Diritto e Fisco | Articoli

Cosa succede se non si risponde ad una diffida?

16 Febbraio 2022
Cosa succede se non si risponde ad una diffida?

Lettera di avvocato con un termine entro cui rispondere: è necessario contestarla nella scadenza assegnata?

Cosa succede se non si risponde ad una diffida? È frequente che gli avvocati, prima di iniziare la causa, inviino alla controparte una lettera di contestazione assegnando un termine massimo entro cui adempiere o presentare argomenti in propria difesa. Quali sono le conseguenze per chi ignora tale richiesta ed è del tutto indifferente ad essa? Si può ritenere che detto comportamento costituisca una tacita ammissione di responsabilità tale da poter poi pregiudicare l’esito di un eventuale processo?

La questione è stata sollevata dinanzi alla Cassazione la quale, di recente, ha fornito risposta [1].

Per stabilire cosa succede se non si risponde a una diffida dobbiamo prima inquadrare la natura di tale atto.

Cos’è una diffida?

La diffida è una lettera con cui un soggetto (il quale potrebbe essere un avvocato, il privato, un’azienda o una Pubblica Amministrazione) intima a un altro soggetto un determinato comportamento o l’astensione da un determinato comportamento. La richiesta può consistere in un obbligo di dare qualcosa (ad esempio, una somma di denaro), fare qualcosa (ad esempio, abbattere un albero che minaccia di cadere) o non fare qualcosa (ad esempio, astenersi dal fare rumore).

Scopo della diffida è quindi sollecitare un comportamento al fine di evitare un successivo contenzioso in tribunale. A tal fine, viene spesso dato un termine di 15 giorni per adempiere alla diffida, anche se la Cassazione ha detto che ben è possibile assegnare un termine inferiore quando si tratta di prestazioni urgenti o comunque facilmente realizzabili.  

La diffida si definisce tecnicamente un atto stragiudiziale: significa che viene realizzato e comunicato al di fuori di un processo. Come tale non sottostà alle regole della procedura civile. Il che implica una importantissima conseguenza: il termine assegnato dalla parte (o dal suo avvocato) per l’adempimento della prestazione non è perentorio. Significa che l’adempimento potrebbe avvenire anche con qualche giorno di ritardo (fermo restando comunque il fatto che se si producono nel frattempo dei danni, il responsabile sarà tenuto al relativo risarcimento). 

Sul punto leggi anche Diffida: come funziona e come comportarsi.

Cosa succede se non si contesta una diffida o non si risponde nei termini?

Esiste, nel processo civile, una regola che va sotto il nome di «principio di non contestazione». In base ad essa, tutto ciò che viene scritto da una parte nel proprio atto processuale, se non contestato espressamente dall’avversario, si considera tacitamente riconosciuto. Si ha quindi una sorta di ammissione di responsabilità. 

Si pensi al soggetto che chieda ad un altro il pagamento di 10mila euro a fronte di una prestazione eseguita e questi ne contesti l’entità; il fatto di non aver manifestato opposizione all’esistenza dell’obbligazione presuppone l’ammissione dell’esistenza di un contratto. Dunque, il processo potrà vertere solo sulla misura del prezzo ma non sulla legittimità della richiesta pecuniaria. 

Atteso che la diffida è un atto “stragiudiziale”, ossia che non si inserisce all’interno del processo, ad essa non si applica la regola di cui abbiamo appena parlato (ossia il principio di non contestazione). Da ciò deriva che, in assenza di risposta, il comportamento della parte indifferente non comporta alcuna decadenza o perdita di diritti. 

La Cassazione ha pertanto ricordato che, alla lettera di una parte – inviata prima e al di fuori del processo – pur con l’assegnazione di un termine per la replica, non può corrispondere l’onere dell’altra di contestarla nel termine assegnato, al fine di impedire la maturazione del principio di non contestazione. Tale principio presuppone che le circostanze fattuali siano dedotte da una parte all’interno del processo e che la controparte si sia costituita in giudizio.  

Vero è che inviare una risposta alla diffida – seppur non necessariamente nei termini assegnati dalla controparte – è un comportamento che può tornare utile. Il giudice infatti potrebbe comunque trarre argomenti per il proprio convincimento anche dal comportamento tenuto dalle parti prima del processo.


note

[1] Cass. ord. n. 199/2022.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube