossimo congiunto può, pertanto, prescindere sia dal rapporto di stretta parentela, sia da un rapporto di convivenza, potendo assumere giuridica rilevanza ai fini della tutela risarcitoria anche il rapporto nonno/nipote o suocero/nuora (o genero), allorché risulti provata l’effettiva consistenza della relazione affettiva, rispetto alla quale il rapporto di convivenza non assurge a connotato minimo di esistenza, ma può eventualmente (a seconda dei casi) costituire elemento probatorio utile a dimostrarne l’ampiezza e la profondità (cfr. Cass. n. 4499/2019; n. 29332/2012; n. 21230/2016). In definitiva, il danno da perdita del rapporto parentale viene a configurarsi come un danno di natura non patrimoniale che un soggetto subisce in conseguenza dell’attività illecita posta in essere da un terzo ai danni di altra persona legata alla prima da un rapporto di natura familiare e/o affettiva ed è integrato non solo dallo stravolgimento di un sistema di vita che trovava le sue fondamenta nell’affetto e nella quotidianità di tale rapporto ma anche dalla sofferenza interiore derivante dal venir meno dello stesso (cfr. Cass. n. 23469/2018; Cass. n. 901/2018; Cass. n. 7513/2018).

Quanto ai criteri di liquidazione appare opportuno richiamare l’inquadramento sistematico delle varie figure di danno risarcibile che ha determinato il superamento del vecchio sistema tripolare e l’introduzione di un sistema risarcitorio bipolare contraddistinto dalla distinzione tra danno patrimoniale e danno non patrimoniale e fondato su una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c. nel cui ambito è dato ricomprendere ogni danno di natura non patrimoniale derivante da lesione di valori inerenti alla persona.

In particolare, in caso di danno da lesione parentale, può sussistere una sovrapposizione tra il danno biologico, il danno morale ed il danno alla vita di relazione, tutte voci che “rispondono a prospettive diverse di valutazione del medesimo evento lesivo, che può causare, nella vittima e nei suoi familiari, un danno medicalmente accertato, un dolore interiore e un’alterazione della vita quotidiana, sicché il giudice di merito deve valutare tutti gli aspetti della fattispecie dannosa, evitando duplicazioni, ma anche “vuoti” risarcitori” (Cass. n. 19402/2013). Il danno non patrimoniale poiché costituisce un danno-conseguenza deve essere allegato e provato, sebbene la prova possa essere fornita in via presuntiva ogni qual volta ricorrano dei presupposti che, in base alle nozioni di comune esperienza e secondo l’id quod plerumque accidit, in assenza di prova contraria, fanno presupporre l’effettiva sussistenza del danno, quali, in via meramente esemplificativa, lo stretto vincolo familiare, la convivenza, la consistenza del nucleo familiare, l’assenza di altri familiari conviventi, le abitudini di vita, l’età del soggetto deceduto e dei superstiti, (cfr. Cass. n. 13546/2006; n. 20667/2010; n. 9231/2013″ …in caso di perdita definitiva del rapporto

matrimoniale e parentale, ciascuno dei familiari superstiti ha diritto ad una liquidazione comprensiva di tutto il danno non patrimoniale subìto, in proporzione alla durata e intensità del vissuto, nonché alla composizione del restante nucleo familiare in grado di prestare assistenza morale e materiale, avuto riguardo all’età della vittima e a quella dei familiari danneggiati, alla personalità individuale di costoro, alla loro capacità di reazione e sopportazione del trauma e ad ogni altra circostanza del caso concreto, da allegare e provare (anche presuntivamente, secondo nozioni di comune esperienza) da parte di chi agisce in giudizio, spettando alla controparte la prova contraria di situazioni che compromettono l’unità, la continuità e l’intensità del rapporto familiare”).

