Referendum cannabis: perché è stato respinto e cosa resta reato

16 Febbraio 2022 | Autore:
Referendum cannabis: perché è stato respinto e cosa resta reato

La Corte Costituzionale respinge la depenalizzazione della coltivazione della marijuana: ecco i motivi. Le ragioni del sì e del no spiegate in sintesi.

È di pochi minuti fa la decisione della Corte Costituzionale: il referendum sulla cannabis è inammissibile. Lo ha annunciato il neopresidente della Consulta, Giuliano Amato, in conferenza stampa. Ma cosa chiedevano i cittadini con questo referendum? Perché il referendum sulla cannabis è stato respinto e cosa resta reato? Scopriamolo insieme.

Referendum cannabis: cosa si chiedeva?

Con il referendum sulla cannabis era stato chiesto di rivedere la disciplina in materia di sostanze stupefacenti.

Nello specifico, l’intento era di depenalizzare la coltivazione delle piante di cannabis con conseguente eliminazione non solo del reato, punito con la reclusione da 2 a 6 anni, ma anche dell’illecito amministrativo, punito con la sospensione della patente di guida e con il divieto di conseguirla per un periodo fino a tre anni.

I motivi del referendum sulla cannabis

A detta dei promotori, il referendum sulla cannabis aveva come obiettivo quello di colpire lo spaccio di droga liberalizzandone la coltivazione domestica.

In pratica, il ragionamento è questo: se ciascuno può coltivarsi la marijuana in casa, non c’è bisogno di recarsi dallo spacciatore e di arricchire la criminalità organizzata.

La depenalizzazione, inoltre, eviterebbe il sovraffollamento carcerario, favorito oggi dall’arresto di persone che detengono piccoli quantitativi di droga, magari ottenuti dalle piantine tenute sul balcone.

Sempre secondo i promotori, l’uso di cannabis non avrebbe mai prodotto danni allarmanti alla salute, o almeno non più di quelli causati da alcol e fumo.

Le ragioni di chi si opponeva al referendum sulla cannabis

Molte voci si sono sollevate contro il quesito referendario, sperando che la Consulta lo bocciasse (come ha poi fatto).

Secondo gli oppositori, depenalizzare la coltivazione domestica di cannabis equivale a favorire la tossicodipendenza, i cui danni (soprattutto sui più giovani) non possono essere ignorati.

Referendum cannabis: perché è stato respinto?

Ma veniamo ora alle ragioni che hanno indotto la Corte Costituzionale a bocciare il referendum sulla depenalizzazione della coltivazione della cannabis.

Secondo la nota che si apprende dalle agenzie, queste sono state le parole del presidente della Corte costituzionale, Giuliano Amato, in conferenza stampa subito dopo la decisione di bocciare il referendum:

«Abbiamo dichiarato inammissibile il referendum sulle sostanze stupefacenti, non sulla cannabis. Il quesito è articolato in tre sotto quesiti ed il primo prevede che scompare tra le attività penalmente punite la coltivazione delle sostanze stupefacenti di cui alle tabelle 1 e 3, che non includono neppure la cannabis ma includono il papavero, la coca, le cosiddette droghe pesanti. Già questo sarebbe sufficiente a farci violare obblighi internazionali».

Insomma: secondo il presidente della Consulta, il quesito referendario sulla cannabis avrebbe incluso la coltivazione delle cosiddette droghe pesanti, la cui depenalizzazione non può assolutamente essere ammessa per le gravi ripercussioni che il loro consumo ha sulla salute degli assuntori. È ben noto, infatti, che le droghe pesanti creino una forte dipendenza e siano capaci sin dalle prime assunzioni di aver effetti devastanti.

Referendum cannabis: cosa resta reato?

A seguito della bocciatura del referendum sulla cannabis, tutto resta com’era prima. La coltivazione della cannabis continua a rimanere reato o, in caso di coltivazione domestica di ridottissime dimensioni, a essere punita solamente con una sanzione amministrativa.

Per ulteriori approfondimenti, si legga l’articolo Referendum cannabis legale: cosa succederà?



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1 Commento

  1. In Italia la coltivazione del papavero NON è vietata, della coca non saprei. Ciò che è vietato è estrarne il principio attivo. La coltivazione di marijuana è invece espressamente proibita.

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