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Responsabilità per mancanza o irregolarità delle scritture contabili: Cassazione

16 Febbraio 2022
Responsabilità per mancanza o irregolarità delle scritture contabili: Cassazione

Cattiva gestione dell’amministratore, scritture contabili e azione di risarcimento da parte del curatore del fallimento. 

Azione di responsabilità promossa dal curatore contro l’ex amministratore di una società poi fallita

Nell’azione di responsabilità promossa dal curatore di fallimento ai sensi della L. Fall., art. 146, comma 2, contro l’ex amministratore di una società, poi fallita, che abbia violato il divieto di compiere nuove operazioni sociali dopo l’avvenuta riduzione, per perdite, del capitale sociale al disotto del minimo legale (art. 2449 c.c., nel testo anteriore all’entrata in vigore del D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, ratione temporis applicabile al caso di specie), il giudice, ove, nella quantificazione del danno risarcibile, si avvalga, ricorrendone le condizioni, del criterio equitativo della differenza tra il passivo accertato e l’attivo liquidato in sede fallimentare, temperato dalla espunzione da tale differenza del passivo formatosi successivamente al verificarsi dello scioglimento della società, deve indicare le ragioni per le quali, da un lato, l’insolvenza sarebbe stata conseguenza delle condotte gestionali dell’amministratore e, dall’altro, l’accertamento del nesso di causalità materiale tra queste ultime e il danno allegato sarebbe stato precluso dall’insufficienza delle scritture contabili sociali; e ciò sempre che il ricorso a tale criterio equitativo sia, in ragione delle circostanze del caso concreto, logicamente plausibile e, comunque, l’attore abbia allegato un inadempimento dell’amministratore almeno astrattamente idoneo a porsi come causa del danno lamentato, indicando le ragioni che gli hanno impedito l’accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta dell’amministratore medesimo.

Cassazione civile sez. I, 10/02/2022, n.4347

Responsabilità dell’amministratore della società di capitali in caso di fallimento

Nell’azione di responsabilità promossa dal curatore a norma dell’art. 146, comma 2, l.fall., ove la mancanza o l’irregolare tenuta delle scritture contabili renda difficile per la curatela una quantificazione ed una prova precisa del danno che sia riconducibile ad un ben determinato inadempimento imputabile all’amministratore della società fallita, non trova applicazione il principio dell’inversione dell’onere della prova, ma il curatore può invocare a proprio vantaggio la disposizione dell’art. 1226 c.c. e perciò chiedere al giudice di provvedere alla liquidazione del danno in via equitativa. 

Corte di Cassazione, civ., sez. I, ordinanza del 5 gennaio 2022, n. 198

Azione di responsabilità proposta dal curatore e tenuta delle scritture contabili irregolare: determinazione del danno risarcibile

Nell’azione di responsabilità promossa dal curatore a norma dell’art. 146, comma 2, l.fall., la mancata o irregolare tenuta delle scritture contabili, pur se addebitabile all’amministratore convenuto, non giustifica che il danno risarcibile sia determinato e liquidato nella misura corrispondente alla differenza tra il passivo accertato e l’attivo liquidato in sede fallimentare, potendo tale criterio essere utilizzato solo quale parametro per una liquidazione equitativa ove ne sussistano le condizioni, purché l’attore abbia allegato un inadempimento dell’amministratore almeno astrattamente idoneo a porsi come causa del danno lamentato, indicando le ragioni che gli hanno impedito l’accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta dell’amministratore medesimo.

(Nella specie la S.C. ha cassato con rinvio la decisione impugnata che aveva liquidato in via equitativa il danno ascritto all’organo di amministrazione di una società di capitali, poi fallita, pur in presenza di specifici inadempimenti che, ove provati e causalmente collegabili al pregiudizio indotto dalla “mala gestio”, avrebbero consentito l’esatta quantificazione del danno patito dalla società, senza necessità di ricorrere alla liquidazione equitativa).

Cassazione civile sez. I, 17/05/2021, n.13220

Responsabilità amministratori di società di capitali e rapporto tra processo civile e penale

In tema di responsabilità degli amministratori di società di capitali azionata in sede civile e penale, posto che, ai sensi dell’art. 75 c.p.p., la costituzione di parte civile comporta il trasferimento nel processo penale dell’azione civile precedentemente proposta nel solo caso di effettiva coincidenza delle azioni per “petitum” e “causa petendi”, difettano i presupposti per la sospensione del giudizio civile avente ad oggetto l’azione di responsabilità proposta dalla società (nella specie, ex art. 2476 c.c.), qualora quest’ultima si sia costituita parte civile nel giudizio penale a carico degli amministratori per falsi (in bilancio o nelle scritture contabili) commessi dai medesimi, in quanto l’azione promossa in sede civile è fondata su fatti diversi e più ampi rispetto a quelli oggetto del processo penale, essendo diretta a far valere la responsabilità contrattuale e quella extracontrattuale degli amministratori derivanti, rispettivamente, dagli inadempimenti dei doveri nei confronti della società e dall’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale.  

Cassazione civile sez. I, 27/12/2019, n.34529

Scritture contabili irregolari: il risarcimento degli amministratori per mala gestio avviene in base al deficit fallimentare

In caso di risarcimento del danno dovuto al curatore dagli amministratori della società è opportuno prendere come criterio base per il calcolo del danno medesimo il deficit fallimentare accertato, in caso di irregolarità delle scritture contabili.

Cassazione civile sez. III, 07/11/2019, n.28617

Quantificazione del risarcimento per mala gestio dell’amministratore

Nell’azione di responsabilità promossa dal curatore del fallimento di una società di capitali nei confronti dell’amministratore della stessa l’individuazione e la liquidazione del danno risarcibile dev’essere operata avendo riguardo agli specifici inadempimenti dell’amministratore, che l’attore ha l’onere di allegare, onde possa essere verificata l’esistenza di un rapporto di causalità tra tali inadempimenti e il danno di cui si pretende il risarcimento.

Nelle predette azioni la mancanza di scritture contabili della società, pur se addebitabile all’amministratore convenuto, di per sé sola non giustifica che il danno da risarcire sia individuato e liquidato in misura corrispondente alla differenza tra il passivo e l’attivo accertati in ambito fallimentare, potendo tale criterio essere utilizzato soltanto al fine della liquidazione equitativa del danno, ove ricorrano le condizioni perché si proceda ad una liquidazione siffatta, purché siano indicate le ragioni che non hanno permesso l’accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta dell’amministratore e purché il ricorso a detto criterio si presenti logicamente plausibile in rapporto alle circostanze del caso concreto. 

Corte di Cassazione, sez. U., civ., sentenza 6 maggio 2015 n. 9100 

Mancata o irregolare tenuta della contabilità sociale: prove

In tema di azione di responsabilità promossa dal curatore fallimentare contro gli ex amministratori e sindaci della società fallita, compete a chi agisce dare la prova dell’esistenza del danno, del suo ammontare e del fatto che esso sia stato causato dal comportamento illecito di un determinato soggetto, potendosi configurare un’inversione dell’onere della prova solo quando l’assoluta mancanza ovvero l’irregolare tenuta delle scritture contabili rendano impossibile al curatore fornire la prova del predetto nesso di causalità; in questo caso, infatti, la citata condotta, integrando la violazione di specifici obblighi di legge in capo agli amministratori, è di per sè idonea a tradursi in un pregiudizio per il patrimonio.

Corte di Cassazione, civ., sez. I, sentenza 4 aprile 2011 n. 7606

 



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