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Fare una parodia è plagio?

15 Febbraio 2022
Fare una parodia è plagio?

Copyright: quando la riproduzione di un’opera altrui senza consenso del titolare costituisce esercizio del diritto di satira e non viola il diritto d’autore. 

Utilizzare un estratto di un’opera altrui per realizzare una parodia, ad esempio attraverso un doppiaggio audio o un fotomontaggio video, può costituire violazione del copyright e quali potrebbero essere le conseguenze per l’artefice di tale condotta? 

Per stabilire se fare una parodia è plagio dobbiamo partire dalla legge sul diritto d’autore e dalle previsioni in essa contenute. Tra queste si scoprirà infatti che esistono dei casi in cui è lecito l’utilizzo dell’opera altrui senza necessariamente dover acquisire prima il consenso del legittimo titolare. Sicché, chi estrae un frammento audio, un’immagine o uno spezzone video non commette illecito né tantomeno può essere denunciato quando sussistono le eccezioni contemplate dalla legge.  

Ma cosa si intende per “parodia”? La parodia è quell’opera creativa originale che trae libera ispirazione da un’opera precedente, deformandone le caratteristiche salienti e pervenendo quindi ad un’opera con delle fattezze strutturalmente diverse da quella parodiata e spesso con degli effetti completamente opposti.

Ma procediamo con ordine e scopriamo se e quando fare una parodia è plagio e quando invece tale comportamento è pienamente lecito.

Si può utilizzare un’opera altrui senza violare il diritto d’autore?

Per utilizzare un’opera altrui o un estratto di essa è, in generale, necessario chiedere l’autorizzazione al titolare. Questi potrebbe subordinare il proprio consenso al pagamento di un prezzo; è suo diritto farlo in quanto titolare della creazione.

Nessuno quindi può appropriarsi di un’opera altrui o di una parte di essa senza il consenso del relativo proprietario. Neanche se questa è stata già pubblicata su Internet e, nella relativa pagina, non è espressamente previsto alcun divieto (come ad esempio “all rights reserved” oppure “è vietata la riproduzione”). L’opera infatti è protetta dalla legge sin dalla sua nascita, indipendentemente da espliciti disclaimer riportati dal suo autore. 

Quanto sopra vale solo per le opere dell’ingegno (come foto, musica, video, testi) che abbiano carattere «creativo» ossia presentino originalità che sia frutto dell’inventiva del suo autore. Una foto scattata senza grossi accorgimenti a una strada o a un paesaggio, così come una tarantella popolare e banale possono essere liberamente riprodotte da terzi in quanto non tutelate dal diritto d’autore.

Quando si può utilizzare un’opera altrui senza il consenso del titolare?

L’articolo 70 della legge sul diritto d’autore prevede delle deroghe al ricorrere delle quali è possibile utilizzare un’opera altrui senza dover chiedere il consenso al titolare. Ciò succede nelle seguenti circostanze.

Diritto di critica

Quando si intende discutere di un’opera o “criticarla” (non necessariamente in modo negativo: si pensi a chi intende fare una recensione su un libro o un film oppure a chi vuol aprire un forum per un dibattito) è consentito il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti dell’opera stessa e la sua comunicazione al pubblico.  

Anche se la legge non fa riferimento a “quantità” di opera utilizzabili liberamente, non deve chiaramente trattarsi di una riproduzione integrale. Bisogna quindi rispettare i limiti giustificati da tali fini e, in ogni caso, l’uso non deve costituire una concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera (si pensi al caso di chi faccia un riassunto di un film dall’inizio alla fine dello stesso, togliendo peraltro la sorpresa del finale o a chi sintetizzi un intero libro prendendo da esso le parti più salienti e così togliendo ogni interesse nel lettore ad acquistare la versione completa).

Il riassunto, la citazione o la riproduzione devono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, nel caso di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta.

Insegnamento e ricerca

È altresì consentito il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di un’opera se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica. In tali casi, però, l’utilizzo deve avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali. Quindi, ben venga un’antologia scolastica o una ricerca fatta da alunni universitari che prelevi brani tratti da altri libri, proprio perché in questi casi non c’è uno scopo di lucro.

