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Casa intestata al figlio: si può confiscare?

16 Febbraio 2022
Casa intestata al figlio: si può confiscare?

Pignoramento, sequestro e confisca dell’immobile oggetto di donazione a un familiare. 

Spogliarsi dei propri beni per sottrarli ai creditori o al fisco è un comportamento a volte inutile che rischia di comportare solo spese senza utili vantaggi. Difatti, la legge prevede la possibilità di revocare tali cessioni se finalizzate a frodare i terzi. Una recente sentenza della Cassazione però sembra andare nella direzione opposta, almeno in tema di illeciti tributari. La domanda posta alla Suprema Corte è stata la seguente: si può confiscare la casa intestata al figlio? La risposta è stata negativa. Cerchiamo però di scoprire meglio le ragioni poste alla base di tale pronuncia. 

La revocatoria

Chi intesta la casa al figlio (o a chiunque altro) per sottrarla ad un eventuale pignoramento deve sapere che il creditore può esercitare, entro cinque anni dalla donazione, la cosiddetta azione revocatoria. Tale azione – si parla di una normale causa civile – è rivolta a rendere l’atto inefficace e pertanto a consentire il pignoramento del bene. 

Tuttavia, affinché la revocatoria possa essere esercitata è necessario che:

  • all’esito della donazione dell’immobile, il debitore rimanga privo di altri beni o, comunque, di beni facilmente pignorabili;
  • il debito per il quale il creditore intende agire sia nato prima della donazione;
  • l’atto processuale venga notificato al debitore entro 5 anni dalla trascrizione della donazione nei registri pubblici immobiliari.

La denuncia per chi intesta casa al figlio

Chi intesta la casa al figlio solo per non pagare le tasse o le cartelle esattoriali rischia una denuncia. La legge prevede il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte per chi pone atti di disposizione del proprio patrimonio per sottrarsi al versamento dell’Irpef e dell’Iva. Il reato però scatta solo se il debito è superiore a 50.000 euro per un singolo periodo d’imposta. Fuori da questi casi, il fisco, non potendo denunciare il contribuente, può comunque esercitare l’azione revocatoria di cui abbiamo appena parlato.

Il sequestro e la confisca

Sequestro e confisca scattano normalmente in presenza di illeciti penali, anche se di natura tributaria (si pensi all’evasione fiscale di grosse cifre). 

La differenza tra il sequestro e la confisca è notevole. Il sequestro può avvenire quando il bene è il frutto del reato oppure quando si vuole impedire che il titolare del bene possa disporne in modo da evitarne il pignoramento. Il sequestro è di solito una misura temporanea. La confisca è invece definita e comporta l’acquisizione del bene al patrimonio dello Stato che poi può procedere alla relativa vendita.

Secondo la Cassazione, nei reati tributari, non è confiscabile l’immobile intestato al figlio se non esistono prove che si tratti di un trasferimento fittizio volto a sottrarre garanzie in danno all’Erario. 

Nel caso di specie, l’amministratore di una società veniva condannato per il reato di omesso versamento Iva. Sicché, nei suoi confronti, veniva disposta la “confisca per equivalente” su alcuni beni immobili. Il contribuente faceva ricorso alla Cassazione sostenendo l’illegittimità della confisca: la casa infatti era stata donata al figlio già prima della confisca stessa. Dunque, l’immobile era da considerarsi di proprietà di una persona estranea al reato. Né c’era la prova che, al momento dell’intestazione, il contribuente era stato mosso da intenti elusivi. 

La Cassazione ha innanzitutto ricordato che per i reati tributari è sempre ordinata la confisca diretta del prezzo o del profitto o quando ciò non sia possibile, per equivalente. Essa non può riguardare beni di un terzo estraneo al reato o dei quali il condannato non ha la disponibilità.

La confisca può riguardare non solo i beni di proprietà del contribuente, ma anche quelli nella sua disponibilità, ossia di cui questi abbia il possesso (concetto molto più ampio della proprietà). Sono quindi incluse tutte le situazioni nelle quali il bene è nella sfera degli interessi economici del reo. Tale condizione si verifica anche quando il potere dispositivo sia esercitato tramite terzi, ma in concreto è in capo al reo [2].

Nel caso di specie, il giudice di primo grado aveva confermato la confisca ritenendo la donazione della casa al figlio come strumentale, volta cioè alla sottrazione di garanzie all’Erario. Era stata insomma esclusa la buona fede del donante e dei beneficiari della donazione. Tale conclusione, però, non era supportata da prove, ma si fondava solo su una presunzione: il semplice rapporto di parentela tra le parti. Secondo la Suprema Corte, ciò è insufficiente per poter procedere alla confisca. Difatti, il padre poteva aver realmente trasferito il bene ai figli, senza mantenerne l’effettiva disponibilità. Diverso sarebbe stato invece se, a fronte dell’intestazione della casa al figlio, quest’ultimo non ne avesse avuto alcuna disponibilità materiale mentre nell’immobile avesse continuato a vivere il genitore. 

La pronuncia è interessante poiché pare rimarcare la necessità di un’accurata valutazione soprattutto nell’ipotesi in cui il bene da confiscare non sia di proprietà del condannato.  


note

[1] Cass. sent. n. 4456/2022 del 9.02.2022.

[2] Cass. sent. n. 34602/2021


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