Il danno da perdita del congiunto deve essere liquidato unitariamente come danno non patrimoniale comprensivo tanto della sofferenza soggettiva immediata che la perdita comporta quanto della sofferenza che accompagna la vita del superstite, contraddistinta dalla alterazione delle abitudini di vita che la morte del congiunto ha comportato; tale danno è, tuttavia, da tenersi distinto e da liquidarsi separatamente e in aggiunta al danno biologico eventualmente riportato dalla vittima secondaria e medicalmente accertato, costituendo una ulteriore componente del danno che va a incidere sul diritto alla salute, compromettendolo in via definitiva.

I criteri di liquidazione, rimessi alla prudente valutazione discrezionale del giudice, “devono tener conto dell’irreparabilità della perdita della comunione di vita e di affetti e della integrità della famiglia. La relativa quantificazione va operata considerando tutti gli elementi della fattispecie e, in caso di ricorso a valori tabellari, che vanno in ogni caso esplicitati, effettuandone la necessaria personalizzazione” (cfr. Cass. n. 10107/2011).

Detti principi sono stati puntualmente recepiti e trasfusi nell’elaborazione delle Tabelle Milanesi che contemplano una liquidazione unitaria del danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale, senza ingiustificate duplicazioni delle voci risarcitorie, prevedendo una forbice che consente di tener conto di tutte le circostanze del caso concreto quali la qualità e intensità del rapporto affettivo con la persona defunta, la sopravvivenza o meno di altri congiunti, la convivenza o meno di questi ultimi, la qualità e intensità della relazione affettiva familiare residua, lo sconvolgimento delle abitudini di vita del nucleo familiare.

Ne consegue che, superata la distinzione tra danno morale, esistenziale, alla vita di relazione, la quantificazione del danno da perdita del rapporto parentale va necessariamente operata tenendo conto di tutti i pregiudizi che lo compongono nella misura normalmente connessa a tale tipo di evento, e applicando un eventuale aumento percentuale a titolo di personalizzazione nel caso in cui sia allegato e provato in modo specifico e circostanziato un pregiudizio ulteriore rispetto a quelli già citati che non sia già presuntivamente compreso nel valore indicato nella tabella. Ciò premesso, per quanto attiene alla posizione di (…) deve essere, innanzitutto, evidenziato che la compagnia convenuta ha già liquidato in suo favore la somma di Euro 250.000,00 a titolo di risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale ma che alcuna somma è stata, invece, corrisposta a ristoro del danno psichico dallo stesso subito e accertato all’esito della ctu medico legale espletata nel presente giudizio.

Secondo l’orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità, difatti, la morte di un prossimo congiunto può causare nei superstiti sia una sofferenza morale per la perdita del rapporto parentale, sia un danno biologico vero e proprio, con la precisazione che quest’ultimo sussiste solo in presenza di una effettiva compromissione dello stato di salute fisica o psichica di chi lo invoca (cfr. Cass. n. 28423/2008).

Nella fattispecie in esame, in base alla relazione peritale del CTU, il cui contenuto e le cui conclusioni sono integralmente condivise da questa giudice in quanto lineari e immuni da vizi logici, oltre che accolte dai CTP rispettivamente nominati senza osservazioni, (…) a seguito dell’incidente stradale del padre ha riportato un trauma psichico che ha comportato un danno biologico psichico permanente nella misura del 6%.

