Referendum sulla giustizia: cosa cambia se vince il sì

16 Febbraio 2022 | Autore:
Referendum sulla giustizia: cosa cambia se vince il sì

I quesiti delle consultazioni approvate dalla Consulta e previste per questa primavera. Come stanno le cose oggi e cosa succederebbe in caso di vittoria.

Tra il 15 aprile e il 15 giugno 2022 gli italiani sono chiamati a scegliere se attuare, a modo loro, una piccola riforma della giustizia oppure se lasciare le cose come stanno. Lo faranno attraverso i referendum a cui la Corte costituzionale ha dato il via libera e che riguardano:

  • l’abrogazione delle disposizioni in materia di incandidabilità (legge Severino);
  • la limitazione delle misure cautelari;
  • la separazione delle funzioni dei magistrati;
  • l’eliminazione delle liste di presentatori per l’elezione dei togati del Consiglio superiore della magistratura;
  • l’equa valutazione dei magistrati, la possibilità per gli avvocati dei Consigli giudiziari di esprimere il loro parere.

Con questi referendum sulla giustizia, cosa cambia se vince il sì? Vediamoli uno ad uno.

Disposizioni in materia di incandidabilità

Uno dei quesiti che verranno proposti dei referendum sulla giustizia interessa la legge Severino e le disposizioni in materia di incandidabilità.

Il quesito

Si chiederà agli italiani: «Volete voi che sia abrogato il Decreto Legislativo 31 dicembre 2012, n. 235 (Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell’articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190)?».

Cosa succede oggi

La legge Severino, vale a dire il decreto legislativo che porta la firma e il nome dell’ex ministro della Giustizia del Governo Monti, Paola Severino, prevede l’incandidabilità, l’ineleggibilità e la decadenza automatica di parlamentari, rappresentanti di governo, consiglieri regionali o amministratori locali in caso di condanna ad almeno due anni di reclusione. La norma ha valore retroattivo e prevede la sospensione se la condanna avviene dopo la nomina dell’interessato. Chi è in carica in un ente pubblico territoriale viene sospeso fino a un massimo di 18 mesi anche con una condanna in primo grado non definitiva.

Cosa cambia con il sì

La legge viene abrogata e, quindi, non ci saranno più le sospensioni «in automatico»: deciderà il giudice caso per caso se, oltre alla condanna, va applicata anche l’interdizione dai pubblici uffici.

La limitazione delle misure cautelari

Questo referendum vuole introdurre alcune modifiche ai presupposti che riguardano la carcerazione preventiva.

Il quesito

Quesito piuttosto lungo, questa volta. Dice: «Volete voi che sia abrogato il Decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 447 (Approvazione del codice di procedura penale), risultante dalle modificazioni e integrazioni successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: articolo 274, comma 1, lettera c), limitatamente alle parole: “O della stessa specie di quello per cui si procede. Se il pericolo riguarda la commissione di delitti della stessa specie di quello per cui si procede, le misure di custodia cautelare sono disposte soltanto se trattasi di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni ovvero, in caso di custodia cautelare in carcere, di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni nonché’ per il delitto di finanziamento illecito dei partiti di cui all’articolo 7 della legge 2 maggio 1974, n. 195 e successive modificazioni.”?».

Cosa succede oggi

Ad oggi, la custodia cautelare è una misura in virtù della quale un indagato può essere rinchiuso in carcere nonostante non sia stato ancora riconosciuto colpevole di alcun reato, poiché non c’è alcuna condanna nei suoi confronti.

Oggi, la carcerazione preventiva viene decisa quando c’è almeno uno di questi tre presupposti:

  • pericolo di fuga;
  • reiterazione del reato;
  • inquinamento delle prove.

Cosa cambia con il sì

Con la vittoria del sì al referendum, la custodia cautelare in carcere non potrebbe essere applicata quando c’è il sospetto che l’indagato possa commettere di nuovo lo stesso reato e nemmeno per i delitti puniti con una pena massima prevista di cinque anni, a meno che ci sia il rischio di inquinamento delle prove o di fuga dell’indagato.

Inoltre, niente custodia cautelare preventiva per il finanziamento illecito dei partiti.

Separazione della funzione dei magistrati

Altro referendum riguardante la giustizia: la separazione delle funzioni dei magistrati. Con un quesito non lungo ma, questa volta, chilometrico, per non dire illeggibile dalla maggior parte degli italiani.

