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Tossicodipendenza e quantità di droga per uso personale: Cassazione

16 Febbraio 2022
Tossicodipendenza e quantità di droga per uso personale: Cassazione

Stupefacenti: quando c’è uso personale e quando invece il reato di spaccio. Gli indici e i criteri per valutare l’eventuale condanna penale.

Al tossicodipendente è applicabile l’aggravante costituita dal fatto che l’associazione ai fini di spaccio è composta da soggetti dediti all’uso di stupefacenti

In materia di associazione finalizzata al traffico di droga, l’aggravante prevista dall’art. 74, comma 3, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, è configurabile anche nei confronti dell’associato tossicodipendente, in quanto il requisito oggettivo di applicabilità della circostanza è esclusivamente costituito dal fatto che tra i partecipanti all’associazione vi siano persone dedite all’uso di sostanze stupefacenti, in considerazione della maggiore pericolosità sociale di un’organizzazione criminosa che si avvalga della partecipazione di tossicodipendenti.

Cassazione penale sez. VI, 24/02/2021, n.13749

Stupefacenti: non è onere dell’imputato dimostrare la destinazione all’uso personale

Ai fini della configurabilità del reato di illecita detenzione di cui all’art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, la destinazione all’uso personale della sostanza stupefacente non ha natura giuridica di causa di non punibilità e non è onere dell’imputato darne la prova, gravando invece sulla pubblica accusa l’onere di dimostrare la destinazione allo spaccio.

(Fattispecie in cui è stata annullata senza rinvio la sentenza di condanna che aveva ritenuto non dimostrata la detenzione per l’uso personale, nonostante l’imputato fosse tossicodipendente, fosse stata rinvenuta una quantità minima di sostanze stupefacenti e non vi fossero specifici elementi dai quali desumere la destinazione delle stesse alla cessione a terzi).

La destinazione all’uso personale della sostanza stupefacente non ha natura giuridica di causa di non punibilità, poiché, al contrario, la destinazione della sostanza allo “spaccio” è elemento costitutivo del reato di illecita detenzione della stessa e, come tale, deve essere provata dalla pubblica accusa. Non spetta, pertanto, all’imputato dimostrare la destinazione all’uso personale della sostanza stupefacente di cui sia stato trovato in possesso (nella specie, la Corte ha così annullata senza rinvio, per la mancanza assoluta di prova circa l’esistenza di un elemento costitutivo della fattispecie incriminatrice, la sentenza di condanna per il reato di cui all’articolo 73 del Dpr n. 309 del 1990, in una vicenda in cui l’imputato, trovato in possesso di sostanza stupefacente, aveva sostenuto che le sostanze erano da lui detenute per farne consumo personale e dimostrato con idonea certificazione il proprio stato di tossicodipendenza da cannabinoidi e cocaina, mentre, per converso, la condanna era stata basata sulla valorizzazioni elementi fattuali affatto univoci e dimostrativi della destinazione della sostanza a terzi, quali la circostanza che la cocaina era stata portata dall’imputato indosso mentre era alla guida di una moto, divisa in due involucri, nonché l’ulteriore circostanza che all’interno della sua abitazione, dove era stata trovata della marijuana, era stato rinvenuto un bilancino di precisione, che, peraltro, oltre che essere ritenuto strumentario tipico dello spacciatore, in realtà ben poteva essere custodito in casa anche da un mero consumatore).

Cassazione penale sez. VI, 18/09/2020, n.26738

Non commette reato il soggetto tossicodipendente in cura al Sert che faccia scorta di sostanza stupefacente da destinare a uso personale

Non commette reato il soggetto tossicodipendente in cura al Sert che faccia scorta di sostanza stupefacente da destinare a uso personale. Ad affermarlo è la Cassazione che ha accolto il ricorso di un trentenne, iscritto al Sert per eroina, il quale era stato trovato ad Avellino in possesso di 21 confezioni di marijuana di ritorno dalla piazza di spaccio di Napoli. I giudici di merito lo avevano condannato per traffico illecito di sostanze stupefacenti, mentre la Cassazione perviene a un verdetto diverso valorizzando lo status di tossicodipendenza dell’imputato. Per i giudici di legittimità, infatti, va dato peso non solo al quantitativo di droga, nettamente superiore alle dosi medie singole, e alle modalità sospette del confezionamento in dosi, ma ruolo rilevante ha lo status del soggetto, certificato dal Sert “di guisa che trova giustificazione nel dedotto uso personale la “scorta” da questi effettuata”.

Cassazione penale sez. VI, 25/05/2017, n.29798

In tema di inutilizzabilità delle dichiarazioni rese nella fase di indagini, incombe sul ricorrente, imputato del reato di cessione di sostanze stupefacenti la cui quantità (nella fattispecie, cento grammi) non sia modica, ma nemmeno tale da renderne significativamente probabile la destinazione all’uso non personale, l’onere di indicare, qualora eccepisca il vizio di motivazione del provvedimento che ha valorizzato come fonte di prova le affermazioni eteroaccusatorie rese dall’acquirente tossicodipendente sentito come persona informata sui fatti, gli specifici elementi indizianti, originari o sopravvenuti, che rendono tali dichiarazioni inutilizzabili ex art. 63 c.p.p. e che, sottoposti al vaglio del giudice, sono stati da questi negletti.

Cassazione penale sez. III, 19/05/2015, n.37092

L’uso abituale di stupefacenti e lo stato di tossicodipendenza sono categorie distinte con autonoma normativa

In tema di stupefacenti, ai fini della sostituzione della misura custodiale con il programma di recupero in ambito comunitario, non sussiste alcuna coincidenza tra l’uso abituale o continuativo di stupefacenti e lo stato di tossicodipendenza, trattandosi di categorie distinte, aventi autonomo riconoscimento normativo e, comunque, non omologabili, sicché l’accertamento della tossicodipendenza non si risolve in quello dell’uso abituale che costituisce condizione essenziale ma non sufficiente per la diagnosi della tossicodipendenza.

In tema di stupefacenti, ai fini della sostituzione della misura custodiale con il programma di recupero in ambito comunitario, non sussiste alcuna coincidenza tra l’uso abituale o continuativo di stupefacenti e lo stato di tossicodipendenza, trattandosi di categorie distinte, aventi autonomo riconoscimento normativo e, comunque, non omologabili, sicché l’accertamento della tossicodipendenza non si risolve in quello dell’uso abituale che costituisce condizione essenziale ma non sufficiente per la diagnosi della tossicodipendenza.

(In applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto immune da vizi l’ordinanza del tribunale del riesame che aveva applicato la misura custodiale all’imputato, ritenendo che il presupposto della sua tossicodipendenza al momento del fatto non potesse desumersi da una relazione del SERT attestante la ripresa dei contatti con il servizio dopo l’arresto).

Cassazione penale sez. IV, 10/05/2017, n.27575

Attenuante della lieve entità

In tema di reati concernenti sostanze stupefacenti, ai fini dell’applicazione dell’attenuante del fatto di lieve entità, lo stato di tossicodipendente può rilevare solo se si accerti che lo spaccio non ha dimensioni ragguardevoli, sì da fare apparire verosimile che l’imputato ne destini i proventi all’acquisto di droga per uso personale.

Cassazione penale sez. III, 27/03/2015, n.32695



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