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Quando la parodia non viola il diritto d’autore: ultime sentenze

15 Febbraio 2022
Quando la parodia non viola il diritto d’autore: ultime sentenze

Parodia ed esercizio del diritto di satira: legittimità della riproduzione dell’opera altrui.

Parodia: non è vietata 

L’opera d’arte appropriazionista che facendo uso del détournement, dello scandalo e della beffa, trasmetta un messaggio creativo, originale ed autonomo chiaramente percepibile non può ridursi a mera contraffazione dell’opera appropriata, ma deve ritenersi lecita in virtù dell’esimente della parodia, secondo quanto argomentato dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea n. 201 del 3 settembre 2014 (C-201/2013), essendo la parodia medesima riconosciuta come diritto costituzionalmente garantito nell’ordinamento interno dagli artt. 21 e 33 della Costituzione.

Tribunale Venezia Sez. spec. Impresa, 07/11/2015

Nozione di parodia e diritto d’autore

L’art. 5, par. 3, lett. k), della direttiva 2001/29/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, dev’essere interpretato nel senso che la nozione di «parodia» di cui a tale disposizione costituisce una nozione autonoma del diritto dell’Unione.

La parodia ha come caratteristiche essenziali, da un lato, quella di evocare un’opera esistente, pur presentando percettibili differenze rispetto a quest’ultima, e, dall’altro, quella di costituire un atto umoristico o canzonatorio.

La nozione di «parodia», ai sensi di detta disposizione, non è soggetta a condizioni in base alle quali la parodia dovrebbe mostrare un proprio carattere originale, diverso dalla presenza di percettibili differenze rispetto all’opera originale parodiata, dovrebbe poter essere ragionevolmente attribuita ad una persona diversa dall’autore stesso dell’opera originale, dovrebbe essere incentrata proprio sull’opera originale o dovrebbe indicare la fonte dell’opera parodiata. Ciò premesso, l’applicazione, in una situazione concreta, dell’eccezione per parodia deve rispettare un giusto equilibrio tra, da un lato, gli interessi e i diritti delle persone indicate agli articoli 2 e 3 di tale direttiva e, dall’altro, la libertà di espressione dell’utente di un’opera protetta. Spetta al giudice del rinvio valutare, se l’applicazione dell’eccezione per parodia, ai sensi dell’art. 5, par. 3, lett. k), della direttiva 2001/29, rispetti tale giusto equilibrio (la Corte si è così pronunciata nella controversia in merito alla pubblicazione di un calendario in cui era stato riprodotto e parodiato un disegno somigliante ad un altro che figurava sulla copertina di un album di fumetti).

Corte giustizia UE grande sezione, 03/09/2014, n.201

Non dà luogo a violazione del diritto di autore (nella specie, diritto di elaborazione) la trasformazione di un’opera di scultura che, per tratti, dimensioni, materiali, forme, si presenta diversa sia in senso materiale che concettuale rispetto all’opera cui si ispira, mentre, viceversa, è fornita di proprio carattere creativo.

Ai fini della considerazione dell’opera parodistica l’esame deve essere condotto non tanto evidenziando le identità o somiglianze con l’opera originale, bensì considerando se l’opera derivata nel suo complesso, pur riproducendo – tanto o poco – l’opera originale e comunque ispirandosi ad essa, se ne discosti per trasmettere un messaggio artistico diverso. Si deve pertanto distinguere chi copia, riproduce illecitamente e quindi contraffà un’opera altrui e chi reinterpreta quest’opera al fine di tradurla in un’espressione artistica diversa, di per sé creativa e idonea a trasmettere un messaggio proprio.

L’elaborazione creativa si differenzia dalla contraffazione in quanto, mentre quest’ultima consiste nella sostanziale riproduzione dell’opera originale, con differenze di mero dettaglio che sono frutto non di un apporto creativo ma del mascheramento della contraffazione, l’elaborazione creativa si caratterizza per una rivisitazione, una variazione, una trasformazione dell’opera originale mediante un riconoscibile apporto creativo.

Occorre distinguere fra rivisitazione dell’opera di un artista al fine di rendere omaggio alla sua arte e di seguirne e attuarne gli insegnamenti, ovvero di farne una rielaborazione (a fini di critica, di parodia e simili), dal caso in cui si realizza il plagio dell’opera: nelle prime ipotesi indicate, infatti, si può ravvisare un’elaborazione creativa, originale ed autonoma, che manca invece nell’ultimo caso.

