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Articolo 73 Costituzione: spiegazione e commento

18 Febbraio 2022
Articolo 73 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 73 sulla promulgazione e l’entrata in vigore delle leggi approvate dal Parlamento. Il ruolo del Capo dello Stato.

Le leggi sono promulgate dal presidente della Repubblica entro un mese dalla approvazione.

Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l’urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.

Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.

Le leggi sono promulgate dal presidente della Repubblica

Uno dei principali compiti del presidente della Repubblica, riconosciuto dall’articolo 73 della Costituzione, è quello di mettere definitivamente la parola fine all’iter di una legge, provvedendo alla sua promulgazione. È qui che si manifesta il ruolo istituzionale super partes del Capo dello Stato, la sua figura di garante della Costituzione e delle leggi: quando riceve dalle Camere una legge approvata dal Parlamento affinché venga promulgata, valuta se il testo rispetta le norme costituzionali e le altre leggi già in vigore. Se è così, il Presidente procede, appunto, alla sua promulgazione con cui viene certificata l’approvazione del provvedimento e dispone il suo inserimento nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti dello Stato.

Può anche succedere che il Quirinale ritenga che la legge approvata dalle Camere si discosta in qualche modo dallo spirito della Costituzione o da qualche altra norma in vigore. In questo caso, se avverte quello che viene chiamato il «fumus di incostituzionalità», rimanda il testo alle Camere dando delle indicazioni su quei passaggi che, a suo avviso, devono essere modificati. Di tanto si occupa l’articolo 74 della Costituzione. Ad ogni modo, il presidente della Repubblica non può rifiutare la promulgazione una seconda volta, anche se le Camere gli dovessero inviare di nuovo lo stesso testo (cosa che, per motivi di opportunità, raramente avviene).

La promulgazione, quindi, rappresenta il momento di conclusione del processo di formazione di una legge. Di quel processo che, come spiegato negli articoli precedenti, era partito da un’iniziativa del Governo, delle Regioni, dei parlamentari, del Cnel o di almeno 50.000 cittadini, che era approdato in una commissione parlamentare e che, da lì, era stato trasmesso in Aula per la sua approvazione. Il testo sarà poi passato all’altro ramo del Parlamento per la replica dello stesso iter (Commissione e Assemblea) e per il via libera definitivo che consente di chiedere al presidente della Repubblica di promulgare la neonata legge dello Stato. Un atto che, come detto e come si vedrà nell’articolo 74, è tutt’altro che scontato, dato che il testo potrebbe essere rimandato alle Camere con messaggio motivato affinché venga modificato.

Va sottolineato che il Capo dello Stato non partecipa alla stesura della legge e non ne apporta dei cambiamenti: questi sono compiti che spettano al Parlamento in quanto detentore della funzione legislativa. Inoltre, per tutelare la funzione esecutiva del Governo, la stessa Costituzione prevede che nessun atto del presidente della Repubblica è valido se non viene controfirmato da un ministro e dal presidente del Consiglio, che se ne assumono le responsabilità.

L’iter per la promulgazione di una legge

L’articolo 73 della Costituzione stabilisce che l’eventuale promulgazione di una legge deve avvenire entro un mese dalla sua approvazione in Parlamento. Quindi, una volta che il testo ha avuto il via libera dalle Camere arriva nelle mani del presidente della Repubblica per la promulgazione entro 30 giorni o per il rinvio con messaggio motivato.

In fondo all’atto di promulgazione, il Capo dello Stato inserisce la seguente formula: «La presente legge, munita dal sigillo dello Stato, sarà inserita nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. Chiunque è obbligato ad osservarla e a farla osservare come legge dello Stato». Seguono le firme del presidente della Repubblica, del presidente del Consiglio, del ministro o dei ministri interessati dal settore in cui è inserita la nuova legge, il visto e il Gran Sigillo dello Stato. A quel punto, la legge può essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.

L’entrata in vigore della legge promulgata dal Quirinale

Una volta promulgata dal presidente della Repubblica, la nuova legge entra subito in vigore? L’articolo 73 della Costituzione non è così severo: consente al cittadino di avere un margine di tempo sufficiente a sapere che c’è una nuova norma da rispettare e a conoscere il suo contenuto.

A volte bisogna fare in fretta, soprattutto quando è la legge stessa a determinare l’immediata entrata in vigore. Altrimenti, la Costituzione stabilisce che il cosiddetto tempo di vacatio legis, cioè il periodo che trascorre dalla pubblicazione della norma alla sua entrata in vigore, sia di 15 giorni. Può anche capitare, però, che venga deciso un periodo più lungo, ad esempio nel caso di codici o di testi particolarmente complessi.

Insomma, la Costituzione tutela il cittadino dandogli la possibilità e il tempo di conoscere la nuova legge che sarà chiamato a rispettare. Dopodiché, però, non ci sono più scuse per dire che non si conosce una nuova norma e, insieme alla legge, entra in vigore il famoso principio secondo cui «la legge non ammette ignoranza»: il non sapere che esistono delle nuove regole non giustifica il loro mancato rispetto.



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