Quesito

«Volete voi che siano abrogati: l’ “Ordinamento giudiziario” approvato con Regio Decreto 30 gennaio 1941, n. 12, risultante dalle modificazioni e integrazioni ad esso successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: art. 192, comma 6, limitatamente alle parole: “, salvo che per tale passaggio esista il parere favorevole del consiglio superiore della magistratura”; la Legge 4 gennaio 1963, n. 1 (Disposizioni per l’aumento degli organici della Magistratura e per le promozioni), nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad essa successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: art. 18, comma 3: “La Commissione di scrutinio dichiara, per ciascun magistrato scrutinato, se è idoneo a funzioni direttive, se è idoneo alle funzioni giudicanti o alle requirenti o ad entrambe, ovvero alle une a preferenza delle altre”; il Decreto Legislativo 30 gennaio 2006, n. 26 (Istituzione della Scuola superiore della magistratura, nonché’ disposizioni in tema di tirocinio e formazione degli uditori giudiziari, aggiornamento professionale e formazione dei magistrati, a norma dell’articolo 1, comma 1, lettera b), della legge 25 luglio 2005, n. 150), nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad esso successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: art. 23, comma 1, limitatamente alle parole: “nonché’ per il passaggio dalla funzione giudicante a quella requirente e viceversa”; il Decreto Legislativo 5 aprile 2006, n. 160 (Nuova disciplina dell’accesso in magistratura, nonché’ in materia di progressione economica e di funzioni dei magistrati, a norma dell’articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 25 luglio 2005, n. 150), nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad esso successivamente apportate, limitatamente alle seguenti parti: art. 11, comma 2, limitatamente alle parole: “riferita a periodi in cui il magistrato ha svolto funzioni giudicanti o requirenti”; art. 13, riguardo alla rubrica del medesimo, limitatamente alle parole: “e passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa”; art. 13, comma 1, limitatamente alle parole: “il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti,”; art. 13, comma 3: “3. Il passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti, e viceversa, non è consentito all’interno dello stesso distretto, né all’interno di altri distretti della stessa regione, ne’ con riferimento al capoluogo del distretto di corte di appello determinato ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale in relazione al distretto nel quale il magistrato presta servizio all’atto del mutamento di funzioni. Il passaggio di cui al presente comma può essere richiesto dall’interessato, per non più di quattro volte nell’arco dell’intera carriera, dopo aver svolto almeno cinque anni di servizio continuativo nella funzione esercitata ed è disposto a seguito di procedura concorsuale, previa partecipazione ad un corso di qualificazione professionale, e subordinatamente ad un giudizio di idoneità allo svolgimento delle diverse funzioni, espresso dal Consiglio superiore della magistratura previo parere del consiglio giudiziario. Per tale giudizio di idoneità il consiglio giudiziario deve acquisire le osservazioni del presidente della corte di appello o del procuratore generale presso la medesima corte a seconda che il magistrato eserciti funzioni giudicanti o requirenti. Il presidente della corte di appello o il procuratore generale presso la stessa corte, oltre agli elementi forniti dal capo dell’ufficio, possono acquisire anche le osservazioni del presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati e devono indicare gli elementi di fatto sulla base dei quali hanno espresso la valutazione di idoneità. Per il passaggio dalle funzioni giudicanti di legittimità alle funzioni requirenti di legittimità, e viceversa, le disposizioni del secondo e terzo periodo si applicano sostituendo al consiglio giudiziario il Consiglio direttivo della Corte di cassazione, nonché’ sostituendo al presidente della corte d’appello e al procuratore generale presso la medesima, rispettivamente, il primo presidente della Corte di cassazione e il procuratore generale presso la medesima.”; art. 13, comma 4: “4. Ferme restando tutte le procedure previste dal comma 3, il solo divieto di passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti, e viceversa, all’interno dello stesso distretto, all’interno di altri distretti della stessa regione e con riferimento al capoluogo del distretto di corte d’appello determinato ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale in relazione al distretto nel quale il magistrato presta servizio all’atto del mutamento di funzioni, non si applica nel caso in cui il magistrato che chiede il passaggio a funzioni requirenti abbia svolto negli ultimi cinque anni funzioni esclusivamente civili o del lavoro ovvero nel caso in cui il magistrato chieda il passaggio da funzioni requirenti a funzioni giudicanti civili o del lavoro in un ufficio giudiziario diviso in sezioni, ove vi siano posti vacanti, in una sezione che tratti esclusivamente affari civili o del lavoro. Nel primo caso il magistrato non può essere destinato, neppure in qualità di sostituto, a funzioni di natura civile o miste prima del successivo trasferimento o mutamento di funzioni. Nel secondo caso il magistrato non può essere destinato, neppure in qualità di sostituto, a funzioni di natura penale o miste prima del successivo trasferimento o mutamento di funzioni. In tutti i predetti casi il tramutamento di funzioni può realizzarsi soltanto in un diverso circondario ed in una diversa provincia rispetto a quelli di provenienza. Il tramutamento di secondo grado può avvenire soltanto in un diverso distretto rispetto a quello di provenienza. La destinazione alle funzioni giudicanti civili o del lavoro del magistrato che abbia esercitato funzioni requirenti deve essere espressamente indicata nella vacanza pubblicata dal Consiglio superiore della magistratura e nel relativo provvedimento di trasferimento.”; art. 13, comma 5: “5. Per il passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti, e viceversa, l’anzianità di servizio è valutata unitamente alle attitudini specifiche desunte dalle valutazioni di professionalità periodiche.”; art. 13, comma 6: “6. Le limitazioni di cui al comma 3 non operano per il conferimento delle funzioni di legittimità di cui all’articolo 10, commi 15 e 16, nonché, limitatamente a quelle relative alla sede di destinazione, anche per le funzioni di legittimità di cui ai commi 6 e 14 dello stesso articolo 10, che comportino il mutamento da giudicante a requirente e viceversa.”; il Decreto-Legge 29 dicembre 2009 n. 193, convertito con modificazioni nella legge 22 febbraio 2010, n. 24 (Interventi urgenti in materia di funzionalità del sistema giudiziario), nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad essa successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “Il trasferimento d’ufficio dei magistrati di cui al primo periodo del presente comma può essere disposto anche in deroga al divieto di passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti e viceversa, previsto dall’articolo 13, commi 3 e 4, del Decreto Legislativo 5 aprile 2006, n. 160.”?».