Tribunale Milano Sez. Proprietà Industriale e Intellettuale, 14/07/2011

Diffamazione, diritto di parodia e satira

In tema di diffamazione a mezzo stampa, non sussiste l’esimente del diritto di critica nella forma satirica qualora essa, ancorché a sfondo scherzoso e ironico, sia fondata su dati storicamente falsi; tale esimente può, infatti, ritenersi sussistente quando l’autore presenti in un contesto di leale inverosimiglianza, di sincera non veridicità finalizzata alla critica e alla dissacrazione delle persone di alto rilievo, una situazione e un personaggio trasparentemente inesistenti, senza proporsi alcuna funzione informativa e non quando si diano informazioni che, ancorché presentate in veste ironica e scherzosa, si rivelino false e, pertanto, tali da non escludere la rilevanza penale.

Cassazione penale sez. V, 27/10/2010, n.3676

In presenza di una vignetta satirica pubblicata su una rivista a diffusione nazionale, deve essere esclusa l’esimente del diritto di satira qualora l’immagine sia priva di qualsiasi connotazione paradossale atta a far intendere al lettore che l’autore non fa sul serio. In relazione alla scriminante del diritto di critica, questa non opera nell’ipotesi in cui il messaggio trasmesso risulti attribuire la responsabilità per un fatto determinato, idoneo a recare una gravissima lesione al patrimonio morale del soggetto rappresentato nella vignetta.

Cassazione civile sez. III, 08/11/2007, n.23314

Concorrenza 

Anche se non può aprioristicamente negarsi che una citazione parodistica di un altrui celebre marchio, pur se priva di intenti denigratori ed anzi decisamente celebrativa, possa determinare conseguenze negative sul complessivo messaggio veicolato dal segno, nel caso di specie l’accertamento dell’eventuale diluizione del marchio o dell'”attentato” alla sua reputazione deve effettuarsi in sede di giudizio di merito.

L’uso di elementi grafici in grado di evocare un celebre marchio, effettuato da un imprenditore concorrente quale ironica citazione di questo segno con evidenti finalità parodistiche, non è in grado di determinare un pericolo di confusione nei potenziali acquirenti o di far trarre all’imprenditore concorrente un indebito vantaggio commerciale in conseguenza della rinomanza del marchio in questione, posto che il consumatore medio del settore merceologico in oggetto appare dotato di intelligenza, diligenza, avvedutezza e cultura tali da fargli immediatamente percepire il vero scopo dell’operazione.

Tribunale Milano, 31/12/2009

Il titolo di una rivista, elaborato in termini parodistici (con apparente richiamo del titolo dell’opera parodiata, ma al fine di contrapporvisi, in senso comico-burlesco), ove si caratterizzi per valenza autonoma e originalità, deve considerarsi lecito e meritevole di tutela, in quanto l’agganciamento all’opera altrui, pur latamente di tipo parassitario, non è concorrenziale e dunque non sottrae mercato.

Esclusa ragionevolmente la confondibilità fra le testate «Gambero Rosso» e «Gambero Rozzo», sia per la difformità concettuale delle due espressioni, sia per la diversità delle soluzioni grafiche adottate, i giudici romani affrontano un tema di notevole interesse teorico e pratico − vale a dire se l’adozione come testata di un’espressione che appare costituire la parodia del titolo di una rivista affermata sul mercato integri gli estremi di una violazione del diritto d’autore su quel titolo (o comunque di un atto di sleale concorrenza) ovvero dei diritti sul marchio registrato coincidente con la testata parodiata − pervenendo ad una soluzione convincente e ben argomentata.

L’ordinanza esclude che nella fattispecie l’adozione del titolo «Gambero Rozzo» abbia determinato un’influenza negativa sul marchio rinomato anteriore pregiudicandone la rinomanza o il carattere distintivo (che anzi si sono incrementati nel tempo), dal momento che le pubblicazioni contraddistinte da quel titolo non presentavano caratteristiche intrinsecamente negative, volgari o comunque screditanti, costituendo invece autorevoli guide a locali che offrono una cucina più semplice, rustica e a buon mercato (e quindi in qualche modo «rozza»), contrapposti a quelli più raffinati e costosi selezionati dal «Gambero Rosso».

La chiara evocazione dell’altrui marchio rinomato ha tuttavia consentito all’iniziativa editoriale concorrente di istituire un richiamo, nella mente del pubblico, alle pubblicazioni contraddistinte da quel marchio, traendo un indebito vantaggio da quell’accostamento, consistente nella possibilità di trasferire sulle proprie pubblicazioni i pregi riconosciuti alla più nota collana precedente, e quindi in un «approfittamento dei valori acquisiti» dal segno anteriore rinomato, la cui fama viene così sfruttata a fini commerciali. È fra l’altro degno di nota il fatto che l’ordinanza non giunge alla perentoria conclusione che la parodia del marchio rinomato altrui costituisce sempre un illecito quando sia attuata con finalità commerciali, sottolineando invece che nella fattispecie si era in realtà al di fuori dell’esercizio di un diritto di critica o satira, in quanto lo scopo della pubblicazione seconda nel tempo non era quello di criticare o deridere il segno richiamato o i prodotti editoriali che designa (che potrebbe essere ritenuto «giusto motivo» per consentire l’uso anche commerciale di un segno costituente l’effettiva parodia di un marchio celebre), ma di sfruttarne il richiamo per affermare più facilmente sul mercato un prodotto analogo.

