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Quadro della dichiarazione redditi non compilato: quali conseguenze?

17 Febbraio 2022
Quadro della dichiarazione redditi non compilato: quali conseguenze?

Dichiarazione «in bianco» in un quadro: è reato di omessa dichiarazione?

Cosa si rischia se si lascia in bianco un quadro della dichiarazione dei redditi? Si può essere incriminati per omessa dichiarazione? Sul punto si è pronunciata di recente la Cassazione [1]. Nel caso di specie, un contribuente aveva trascurato di compilare il quadro RS della propria dichiarazione. Dinanzi alla contestazione, l’uomo si è rivolto ai giudici e in ultimo alla Suprema Corte. A quest’ultima è stata posta dunque la seguente domanda: nel caso in cui non venga compilato un quadro della dichiarazione dei redditi, quali conseguenze scattano per il contribuente?

Mancata compilazione di un quadro della dichiarazione dei redditi: si rischia il penale?

Ebbene, secondo la Corte, in casi del genere, non è possibile parlare del reato di omessa dichiarazione. E ciò perché tale illecito penale scatta quando la dichiarazione non viene trasmessa affatto o quando viene compilato solo il frontespizio e non tutto il resto. 

Il diritto penale non consente interpretazioni analogiche delle norme; sicché, laddove vi sia un vuoto normativo, questo non può essere colmato con la sanzione prevista per condotte più gravi, come nel caso di specie. Una diversa interpretazione violerebbe il principio di legalità. 

Risultato: secondo la Cassazione, non può essere sanzionato per il reato di omessa dichiarazione chi ha lasciato in bianco un quadro del modello. 

È vero, la legge penale (in questo caso, l’articolo 5 del decreto legislativo n. 74 del 2000) che condanna l’omessa dichiarazione ha lo scopo di «mettere l’amministrazione finanziaria al corrente delle informazioni necessarie per accertare la consistenza dell’obbligazione tributaria». Ed è anche vero che, con un quadro in bianco, l’ufficio delle imposte non può ricostruire in modo corretto il reddito del contribuente. 

Ma è anche vero – ricorda la Cassazione che, sul punto, non si è mai espressa sino ad oggi – che la fattispecie di omessa dichiarazione deve essere riservata solo alle ipotesi più radicali, come l’assoluta inesistenza del documento o la mancata trasmissione all’Ufficio [2] .

L’articolo 1 comma 2 del Dpr n. 600 del 1973 permette di ritenere esistente la dichiarazione anche se priva dei dati necessari per la ricostruzione del reddito, stabilendo che i redditi non indicati si considerano non dichiarati.

Quadro in bianco della dichiarazione dei redditi: quali sanzioni?

Ma allora, se tale comportamento non integra l’«omessa dichiarazione», di quale illecito si può parlare? A riguardo si deve ricordare un indirizzo giurisprudenziale secondo il quale, tutte le volte in cui l’errore del contribuente in sede di dichiarazione dei redditi non abbia implicato danni per l’Erario, con una riduzione dell’imposta versata (sicché, anche in assenza di errore, le imposte dovute dal contribuente sarebbero state le stesse) non ci può essere alcuna sanzione né condanna penale.

Al contrario, potrebbe invece configurarsi il reato di dichiarazione infedele nel caso l’errore sugli importi dichiarati sia volontario. Conferma, sia pure indirettamente, questo orientamento, l’unico precedente penale [3] con cui i giudici condannarono un contribuente per dichiarazione infedele avendo questi omesso di compilare il quadro RG/RF.

Come anticipato in apertura, sempre secondo la Cassazione [4], può invece scattare il reato di omessa dichiarazione quando manca non già la compilazione di un solo quadro ma di tutta la dichiarazione, compresa la firma, eccezion fatta solo per il frontespizio.  

Omessa dichiarazione dei redditi: precisazioni

Ci sono alcune precisazioni finali che è necessario fare in merito al reato di omessa dichiarazione. La dichiarazione dei redditi si considera omessa quando viene presentata dopo più di 90 giorni rispetto alla scadenza annuale prescritta dalla legge; fino a quel momento, è considerata soltanto una dichiarazione tardiva.

L’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi costituisce reato solo quando l’imposta evasa allo Stato supera una soglia prefissata dalla legge. In particolare, scatta solo una sanzione  amministrativa pecuniaria, che va dal 120% al 240% dell’ammontare delle imposte dovute, con un minimo di 250 euro quando l’importo dovuto non supera 50mila euro riferito a ciascuna imposta (Irpef, Irap o Iva) per il singolo periodo d’imposta. Se non c’è un debito d’imposta, si applica comunque la sanzione da 250 a 1.000 euro.

Oltre la soglia dei 50mila euro invece scatta il reato di evasione fiscale.

Approfondimenti

Per maggiori approfondimenti leggi:


note

[1] Cass. sent. n.  5141/2022.

[2] Cass. sent. n. 1879/2000.

[3] Cass. sent. n. 32490/2018.

[4] Cass. sent. n. 10759/2006.


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