È consentita altresì la libera pubblicazione attraverso Internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, ma solo per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro.

Anche in questo caso il riassunto, la citazione o la riproduzione devono indicare il titolo dell’opera, il nome dell’autore e dell’editore.

Parodia: è plagio?

Come visto, l’articolo 70 della legge sul diritto d’autore non contempla espressamente la parodia tra le eccezioni alla necessità di acquisire il consenso del titolare dell’opera. Tuttavia, si ritiene che essa possa rientrare nel concetto di discussione e critica. Sicché, anche la parodia non costituisce plagio laddove riproduca solo un breve estratto dell’opera e questa non entri in concorrenza con quella originale. Inoltre, è sempre necessario indicare il nome del titolare del diritto d’autore. 

L’articolo 5 della direttiva europea sull’armonizzazione del diritto d’autore (direttiva n. 2001/29), pur salvaguardando il diritto d’autore, dispone che un’opera può essere utilizzata senza il consenso del titolare del diritto se chi la usa lo fa con una finalità di caricatura, parodia o pastiche (ossia di imitazione).

Inoltre, il diritto di satira è riconosciuto e tutelato nell’ordinamento italiano quale particolare espressione della libertà di manifestazione del pensiero e di critica ed è dunque ricompreso nell’ambito di tutela garantita dall’art. 21 cost.

In tale prospettiva, la satira si configura quale diritto di critica esercitato in forma sarcastica ed ironica e, pertanto, in relazione all’intrinseca esasperazione grottesca dei toni che in genere la contraddistinguono, la valutazione del legame funzionale tra la forma espressiva e il giudizio critico-valutativo che essa comunque manifesta non può implicare il rigoroso rispetto di parametri espressivi improntati a criteri di stretta razionalità e di adeguatezza in genere richiamati a proposito del diritto di critica.

Addirittura, secondo la Corte di Giustizia Europea [1] la parodia può essere considerata un’opera a sé stante, staccata da quella “parodiata” (da cui cioè ha preso le mosse) e, dunque, tutelabile autonomamente dagli altrui plagi. In buona sostanza, la parodia è coperta anch’essa dal copyright e tutelata dalla legge sul diritto d’autore. Affinché però ciò possa avvenire è necessario che: 

  • la parodia si distingua chiaramente dall’opera originale: la parodia cioè, se anche non riveste un elemento essenziale dell’opera, deve essere facilmente percepibile dallo spettatore;
  • la parodia deve sostanziarsi in un atto umoristico o canzonatorio, deve cioè essere rivolta a far ridere o a prendere in giro, anche se in modo pungente. Non si deve però sconfinare nella diffamazione dell’autore.

Come chiarito anche dalla nostra giurisprudenza interna [2] l’opera d’arte che si prende beffa di un’altra e, a tal fine, trasmetta un messaggio creativo, originale ed autonomo chiaramente percepibile non può considerarsi una contraffazione dell’opera appropriata, ma deve ritenersi lecita in virtù dell’esimente della parodia, secondo quanto argomentato dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea [1]. La parodia è infatti riconosciuta come diritto costituzionalmente garantito nell’ordinamento interno dagli artt. 21 e 33 della Costituzione.

Secondo la Corte di Giustizia UE, il titolare del diritto d’autore può impedire la parodia della propria opera se contiene messaggi discriminatori, La parodia – osservano i giudici – deve consistere in una riproduzione che evoca un’opera esistente, «pur presentando percettibili differenze» e deve avere un carattere umoristico o canzonatorio. Non è richiesto invece che abbia una sua originalità. In presenza però di un messaggio discriminatorio è evidente che il titolare del diritto d’autore può richiedere che l’opera protetta non sia ricondotta alla parodia ed essere tutelato laddove intenda prendere le distanze dalla riproduzione in chiave umoristica. 


note

[1] C. Giust. UE sent. Deckmyr/Vandersteen C -201 -13.

[1] Trib. Milano Sez. Proprietà Industriale e Intellettuale, 14/07/2011. Tribl. Venezia Sez. spec. Impresa, 07/11/2015

Autore immagine: depositphotos.com


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