Tribunale Roma, 23/06/2008

Il diritto di “satira” è riconosciuto e tutelato nell’ordinamento italiano quale particolare espressione della libertà di manifestazione del pensiero e di critica ed è dunque ricompreso nell’ambito di tutela garantita dall’art. 21 cost..

Invero se per un verso la satira non si propone di rappresentare una situazione od un fatto nei suoi termini reali ed effettivi, tuttavia dalla realtà stessa trae spunti per l’espressione di un giudizio critico su di essa tramite riferimenti ed immagini di natura comica e paradossale.

In tale prospettiva la satira si configura quale diritto di critica esercitato in forma sarcastica ed ironica e pertanto, in relazione all’intrinseca esasperazione grottesca dei toni che in genere la contraddistinguono, la valutazione del legame funzionale tra la forma espressiva e il giudizio critico-valutativo che essa comunque manifesta non può implicare il rigoroso rispetto di parametri espressivi improntati a criteri di stretta razionalità e di adeguatezza in genere richiamati a proposito del diritto di critica.

Tali criteri risulterebbero di fatto incongrui rispetto a raffigurazioni satiriche in forma sarcastica e paradossale, cui per antica tradizione si connettono anche espressioni ed immagini non di rado pesanti e velenose.

Il diritto di satira può essere esercitato anche con la tecnica della “parodia”, pubblicata sul proprio sito, della home page del sito altrui parodiato satiricamente.

La parodia consiste nello svolgimento dei contenuti concettuali dell’opera parodiata (nel radicale ribaltamento del suo significato, nella realizzazione della relativa antitesi sostanziale, nell’inversione sostanziale del mezzo espressivo) operato, per finalità comiche, burlesche o – appunto – satiriche attraverso l’utilizzazione dei suoi stessi elementi estrinseci e la conservazione della sua forma esteriore.

Il fenomeno della parodia – peraltro in sé non normativamente definito ma di antica e costante tradizione – si esplica secondo canoni o schemi non predefiniti e implica un ineliminabile carattere di parassitismo rispetto all’opera parodiata, nel senso che essa trova fondamento proprio nella preesistenza di un’opera di riferimento cui operare ripetuti rimandi in chiave deformante.

L’opera parodistica ha natura di opera autonoma (in quanto implica comunque una sia pur modesta attività creativa), e dunque protetta ex artt. 1 e 2 l.a., e sfugge alla necessità di un preventivo consenso da parte dell’autore dell’opera originaria o comunque del soggetto cui essa risulta indirizzata (consenso che difficilmente sarebbe concesso).

Tribunale Milano sez. fer., 13/09/2004

La parodia, quale tecnica utilizzata per raggiungere l’effetto satirico, pur trovando fondamento nella preesistenza di un’opera di riferimento, gode di natura autonoma e sfugge pertanto alla necessità del consenso dell’autore dell’opera parodiata.

Tribunale Milano, 07/09/2004

La parodia è lecita

Pur in mancanza di una espressa considerazione del nostro ordinamento, il genere dell’opera parodistica è pertanto riconducibile alla disciplina delle opere dell’ingegno dotate di autonoma individualità e liceità, quale unica interpretazione armonica coi precetti degli art. 21 e 33 cost. volti a garantire la libertà di manifestazione del pensiero e della creazione artistica, e dovendosi prescindere completamente da ogni giudizio di valore che il paragone tra opera parodiata e parodia può suscitare, così come da qualsiasi apprezzamento di natura etica o estetica.

Tribunale Napoli, 15/02/2000

Elementi caratteristici della parodia sono la derivazione della stessa da un’opera preesistente ed il carattere comico burlesco atto a capovolgere il senso dell’opera parodiata, lo stravolgimento dei contenuti concettuali dell’opera parodiata, il radicale ribaltamento del suo significato, la realizzazione della relativa antitesi sostanziale, l’inversione sostanziale del mezzo espressivo, operato per finalità comiche, burlesche o satiriche, attraverso l’utilizzazione dei suoi stessi elementi estrinseci e la conservazione della sua forma esteriore.

Tribunale Napoli, 15/02/2000



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