In particolare, si legge nella CTU: “Il sig. (…) di anni 52, non presenta Disturbi psichiatrici endogeni, ha avuto un profilo di funzionamento sociale adeguato, con il raggiungimento di tappe significative sul lavoro, sui rapporti sociali; vi è la descrizione di una vita familiare serena e gratificante, sino all’incidente del padre; anche la morte della madre è stata una esperienza sollecitante, ma non ha comportato una sofferenza significativa grazie al buon assetto psichico del Periziando. Prima dell’evento lesivo, il sig. (…) aveva un buon livello di qualità della vita. La narrazione dell’evento critico rappresentato evidenzia una emotività importante che è correlata ad un Disturbo reattivo all’incidente stradale e la conseguente condizione di lutto improvviso.. L’osservazione clinica segnala che il Periziando presenta una sintomatologia psichiatrica di modesta rilevanza, con un assetto mentale di funzionamento che comporta un quadro caratterizzato da ansia, saltuaria irritabilità, che incidono sul piano dell’umore (fenomeni attivi depressivi). .La sintomatologia presente rileva la presenza di un assetto psicopatologico secondario ad un funzionamento post traumatico da stress. Sulla base di quanto sopra riportato si può affermare che il sig. (…) presenta un Disturbo di Adattamento non complicato con sintomi ansiosi e depressivi sec. DSM 5, in prevalenza una sintomatologia depressiva..La sintomatologia attualmente presente va integrata in un Quadro psichiatrico, che ben rappresenta l’assetto psicopatologico inquadrabile con un Reazione Traumatica Grave di Tipo Acuto, che ha comportato l’evolvere in ambito psichiatrico forense in un Disturbo di Adattamento non complicato”.

In definitiva, in relazione alla morte del padre, in conseguenza dell’investimento stradale, “(…) ha riportato un Disturbo di Adattamento non complicato con sintomi prevalentemente depressivi sec. DSM 5. Tali postumi sono stabilizzati, non sono previste modificazioni nel tempo e non necessitano di ulteriori terapie e interventi”.

La durata della malattia, ha precisato ancora il collegio, ha comportato che i postumi psichici descritti determinano un depauperamento delle attività ludiche e degli interessi precedentemente coltivati o della ricerca di nuovi; non hanno invece né hanno avuto incidenza sulle attività ordinarie della vita.

Va, pertanto, risarcito anche il danno alla salute subito da (…) per la morte del padre, in aggiunta a quanto già liquidato dalla compagnia a titolo di risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale.

In applicazione dei criteri di elaborazione giurisprudenziale adottati dal Tribunale di Milano le cui tabelle, aggiornate al 2021, prevedono una liquidazione congiunta del danno non patrimoniale conseguente alla lesione permanente dell’integrità psicofisica della persona sia nei suoi risvolti anatomo-funzionali che relazionali, nonché del danno non patrimoniale conseguente alle medesime lesioni in termini di sofferenza soggettiva, ossia dunque il danno biologico e il danno morale, unitariamente considerati, secondo un valore medio personalizzabile in ragione delle peculiarità del caso concreto, il danno non patrimoniale di natura permanente, considerata la percentuale di invalidità (6%) e l’età del danneggiato al momento dell’evento dannoso (48 anni), deve essere liquidato in Euro 9.457,00. Su tale somma, già rivalutata all’attualità, vanno calcolati gli interessi legali, previa devalutazione al momento del fatto (1.3.2017) e rivalutazione di anno in anno secondo gli indici Istat, dal fatto al soddisfo, per l’importo finale di Euro 9.907,14.