Che succede oggi

Attualmente, durante la loro carriera, gli stessi magistrati passano più volte dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa. In sostanza, possono essere magistrati giudicanti e magistrati accusatori, alternando entrambe le funzioni fino a due volte con la riforma Cartabia (prima erano quattro).

Cosa cambia con il sì

Non si parlerà di separazione delle carriere dei magistrati, come erroneamente si tende a dire, ma di separazione delle funzioni dei magistrati, vale a dire di quella di giudice da quella di pubblico ministero. Non si potrà passare dall’una all’altra nel corso di tutta la carriera.

L’elezione dei togati del Csm

Questo referendum sulla giustizia mira a cancellare le varie correnti interne al Consiglio superiore della magistratura.

Quesito

«Volete voi che sia abrogata la Legge 24 marzo 1958, n. 195 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della Magistratura), nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad esso successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: articolo 25, comma 3, limitatamente alle parole “unitamente ad una lista di magistrati presentatori non inferiore a venticinque e non superiore a cinquanta. I magistrati presentatori non possono presentare più di una candidatura in ciascuno dei collegi di cui al comma 2 dell’articolo 23, né possono candidarsi a loro volta”?».

Cosa succede oggi

Il Consiglio superiore della magistratura (Csm) è presieduto dal Capo dello Stato, che è membro di diritto al pari del presidente della Suprema Corte di Cassazione e del Procuratore Generale presso la stessa Corte. Gli altri 24 componenti sono eletti per due terzi dai magistrati e per il restante terzo dal Parlamento in seduta comune.

Un magistrato che voglia candidarsi a far parte del Csm deve raccogliere dalle 25 alle 50 firme dei cosiddetti «presentatori» e, pertanto, deve avere il sostegno di una delle correnti. Tra le più note vi sono Magistratura indipendente, Unicost e Area.

Cosa cambia con il sì

Viene abolito l’obbligo di raccogliere le firme dei «presentatori» per candidarsi al Csm.

L’equa valutazione dei magistrati

L’ultimo referendum sulla giustizia riguarda l’equa valutazione della professionalità e della competenza dei magistrati. Con un quesito che non brilla, certo, per chiarezza.

Quesito

«Volete voi che sia abrogato il Decreto Legislativo 27 gennaio 2006, n. 25 (Istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e nuova disciplina dei Consigli giudiziari, a norma dell’articolo 1, comma 1, lettera c) della legge 25 luglio 2005 n. 150), risultante dalle modificazioni e integrazioni successivamente apportate, limitatamente alle seguenti parti: art. 8, comma 1, limitatamente alle parole “esclusivamente” e “relative all’esercizio delle competenze di cui all’articolo 7, comma 1, lettere a)”; art. 16, comma 1, limitatamente alle parole: “esclusivamente” e “relative all’esercizio delle competenze di cui all’articolo 15, comma 1, lettere a), d) ed e)”?».

Cosa succede oggi

Professionalità e competenza dei magistrati vengono valutate dal Csm sulla base delle indicazioni date in merito dai Consigli giudiziari. Questi ultimi sono organismi territoriali nei quali ha facoltà di esprimersi solo chi appartiene alla magistratura. In sostanza, secondo i promotori del referendum, si crea un’insolita sovrapposizione tra chi controlla e chi viene controllato, il che- a loro avviso – rischia di favorire la logica corporativa al momento di decidere su eventuali promozioni o bocciature dei giudici.

Cosa cambia con il sì

In caso di vittoria del referendum, verrebbe estesa la possibilità di esprimere un parere sulla professionalità e sulle capacità dei magistrati anche agli avvocati presenti nei Consigli giudiziari. Il quesito, peraltro, rischia di essere superato dalla riforma Cartabia, che già prevede questa ipotesi.



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