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Dopo Megaupload si autosospendono i servizi di filehosting. È guerra!

30 gennaio 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 gennaio 2012



La chiusura da parte dell’FBI di Megaupload, uno dei più grandi servizi di file hosting al mondo, cade proprio in concomitanza con l’incombente decisione sulla SOPA da parte del Governo Americano e gli Internauti sono pronti a dare battaglia per tutelare la libertà sul Web.

È stata una settimana davvero movimentata per il Web. A sollevare le critiche ci ha pensato inizialmente la SOPA (Stop Online Piracy Act), una proposta di legge allo studio da parte del Governo americano che permetterebbe ai possessori di copyright di agire nei confronti di tutti i siti che diffondono materiale protetto da diritto d’autore. Un provvedimento molto più restrittivo di quelli attuali, di cui abbiamo già parlato qua: https://www.laleggepertutti.it/sopa-il-blocco-di-internet-e-la-rivoluzione-bianca/

Se la normativa venisse approvata, molti siti dovrebbero chiudere incapaci di sostenere i costi per il controllo dei contenuti che ospitano; altrettanto varrebbe per quelli legali, obbligati a dimostrare la loro estraneità a condotte illecite. Così, dopo le numerose proteste sul Web, i promotori della SOPA hanno fatto un passo indietro e la proposta è stata messa in standby.

A buttare benzina sul fuoco ci ha pensato però l’FBI con la chiusura di Megaupload e Megavideo e il conseguente arresto del suo fondatore Kim Dotcom e di alcuni gestori dei servizi.

Per anni questi siti sono stati utilizzati da milioni di utenti per la condivisione di file e la fruizione in streaming di filmati. Come accade spesso in questi casi, molti hanno abusato dei servizi per diffondere materiale protetto da copyright.

I gestori dei servizi di filehosting si erano ritenuti in un certo senso al sicuro da ogni provvedimento di questo genere, poiché non direttamente responsabili dei contenuti caricati dai vari utenti. In altre parole, un sito di hosting si limita a fornire i server su cui sono salvati i file, ma non fornisce un motore di ricerca per gli stessi: solo la persona che li carica conosce il link diretto e il contenuto del materiale. Se poi il sito riceve la segnalazione riguardo a qualche file illegale, provvede a rimuoverlo velocemente. In questo modo il responsabile della condivisione del materiale coperto da Copyright rimane l’utente che ha caricato il file sul servizio.

Non deve averla pensata così l’FBI che invece ha considerato direttamente responsabile Megaupload e i suoi gestori. Si apre ora uno scenario molto difficile da decifrare perché ancora non ci sono regole certe. Il Web si evolve a un ritmo molto rapido e le leggi attualmente in essere si dimostrano spesso inadeguate.

Proprio per questo, diversi servizi di filehosting, come FileSonic, si sono autosospesi per non rischiare di subire la stessa sorte di Megaupload.

Contemporaneamente si sono moltiplicate le azioni di protesta da parte degli internauti. Ha iniziato il gruppo Anonymous, attaccando diversi siti del Governo americano e di diverse aziende legate ai media digitali come la Universal, la Recording Industry Association of America (Riaa) e la Motion Picture Association of America (Mpaa).

La prossima mossa è quella di portare la battaglia su un campo legale.

Così il Partito Pirata catalano (PP-Cat) ha lanciato un’iniziativa per raccogliere quanti più sostenitori possibili per fare causa all’FBI, accusato di aver impedito a milioni di utenti di poter accedere ai propri dati personali.

La chiusura di Megaupload, secondo la tesi di PirateParty, oltre a non essere efficace (infatti i contenuti illegali continuano a girare in rete attraverso altri servizi), ha violato gli articoli 197 e 198 del codice penale spagnolo (appropriazione indebita di dati personali).

In altre parole, per tutelare gli interessi delle major, sono stati violati i diritti di tantissimi utenti che utilizzavano questi servizi per salvare file e dati personali perfettamente legittimi e che ora non sono più accessibili proprio a causa della chiusura degli stessi.

Viene inoltre fatto notare come i file considerati illegali dalle autorità americane, non necessariamente lo sono anche per altri Paesi.

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