Quanto alla richiesta di aumento del 50% del suddetto importo a titolo di cd. personalizzazione si ritiene che nel caso di specie non sussistano i presupposti per il riconoscimento di ulteriori somme rispetto a quelle già liquidate atteso che le circostanze allegate sotto tale profilo o attengono alla sofferenza indubbiamente provata dal (…) per la perdita del padre e per le modalità con cui lo stesso ha appreso dell’avvenuto sinistro stradale e dell’esito letale (intervenendo personalmente sul luogo del sinistro nell’immediatezza del fatto), ovvero ai sintomi e alle manifestazioni del disturbo psichico accertato nella vita di tutti i giorni (“crisi di pianto”, “appiattimento dell’affettività”); si tratta, pertanto, di aspetti che o rientrano nel danno da perdita del rapporto parentale oppure integrano le conseguenze e gli effetti del danno psichico stesso e sono, dunque, in esso già ricompresi. Sotto tale profilo, dunque, il riconoscimento di una somma ulteriore a titolo di personalizzazione determinerebbe una inammissibile duplicazione del danno. Come stato più volte chiarito dalla S.C. “la lesione della salute risarcibile” si identifica “nella compromissione delle abilità della vittima nello svolgimento delle attività quotidiane tutte, nessuna esclusa: dal fare, all’essere, all’apparire”, sicchè lungi dal potersi affermare “che il danno alla salute “comprenda” pregiudizi dinamico-relazionali” dovrà dirsi “piuttosto che il danno alla salute è un danno “dinamico- relazionale””, giacché, se “non avesse conseguenze “dinamico-relazionali”, la lesione della salute non sarebbe nemmeno un danno medico-legalmente apprezzabile e giuridicamente risarcibile”. Ne deriva, pertanto, che “l’incidenza d’una menomazione permanente sulle quotidiane attività “dinamico-relazionali” della vittima non è affatto un danno diverso dal danno biologico”, restando, però, inteso che, in presenza di una lesione della salute, potranno si aversi le “conseguenze dannose più diverse, ma tutte inquadrabili teoricamente in due gruppi”, ovvero, “conseguenze necessariamente comuni a tutte le persone che dovessero patire quel particolare tipo di invalidità” e “conseguenze peculiari del caso concreto, che abbiano reso il pregiudizio patito dalla vittima diverso e maggiore rispetto ai casi consimili”. Orbene, se tutte tali conseguenze, indifferentemente, “costituiscono un danno non patrimoniale”, resta inteso che “la liquidazione delle prime tuttavia presuppone la mera dimostrazione dell’esistenza dell’invalidità”, laddove “la liquidazione delle seconde esige la prova concreta dell’effettivo (e maggior) pregiudizio sofferto”. In questo quadro, pertanto, “la perduta possibilità di continuare a svolgere una qualsiasi attività, in conseguenza d’una lesione della salute, non esce dall’alternativa: o è una conseguenza “normale” del danno (cioè indefettibile per tutti i soggetti che abbiano patito una menomazione identica), ed allora si terrà per pagata con la liquidazione del danno biologico; ovvero è una conseguenza peculiare, ed allora dovrà essere risarcita, adeguatamente aumentando la stima del danno biologico”, attraverso la sua “personalizzazione” (cfr. Cass. n. 14364/2019; n. 7513/2018). In sintesi, dunque, il riconoscimento di ulteriori voci di danno attraverso l’aumento dell’importo liquidato in base alle tabelle milanesi, presuppone che siano state specificamente allegate e provate peculiari circostanze del caso concreto che abbiano determinato conseguenze dannose diverse e ulteriori rispetto a quelle indefettibilmente e ordinariamente connesse al tipo di invalidità riportata, già previste e compensate dalla liquidazione unitaria tabellare.

La personalizzazione del danno può, dunque, trovare ingresso solo laddove le conseguenze dannose allegate siano diverse e ulteriori rispetto a quelle che, secondo l’id quod plerumque accidit, subirebbe una qualsiasi altra persona con la medesima invalidità. Ciò che, per le già esposte ragioni, non si riscontra nel caso di specie.

Quanto alla richiesta di riconoscimento di una maggior somma rispetto all’importo di Euro 250.000,00 già liquidato dalla compagnia nelle more della notifica dell’atto di citazione, ritiene questo Tribunale che, già tenuto conto del rapporto di sostanziale convivenza del (…) con il padre, dell’importanza centrale di tale figura per l’intero nucleo familiare e del supporto morale e materiale che il de cuius prestava quotidianamente a ciascun componente della famiglia, la somma già corrisposta sia congrua ed equa rispetto al range indicato dalle Tabelle Milanesi. Risulta, invece, insufficiente l’importo di Euro 20.000,00 liquidato in favore della minore (…), nipote del de cuius, ritenendosi più congruo l’importo massimo di Euro 146.120,00. Va rilevato a riguardo che dal quadro probatorio formatosi in corso di causa è emerso che (…) – che all’epoca dei fatti aveva 8 anni – aveva un rapporto di intenso affetto e familiarità con il nonno con il quale condivideva praticamente l’intera giornata nella quotidianità e, in particolare, gli accompagnamenti a scuola e alle attività extrascolastiche, il pranzo, i momenti di svago e di divertimento, i periodi di vacanza. I testimoni escussi sul punto hanno reso dichiarazioni univoche e concordanti confermando integralmente il rapporto di sostanziale convivenza e lo stretto legale affettivo (cfr. dichiarazioni della teste (…) “confermo che pranzavano insieme ed il nonno saliva e scendeva da un appartamento all’altro; lo so perché sono andata diverse volte a trovarli eravamo molto amici anche con il Sig. (…). Cap. 15) Confermo la circostanza perché come detto mi sono recata diverse volte da loro e anche lui veniva a trovarmi in bicicletta e mi raccontava della nipotina e che andava a prenderla a scuola. Viveva per questa nipotina. Cap. 19) Confermo che il Sig. (…) accompagnava la nipote a scuola e la andava a prendere e poi restava con lei fino a che non arrivavano i genitori a casa. Cap. 20) Confermo il Sig. (…) quando veniva da me mi raccontava: “E’ venuta giù (…) non voleva andare a scuola e io l’ho convita” Era orgoglioso di questa circostanza in quanto sapeva di quanto (…) era attaccata a lui. Cap. 21) Vero io ho assistito alcune volte che cenava con loro e metteva (…) a letto; ci teneva molto Cap. 22) Vero in estate era sempre con (…) il Sig. (…) e, quando la famiglia andava al mare, andava anche lui.”; dichiarazioni del teste (…)”: “… Cap. 19) Lo confermo era un nonno particolarmente presente. Io li vedevo che uscivano insieme e la scuola è vicino all’abitazione; è una piccola frazione Beinasco e ci si conosce. Cap. 20) Per la parte che vedevo il nonno nel giardino o nella via si vedeva che c’era un bel rapporto; la bambina guardava il nonno con ammirazione … Cap. 22) Confermo che si assentava per lunghi periodi per andare in vacanza con la famiglia non voleva staccarsi dalla nipotina. Confermo che passava tantissimo tempo con la nipotina a giocare in cortile o per strada.”).

Lo stretto legame affettivo tra (…) e il nonno si evince anche dalla documentazione fotografica prodotta in cui sono raffigurate scene di vita quotidiana nelle quali sono palesi l’intimità e l’intensità del rapporto (doc. n. 6, 13).

Va, inoltre, considerato che non solo (…) abitando al piano terreno della villetta bifamiliare al cui piano superiore viveva la famiglia di (…) si trovava in una situazione di sostanziale convivenza con la nipote, essendo presente quasi in ogni momento della giornata e praticamente sempre quando i genitori erano assenti, ma anche che era l’unico nonno per la minore che ha così perso definitivamente l’ultimo componente della famiglia che assurgesse al “ruolo” di nonno, in un periodo della crescita in cui normalmente il minore inizia ad assumere maggiore consapevolezza dei legami e a consolidare gli affetti già acquisiti.

Ciò posto, dalla somma complessiva di Euro 146.120,00 va dedotto l’importo di Euro 20.000,

pacificamente corrisposto dalla compagnia in favore di (…) con assegno emesso il 27.9.2017 (doc. n. 9) e trattenuto in acconto sul maggior danno (a seguito di riemissione), con la conseguenza che, ai fini del calcolo della rivalutazione monetaria e degli interessi, al fine di evitarne la duplicazione sulle somme già versate, occorrerà:

– devalutare l’intero credito risarcitorio alla data del sinistro;

– calcolare la rivalutazione anno per anno secondo gli indici Istat sul detto importo devalutato dalla data del sinistro fino al versamento dell’acconto;

– detrarre dall’importo così ottenuto l’acconto versato;

– calcolare sulla differenza rivalutazione monetaria e interessi dalla data di versamento dell’acconto alla presente pronuncia.

Secondo i principi espressi dalla nota sentenza n. 1712 del 17.2.1995 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, gli acconti devono essere detratti in modo tale che i termini del calcolo siano omogenei e dunque non dal totale già attualizzato e maggiorato di interessi ad oggi, ma sottraendoli dal valore del danno comprensivo di rivalutazione e interessi maturati alla data del versamento di ciascun acconto e ricalcolando da tale data rivalutazione e interessi solo sulla somma residua al netto degli acconti stessi.

