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Principio di non contestazione: Cassazione

16 Febbraio 2022
Principio di non contestazione: Cassazione

Articolo 115 Codice di procedura civile: interpretazione e ultime sentenze.

Il difetto di contestazione impone al giudice di effettuare una valutazione secondo il suo prudente apprezzamento

Il difetto di contestazione va distinto dal mero silenzio ed impone al giudice, specie quando non attenga a un fatto storico ma ad un fatto costitutivo ascrivibile alla categoria dei fatti-diritto (nella specie il diritto di proprietà degli attori su un immobile, idoneo a reggerne la legittimazione attiva nella causa di accertamento negativo di proprietà dei convenuti), di valutarlo secondo il suo prudente apprezzamento, non avendo egli un vincolo di meccanica conformazione ad esso, ma essendogli comunque consentito di rilevare l’inesistenza di circostanze allegate da una parte e non contestate dall’altra, quando questa emerga dagli atti di causa e dalle prove raccolte; tale onere di valutazione, peraltro, neppure sussiste quando il silenzio consegua alla contumacia della parte, non valendo esso a rendere incontestati i fatti allegati dall’altra, né alterando la ripartizione dell’onere probatorio.

Cassazione civile sez. II, 30/12/2021, n.42035

Applicazione del principio di non contestazione a fatti primari e secondari

In tema di giudizi instaurati prima dell’entrata in vigore dell’ art. 45, comma 14, l. n. 69 del 2009 , che ha sostituito l’ art. 115, comma 2, c.p.c. , il principio di non contestazione trova applicazione solo con riferimento ai fatti primari, ovvero costitutivi, modificativi, impeditivi od estintivi del diritto fatto valere in giudizio mentre, per i fatti secondari – vale a dire quelli dedotti in mera funzione probatoria -, la non contestazione costituisce argomento di prova ai sensi dell’ art. 116, comma 2, c.p.c. , per cui tali fatti possono essere contestati per la prima volta anche nel giudizio di appello.

Cassazione civile , sez. III , 20/12/2021 , n. 40756

Il giudicato interno si forma su capi completamente autonomi della sentenza non impugnati

In tema di appello, la mancata impugnazione di una o più affermazioni contenute nella sentenza può dare luogo alla formazione del giudicato interno soltanto se le stesse siano configurabili come capi completamente autonomi, risolutivi di questioni controverse che, dotate di propria individualità ed autonomia, integrino una decisione del tutto indipendente, e non anche quando si tratti di mere argomentazioni, oppure della valutazione di presupposti necessari di fatto che, unitamente agli altri, concorrano a formare un capo unico della decisione.

(Nella specie la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza di merito che, in materia di appalto pubblico, aveva affermato l’esistenza del giudicato interno, per mancata impugnazione, della statuizione sulla legittimità delle sospensioni dei lavori, in relazione alle quali l’appaltatore aveva iscritto una serie di riserve, rilevando che la legittimità o meno di tali sospensioni non costituiva un capo autonomo della sentenza, ma il presupposto logico della decisione di rigetto della domanda risarcitoria, puntualmente appellata dall’appaltatore, fondata sulle menzionate riserve).

Cassazione civile sez. I, 15/12/2021, n.40276

Non contestazione in mediazione

In materia di mediazione, la non contestazione del convenuto costituisce un comportamento univocamente rilevante ai fini della determinazione dell’oggetto del giudizio, con effetti vincolanti per il giudice, che deve astenersi da qualsivoglia controllo probatorio del fatto non contestato acquisito al materiale processuale e deve, perciò, ritenerlo sussistente. Ne consegue che l’eccezione concernente la mancata iscrizione del mediatore nel relativo albo professionale, qualora sia proposta dal convenuto – al fine di far valere la nullità del contratto e paralizzare la pretesa del mediatore al pagamento della provvigione, ex articolo 6 della legge n. 39 del 1989 – soltanto nella comparsa conclusionale d’appello, esonera il giudice da qualsiasi verifica probatoria in ordine alla sua fondatezza

