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Servitù di passaggio e diritto di carico e scarico

23 Luglio 2022 | Autore:
Servitù di passaggio e diritto di carico e scarico

Il diritto di sosta nella proprietà altrui per caricare e scaricare è compreso all’interno della servitù di transito sul fondo?

Quando una proprietà non ha accesso diretto sulla strada ha diritto di poter passare nella proprietà privata del vicino, senza che questi possa opporsi. È questo il senso della servitù di passaggio, prevista dalla legge per consentire al titolare del fondo intercluso di poter accedere alla pubblica via. La servitù può perfino essere imposta, nel senso che non c’è bisogno del consenso dei confinanti, i quali dovranno semplicemente “sopportare” il diritto altrui. Con questo articolo ci soffermeremo su un particolare aspetto, e cioè sul diritto di carico e scarico nella servitù di passaggio.

In linea di massima, la servitù di passaggio permette solamente il transito attraverso la proprietà altrui, per il tempo strettamente necessario a immettersi in strada o a tornare presso il proprio fondo. Il diritto di carico e scarico consiste invece nella possibilità di fermarsi con il proprio veicolo per caricare o scaricare beni, come ad esempio la spesa. Ciò comporta, ovviamente, un maggior utilizzo della proprietà altrui. Cosa dice la legge a proposito del diritto di carico e scarico nella servitù di passaggio? Si tratta di un diritto ugualmente dovuto e che non è possibile rifiutare? Scopriamolo insieme.

Servitù di passaggio: cos’è?

La servitù di passaggio è il diritto di poter transitare nella proprietà altrui.

Questa possibilità è concessa dalla legge, anche senza il consenso del proprietario “invaso”, a chi è titolare di un fondo intercluso, cioè di un fondo che non ha accesso diretto alla strada pubblica o che potrebbe averlo solamente con grave dispendio economico o con disagio eccessivo (interclusione relativa).

In casi del genere, si parla di servitù coattiva, in quanto può essere imposta ai confinanti con sentenza del giudice.

Servitù di passaggio: in cosa consiste?

Come detto, la servitù di passaggio consente al suo titolare di poter passare per la proprietà altrui. Ciò non significa, però, che si sia liberi di fare ciò che si vuole: per legge, la servitù deve comportare il minor aggravio possibile per il vicino che sopporta il “peso” del transito.

Di conseguenza, chi gode della servitù di passaggio non deve approfittarne, ad esempio occupando più suolo di quanto in realtà sarebbe necessario, oppure circolando anche in aree non necessarie al raggiungimento della strada.

Ad esempio, la servitù di passaggio sul cortile altrui non può trasformarsi nel diritto di fare manovra e di parcheggiare: ciò che è consentito è soltanto transitare per immettersi in strada o per fare il percorso inverso.

L’ampiezza del diritto di servitù di passaggio è stabilita dal contratto (quando è volontaria) oppure dalla sentenza costitutiva del giudice (quando è coattiva). Chi ne beneficia non può quindi abusare del proprio diritto. Ecco perché si pone il problema di capire se nella servitù di passaggio è incluso il diritto di carico e scarico.

Servitù passaggio: c’è diritto di sosta per lo scarico e il carico?

Chi gode del diritto di servitù di passaggio può anche fermarsi per caricare e scaricare? Si pensi a chi, passando per il cortile di proprietà altrui, decide anche di sostare per caricare della legna o la spesa. È legittima questa condotta?

In effetti, come detto in precedenza, la “portata” della servitù di passaggio è rimessa agli accordi tra le parti oppure alla sentenza del giudice che l’ha costituita.

La servitù di passaggio potrebbe perfino acquisirsi per usucapione, cioè se per vent’anni si è transitato indisturbatamente per la proprietà altrui, purché tale passaggio sia visibile, ad esempio per la presenza di tracciati, percorsi e, in generale, di segni di qualunque genere.

In ogni caso, salvo non sia stabilito diversamente, la servitù di passaggio deve arrecare il minor disagio possibile al proprietario vicino che deve consentire il transito.

È questa la regola stabilita dalla legge [1]: «Nel dubbio circa l’estensione e le modalità di esercizio, la servitù deve ritenersi costituita in guisa da soddisfare il bisogno del fondo dominante col minor aggravio del fondo servente».

Di conseguenza, possiamo affermare che la servitù di passaggio non include autonomamente il diritto di sosta per lo scarico e il carico, a meno che:

  • non sia il giudice a stabilirlo;
  • non sia stato previsto dall’accordo tra le parti;
  • il diritto di carico e scarico non sia stato usucapito insieme alla servitù. È il caso del boscaiolo che accede da almeno venti anni al proprio fondo passando per quello del vicino, puntualmente fermandosi per caricare la legna tagliata.

Se però l’attività di carico e scarico è davvero minima e occasionale, anche se non è espressamente prevista nel titolo potrebbe comunque essere legale, in quanto non crea alcun disagio al titolare del fondo che “subisce” il passaggio. Questi, infatti, non può opporsi a qualcosa che non gli crea disagio.

Servitù di passaggio: si può chiudere?

Così come il beneficiario della servitù di passaggio non può gravare sul vicino oltre i limiti strettamente necessari, allo stesso modo il proprietario che “sopporta” la servitù non può impedire che questa venga esercitata.

In pratica, non si può:

  • chiudere il passaggio con un cancello, una porta o con qualsiasi strumento similare;
  • ostacolare il passaggio piantando alberi, siepi o piante, ovvero depositando materiale edile, oggetti o rami d’albero;
  • installare dispositivi elettronici (allarmi, telecamere, sensori ottici, ecc.) che possano inibire l’uso del passaggio al proprietario del fondo dominante.

note

[1] Art. 1065 cod. civ.

Autore immagine: canva.com/


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