Ne consegue che l’importo ancora dovuto ad oggi (calcolato secondo i criteri esposti con i programmi in uso all’ufficio) è pari a Euro 126.984,03, importo rivalutato all’attualità e già comprensivo di interessi.

Su tale importo, che con la liquidazione diviene debito di valuta, maturano gli interessi legali dalla data della presente sentenza al saldo.

Per quanto attiene, infine, alla posizione della nuora (…), richiamati i principi già esposti sulla astratta possibilità della tutela risarcitoria della lesione del rapporto di affinità nuora/suocero, ai fini della quantificazione del danno, in assenza di parametri tabellari ad hoc, considerata la specificità del caso concreto, ossia il rapporto di sostanziale convivenza, l’assenza per l’attrice di entrambe le figure genitoriali, l’assistenza quotidianamente prestata dal suocero nella cura e gestione della figlia minore (quale è emersa dalle prove già richiamate), ritiene questo Tribunale di poter assimilare il rapporto in esame a quello tra genitore e figlio, che maggiormente si avvicina al rapporto che nel caso di specie si era instaurato tra le parti.

Se, dunque, il parametro di riferimento può essere quello minimo previsto dalle Tabelle Milanesi per la perdita di un genitore, lo stesso va opportunamente adeguato alla indubbia diversità del rapporto tra suocero e nuora e quello tra padre e figlia che seppur assimilabili non sono del tutto coincidenti, anche laddove si consideri la sussistenza di un legame affettivo forte e duraturo. Ciò anche solo se si consideri che il rapporto tra nuora e suocero generalmente inizia con l’insorgere della relazione sentimentale tra il figlio e la (futura) nuora e ha, dunque, inevitabilmente una durata pregressa molto più limitata nel tempo rispetto a quello tra padre e figlio che inizia con la nascita e ha indiscutibilmente connotati del tutto diversi.

Ne consegue che, apportando gli opportuni correttivi e riducendo l’importo di Euro 168.250,00 del 60%, si ottiene la somma di Euro 67.300,00 da ritenersi equa per la perdita subita da (…).

Occorre precisare che nella quantificazione del danno si è tenuto conto non solo della strettissima vicinanza del de cuius al nucleo familiare centrale e dell’apporto quotidiano e fondamentale dal medesimo fornito a sostegno dell’intera famiglia ma anche delle conseguenze pregiudizievoli che la sua improvvisa e imprevista scomparsa ha determinato rispetto alle abitudini di vita proprie di (…) che, in base a quanto risulta dalla documentazione prodotta, ha modificato anche tipologia e turni di lavoro (doc. n. 19).

Quanto al danno patrimoniale vanno riconosciute all’attore (…) le seguenti somme:

– Euro 5.400,00 (doc. n. 10) per spese funerarie;

– Euro 2.911,89 (doc. n. 4 e 11) per l’assistenza prestata dal CTP ing. (…) in sede penale per l’accertamento della dinamica del sinistro e, dunque, rimborsabili in quanto spese causalmente determinate dal sinistro in oggetto e necessarie alla tutela delle proprie ragioni (e, segnatamente, alla partecipazione agli accertamenti tecnici disposti dall’autorità giudiziaria in fase di indagini preliminari per ricostruire le dinamiche del sinistro, al fine di poter successivamente intraprendere le opportune iniziative legali tese a ottenere il risarcimento dei danni subiti). Tali spese vanno qualificate, pertanto, come danno emergente, risarcibile in questa sede. Sul punto, occorre ancora rammentare che: – l’esercizio di autonoma azione civile, per il risarcimento del danno derivante da reato, in luogo della costituzione di parte civile nel processo penale costituisce una facoltà accordata all’interessato dall’ordinamento (art. 75 c.p.p.), e il suo esercizio non può quindi venire a detrimento dello stesso; – nel momento in cui l’interessato sceglie di promuovere un separato giudizio, perde la possibilità di recuperare in sede penale le spese sostenute nella fase delle indagini preliminari, atteso che la relativa liquidazione avviene solo nella successiva fase processuale;

– Euro 366,00 (doc. n. 15) per la consulenza medico legale di parte redatta ante causam necessaria per l’accertamento e la quantificazione del danno psichico (qui riconosciuto) subito da (…);

– Euro 610,00 (doc. prodotto con le note 7.12.2020) per l’attività di assistenza quale CTP prestata dal dr. (…);

– Euro 386,21 (doc. n. 16) per le spese mediche sostenute (non oggetto di contestazione);

– Euro 731,00 (doc. n. 20 e 21) per le spese del campo estivo frequentato da (…) nei due anni immediatamente successivi al decesso del nonno. Si tratta, anche in questo caso, di spese causalmente determinate dalla improvvisa scomparsa di (…) che fino a quel momento si era sempre occupato della minore durante il periodo estivo di sospensione dell’attività scolastica (come è emerso dalle prove testimoniali acquisite).

per l’ammontare complessivo di Euro 10.405,10.

Non può, invece, essere riconosciuto l’importo di Euro 2.500,00 a titolo di spese legali per l’assistenza prestata dai legali nell’ambito del procedimento penale in quanto da ritenersi assorbite da quelle relative al presente procedimento solo nell’ambito del quale è stata avanzata la richiesta risarcitoria. Quanto alla richiesta di Euro 1.000 per l’attività che dovrà essere svolta dinanzi al giudice tutelare per ottenere l’autorizzazione all’incasso delle somme in questa sede riconosciute, si ritiene che l’importo di Euro 1.000 già versato sia satisfattivo anche rispetto a tale attività.

In definitiva, (…), la (…) e la (…) S.p.A. vanno condannati in solido al pagamento delle seguenti somme:

– Euro 9.907,14, oltre interessi legali dalla presente pronuncia al saldo in favore di (…);

– Euro 10.405, 10, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria dalla data dei singoli pagamenti al saldo in favore di (…);

– Euro 126.984,03 in favore di (…), oltre interessi legali dalla presente pronuncia al saldo;

– Euro 67.300 in favore di (…), oltre interessi legali dalla presente pronuncia al saldo.

Le spese di lite, incluse quelle di ctu, seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo sul valore del decisum (Cass. n. 197/2020) e in base ai parametri medi di cui al D. M. 10 marzo 2014 n. 55, con aumento del 30% per ogni parte oltre la prima.

P.Q.M.

Il Tribunale, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da (…) e (…), in proprio e quali genitori esercenti la potestà sulla minore (…), contro (…) SP A., (…) e (…), ogni contraria istanza ed eccezione disattesa, così provvede:

1) Accoglie parzialmente la domanda e per l’effetto condanna (…) SPA., (…) e (…), al pagamento in solido delle seguenti somme:

– Euro 9.907,14, oltre interessi legali dalla presente pronuncia al saldo, in favore di (…);

– Euro 10.405, 10, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria dalla data dei singoli pagamenti al saldo, in favore di (…);

– Euro 126.984,03, oltre interessi legali dalla presente pronuncia al saldo, in favore di (…);

– Euro 67.300, oltre interessi legali dalla presente pronuncia al saldo, in favore di (…).

2) Condanna (…) SPA., (…) e (…) al pagamento in solido in favore di (…) e (…) delle spese processuali che liquida in complessivi Euro 21.488,00, oltre a Euro 122,48 per spese imponibili, Euro 1743,76 per spese esenti, rimborso sulle spese generali nella misura del 15%, nonché Iva e Cpa e successive occorrende.

3) Pone le spese di CTU definitivamente a carico di (…) S.P.A., (…) e (…) in solido. Così deciso in Torino il 22 ottobre 2021.

Depositata in Cancelleria il 26 ottobre 2021.


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