Cassazione, ordinanza 19 luglio 2021, n. 20556

La contestazione non deve essere generica

La operatività del principio di non contestazione, con conseguente relevatio dell’avversario dall’onere probatorio, postula che la parte dalla quale è invocato abbia per prima ottemperato all’onere processuale, posto a suo carico, di provvedere ad una puntuale allegazione dei fatti di causa, in merito ai quali l’altra parte è tenuta a prendere posizione

Cassazione, sentenza 29 settembre 2020, n. 20525 

Non contestazione e preclusioni

La valutazione della condotta processuale del convenuto, agli effetti della non contestazione dei fatti allegati dalla controparte, deve essere correlata al regime delle preclusioni, che la disciplina del giudizio ordinario di cognizione connette all’esaurimento della fase processuale entro la quale è consentito ancora alle parti di precisare e modificare, sia allegando nuovi fatti – diversi da quelli indicati negli atti introduttivi – sia revocando espressamente la non contestazione dei fatti già allegati, sia ancora deducendo una narrazione dei fatti alternativa e incompatibile con quella posta a base delle difese precedentemente svolte; in particolare, la mancata tempestiva contestazione, sin dalle prime difese, dei fatti allegati dall’attore è comunque retrattabile nei termini previsti per il compimento delle attività processuali consentite dall’articolo 183 Cpc, risultando preclusa, all’esito della fase di trattazione, ogni ulteriore modifica determinata dall’esercizio della facoltà deduttiva

Cassazione, ordinanza 2 dicembre 2019, n. 31402 

Non contestazione nel rito del lavoro

Nei procedimenti che seguono il rito del lavoro, il principio di non contestazione, con riguardo ai conteggi elaborati dal ricorrente ai fini della quantificazione del credito oggetto della domanda, impone la distinzione tra la componente fattuale e quella normativa dei calcoli, nel senso che è irrilevante la non contestazione attinente all’interpretazione della disciplina legale o contrattuale della quantificazione, appartenendo al potere-dovere del giudice la cognizione di tale disciplina, mentre rileva quella che ha ad oggetto i fatti da accertare nel processo e non la loro qualificazione giuridica. 

Cassazione, sentenza 6 agosto 2019, n. 20998 

Non contestazione e processo tributario

Il principio di non contestazione opera anche nel processo tributario, nell’ambito del quale, tuttavia, deve essere coordinato con quello, correlato alla specialità del contenzioso, secondo cui la mancata specifica presa di posizione dell’Ufficio sui motivi di opposizione alla pretesa impositiva svolti dal contribuente in via subordinata non equivale ad ammissione dei fatti posti a fondamento di essi, né determina il restringimento del thema decidendum ai soli motivi contestati, posto che la richiesta di rigetto dell’intera domanda del contribuente consente all’Ente impositore, qualora le questioni da questo dedotte in via principale siano state rigettate, di scegliere, nel prosieguo del giudizio, tra tutte le possibili argomentazioni difensive rispetto ai motivi di opposizione

Cassazione, sentenza 13 marzo 2019, n. 7127

Non contestazione e impugnazione

Il principio di non contestazione opera in relazione a fatti che siano stati chiaramente esposti da una delle parti presenti in giudizio e non siano stati contestati dalla controparte che ne abbia avuto l’opportunità: pertanto, la parte che lo deduca in sede di impugnazione è tenuta ad indicare specificamente in quale atto processuale il fatto sia stato esposto, al fine di consentire al giudice di verificarne la chiarezza e se la controparte abbia avuto occasione di replicare

Cassazione, ordinanza 6 dicembre 2018, n. 31619 

Non contestazione e prova

La non contestazione dei fatti non costituisce prova legale, bensì un mero elemento di prova, sicché il giudice di appello, ove nuovamente investito dell’accertamento dei medesimi con specifico motivo di impugnazione, è chiamato a compiere una valutazione discrezionale di tutto il materiale probatorio ritualmente acquisito, senza essere vincolato alla condotta processuale tenuta dal convenuto nel primo grado del giudizio

Cassazione, sentenza 4 aprile 2017, n. 8708.



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