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Mutuo di scopo: se non si rispetta il programma, il contratto è nullo

9 Agosto 2015
Mutuo di scopo: se non si rispetta il programma, il contratto è nullo

Mutuo di scopo e mutuo ipotecario: nullità del primo per mancata realizzazione dell’attività stabilita nella clausola di destinazione.

La caratteristica del mutuo di scopo, a differenza di quello fondiario, è la concessione di una somma, da parte della banca finanziatrice, per una determinata attività stabilita dalle parti in contratto: perciò la destinazione delle somme mutuate allo specifico fine predeterminato è parte inscindibile dell’accordo. Con la conseguenza che proprio la presenza di tale clausola di destinazione comporta che, qualora non sia poi realizzato il progetto, il contratto è nullo. Risultato: il mutuatario non sarà più tenuto a restituire alla banca quanto dalla stessa dato in prestito.

È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

La vicenda

Il debitore di una banca ed il relativo fideiussore ricorrevano in Cassazione contestando alla banca di aver utilizzato parte della somma richiesta per un finanziamento per ripianare le passività derivanti dal precedente prefinanziamento, con violazione del fine proprio del mutuo di scopo, trattandosi di finanziamento agevolato volto all’impianto, ampliamento ed ammodernamento dei macchinari per l’impresa artigiana.

Scopo vincolato

La Cassazione ha ricordato che il mutuo di scopo è connotato dall’obbligo del mutuatario di realizzare l’attività programmata: perciò la destinazione delle somme mutuate è parte inscindibile del regolamento di interessi voluto dalle parti.

Diverso è il caso del mutuo fondiario, dove la banca concede la somma dietro semplice garanzia di ipoteca sull’immobile, ma la somma può essere utilizzata dal mutuatario con ampia libertà e discrezionalità.


note

[1] Cass. sent. n. 2409/15 del 9.02.2015.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 11 dicembre 2014 – 9 febbraio 2015, n. 2409
Presidente Forte – Relatore Nazzicone

Svolgimento del processo

Con sentenza del 26 marzo 2007, la Corte d’appello dell’Aquila ha confermato la sentenza del Tribunale di Pescara del 10 luglio 2003, la quale aveva respinto l’opposizione proposta da D.G.V. e D.C.G. , rispettivamente debitore principale e fideiussore, al decreto ingiuntivo emesso su istanza della Cassa di Risparmio di Pescara e Loreto Aprutino s.p.a. per il pagamento della somma di L. 65.223.725, concernente la restituzione di un finanziamento artigiano cambiario a tasso agevolato, in seguito all’esercizio del diritto previsto nella clausola risolutiva espressa, di cui la banca si era avvalsa.
La corte territoriale ha ritenuto operante la clausola in questione, pattuita nel contratto di finanziamento, in virtù dell’inadempimento all’obbligo di corrispondere la rata del mutuo, come dimostrato dal mancato pagamento della cambiale di L. 4.193.065, anche dopo la sua presentazione e protesto; ha reputato a tal fine irrilevante la levata del protesto oltre il termine, dato che ciò non diminuiva l’inadempienza, anzi accentuandone la gravità; la presentazione del titolo “a persona qualificatasi come incaricata” restava, parimenti, irrilevante, essendo avvenuta presso il domicilio del debitore D.G. ; il protesto ed il mancato pagamento per oltre un anno (posta la data dell’emissione del decreto ingiuntivo) rendevano palese la colpa nell’inadempimento, avendo il D.G. trascurato il ritiro della cambiale, dopo un’iniziale ricerca di essa presso il notaio, e dopo il protesto.
Ha, altresì, disatteso l’eccezione di inadempimento sollevata dal D.G. con riguardo all’utilizzo del finanziamento agevolato per estinguere la passività derivante dal collegato prefinanziamento, affermando come l’erogazione dei mutui alle imprese, richiedendo un certo tempo per le numerose pratiche da espletare, sia di regola preceduta da un prefinanziamento (richiesto nella specie a richiesta del cliente), da estinguere appunto con l’arrivo dei fondi del mutuo agevolato, peraltro a tasso assai più favorevole.
Della sentenza il ricorrenti chiedono la cassazione, sulla base di cinque motivi. Resiste con controricorso la banca.

Motivi della decisione

1. – Con il primo motivo, i ricorrenti denunziano la violazione e la falsa applicazione degli art. 43 e 71, n. 3, r.d. 14 marzo 1933, n. 1669 (l. camb.), per avere la sentenza impugnata ritenuto operante la clausola risolutiva espressa, nonostante che il titolo cambiario, corrispondente ad una rata di rimborso, non fosse stato presentato alla scadenza (1 settembre 1986) ma tardivamente (il 3 ottobre 1986), ed essendo il protesto inefficace o nullo, dato che era stato presentato non all’obbligato, ma presso l’abitazione del primo ad un mero incaricato, di cui non era stato indicato il nome nel protesto, in violazione dell’art. 71, n. 4, l. camb..
Con il secondo motivo, deducono la violazione e la falsa applicazione degli art. 43 e 68 r.d. 14 marzo 1933, n. 1669, 1218 e 1456 c.c., per avere la sentenza impugnata ritenuto sussistente la colpa del debitore nell’inadempimento, che non avrebbe curato il ritiro della cambiale dopo l’iniziale ricerca presso il notaio, senza tenere conto che il titolo non era stato a lui presentato.
Con il terzo motivo, i ricorrenti deducono la violazione e la falsa applicazione degli art. 1218, 1436 e 14 56 c.c., per avere la sentenza impugnata imputato al debitore un ritardo di oltre un anno per il pagamento della somma, ossia sino all’emissione del decreto giuntivo nel novembre 1987, sebbene già il 4 novembre 198 6 la banca avesse comunicato al medesimo la sua intenzione di avvalersi della clausola risolutiva espressa, dopo la quale il debitore non avrebbe più potuto adempiere.
Con il quarto motivo, lamentano la violazione e la falsa applicazione degli art. 1460 c.c. e 33 l. 25 luglio 1952, n. 949, per non avere la sentenza impugnata ritenuto sussistente l’inadempimento della banca, che aveva utilizzato parte della somma per ripianare le passività derivanti dal precedente prefinanziamento, con violazione del fine proprio del mutuo di scopo, trattandosi di finanziamento agevolato volto all’impianto, ampliamento ed ammodernamento dei macchinari per l’impresa artigiana.
Con il quinto motivo, deducono la violazione e la falsa applicazione degli art. 1360 [rectius 1460] c.c. e 112 c.p.c., per avere la sentenza impugnata ritenuto che l’eccezione di inadempimento fosse in contrasto con l’allegato impedimento al pagamento per la mancata presentazione del titolo ed irregolarità del protesto, laddove il D.G. aveva proposto l’eccezione di inadempimento non in sede extraprocessuale per rifiutare il pagamento della cambiale, ma in sede processuale per impedire l’attivazione della clausola risolutiva espressa.
2. – I primi tre motivi, da trattare congiuntamente in quanto intimamente connessi, sono infondati.
Con essi i ricorrenti mirano a contestare la sussistenza del presupposto per l’operatività della clausola risolutiva espressa, attivata dalla banca a fronte dell’inadempimento della rata di rimborso del finanziamento, per la quale era stata pure rilasciata la cambiale, fondandosi sulla pretesa irregolarità del protesto per mancata indicazione della persona rinvenuta presso il domicilio del debitore, sulla mancata prova della colpa del debitore stesso e sulla sua impossibilità di adempiere dopo l’esercizio della facoltà di risoluzione da parte della banca.
Tali argomenti, tuttavia, non hanno pregio.
Se, da un lato, ai sensi dell’art. 1218 c.c. la colpa si presume, onde il creditore deve solo allegare l’altrui inadempimento, dall’altro lato la sentenza ha correttamente ritenuto irrilevante la mancata indicazione del nome della persona “incaricata”, rinvenuta al domicilio del debitore e che, stante al protesto, avrebbe riferito della presentazione.
Infatti, l’art. 71 l. camb. (così come l’art. 63 l. ass.), laddove, al punto 4, esige che il protesto contenga “il nome delle persone richieste”, si riferisce al debitore legittimato passivo del pagamento, e di ciò è conferma all’art. 70 l. camb., secondo cui “Il protesto si deve fare nei luoghi indicati dall’art. 44 contro le persone ivi rispettivamente indicate, anche se non presenti”.
Inoltre, questa Corte ha affermato come, in ipotesi di inadempimento, la parte cui sia stata rilasciata la cambiale è legittimata all’azione causale di risoluzione indipendentemente dagli adempimenti di cui all’art. 66, 3 comma, r.d. 14 dicembre 1933 n. 1669 – secondo cui il portatore della cambiale non può esercitare l’azione causale se non offrendo al debitore la restituzione della cambiale e depositandola presso la cancelleria del giudice competente – che non concernono il diritto alla risoluzione del contratto (Cass. 21 luglio 2003, n. 11340; 13 ottobre 1982, n. 5290.
Quanto al riferimento, contenuto nella sentenza impugnata, al lungo tempo trascorso dalla scadenza, se pure esso non considera come dopo l’esercizio della facoltà di risoluzione il debitore non possa più adempiere, resta tuttavia una considerazione meramente ad abundantiam, dunque irrilevante ai fini della decisione, sostenuta dalle predette rationes decidendi, onde al riguardo il motivo si palesa inammissibile.
3. – Il quarto e quinto motivo mirano a censurare la sentenza impugnata, per avere violato o falsamente applicato l’art. 1460 c.c., onde possono ricevere trattazione congiunta.
Essi sono infondati.
La sentenza impugnata ha ben chiarito che il contratto di finanziamento ad impresa artigiana ed il contratto di c.d. prefinanziamento costituivano parti di una stessa operazione, essendo il secondo volto unicamente ad anticipare, su richiesta della cliente, una parte della somma, in attesa dell’espletamento della pratica e del deposito di tutta la documentazione necessaria, onde nessun inadempimento al riguardo poteva imputarsi alla banca mutuante.
Il mutuo di scopo, infatti, è connotato dall’obbligo del mutuatario di realizzare l’attività programmata, sicché la destinazione delle somme mutuate è parte inscindibile del regolamento di interessi voluto dalle parti (Cass. 24 gennaio 2012, n. 943, fra le altre) e la presenza della clausola di destinazione comporta allora che, qualora non sia poi realizzato il progetto, il contratto è nullo. Tuttavia, si è pure chiarito che, proprio perché si tratta di mutuo di scopo, in cui l’impegno assunto dal mutuatario ha rilevanza corrispettiva nell’attribuzione della somma, con rilievo causale nell’economia del contratto, ne deriva che l’accertamento causale si lega all’attuazione del risultato, onde, allorché questo venga perseguito, non sussiste alcuna nullità del contratto per mancanza originaria della causa (cfr. Cass. 24 gennaio 2012, n. 943; 8 aprile 2009, n. 8564).
A tali principi si è attenuta la sentenza impugnata, la quale – con valutazione di fatto, non censurata in questa sede neppure sotto il profilo del vizio di motivazione – ha tenuto conto della circostanza che i due contratti erano fra di loro collegati, essendo la causa concreta della complessiva operazione quella di permettere, anche anticipando la disponibilità della somma, il finanziamento agevolato per le finalità artigiane, senza dunque alcuna violazione delle regole che presidiano il mutuo di scopo, né configurabilità di una condotta inadempiente a carico della banca.
Infine, nessuna violazione sussiste dell’art. 112 c.p.c., avendo la corte territoriale ampiamente considerato l’eccezione di inadempimento, respingendola nel merito come infondata, in particolare ravvisando, al contrario, nell’omesso pagamento della cambiale alla scadenza senza giustificato motivo ragione sufficiente a provocare l’attivazione, da parte della banca, della clausola risolutiva espressa.
Il ricorso, in definitiva, va respinto.
4. – Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna in solido i ricorrenti al pagamento delle spese di lite in favore della controricorrente, che liquida in Euro 5.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre alle spese forfetarie ed agli accessori, come per legge.


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