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Multa Ztl auto elettrica

17 Febbraio 2022
Multa Ztl auto elettrica

Zone a traffico limitato: le multe ad un veicolo elettrico vanno pagate, anche quando sono fatte nello stesso giorno?

Fioccano le multe per Ztl alle auto elettriche. Colpa dei Comuni che, dalla visione delle telecamere poste nei centri urbani, non sanno distinguere le auto a carburante tradizionale da quelle elettriche o degli automobilisti che non comunicano in anticipo il possesso di un veicolo ecologico?

La questione, per la frequenza con cui si sta ponendo negli ultimi anni (basta dare uno sguardo alle numerose notizie di automobilisti multati, reperibili in rete), merita un approfondimento. 

La possibilità di sollevare un ricorso contro le multe Ztl, almeno per i possessori di un’auto elettrica, costituisce un vantaggio non da poco visto che, proprio in tema di accesso alle aree definite «zone a traffico limitato», vale una delle regole più penalizzanti del Codice della strada: quella secondo cui, in presenza di una pluralità di violazioni commesse nello stesso frangente, non è possibile applicare il cosiddetto cumulo (ossia la multa per la condotta più grave aumentata di un terzo), ma scattano tante sanzioni per quanti sono stati i vari accessi. Il che significa che, nell’arco della stessa giornata, è possibile collezionare un notevole numero di verbali. Verbali che andranno pagati tutti quanti, senza possibilità di ottenere sconti.

I possessori di auto elettriche possono però godere di vantaggi proprio per via del beneficio all’ambiente che deriva da uno di tali veicoli. Ma ciò dipende dal Comune ove ci si trova. Vediamo meglio allora come orientarsi in questa giungla normativa.

Multe Ztl per auto elettriche: sono legittime?

Come abbiamo anticipato, in tema di circolazione stradale e di accesso alle Ztl, non esiste un’unica normativa nazionale, ma ogni amministrazione è libera di adottare le regole che meglio preferisce.

Sicché si potranno verificare tre ipotesi:

  • Comuni ove l’accesso alle Ztl è interdetto anche alle auto elettriche (del resto le Ztl non vengono a volte imposte per impedire l’inquinamento dei centri cittadini, ma per limitare il traffico in aree delicate, dove le vie sono strette o possono ospitare turisti: insomma per una questione di viabilità e non ambientale);
  • Comuni ove l’accesso alle Ztl è consentito alle auto elettriche senza bisogno di alcun adempimento preliminare;
  • Comuni ove l’accesso alle Ztl è consentito ma solo a condizione di una previa comunicazione all’amministrazione locale, con l’indicazione della targa del veicolo in questione. 

Chiaramente, l’ignoranza non scusa: il fatto di essere un semplice turista o comunque un soggetto non residente non esonera dal conoscere le regole del luogo in cui si trova. 

Pertanto, la prima cosa da fare prima di armare il fucile del ricorso al giudice di Pace o al Prefetto è recarsi presso il Comune che ha elevato la contravvenzione, farsi consegnare una copia del regolamento relativo alle Ztl (se questo non è pubblicato sul sito Internet istituzionale dell’amministrazione) e verificare quali sono le regole imposte a livello locale.

Fatto ciò, si potrà comprendere se il passaggio alle auto elettriche era vietato, era consentito o era consentito previa comunicazione al Comune. 

Multe Ztl auto elettriche: come fare ricorso?

Laddove la polizia si sia sbagliata – cosa del tutto possibile – sarà possibile fare ricorso. Non pagare la multa senza opporsi al verbale può solo complicare le cose. Difatti, il Comune iscriverà a ruolo il proprio credito e poi delegherà l’Agente per la Riscossione di avviare il pignoramento dei beni dell’automobilista e/o di eseguire il fermo amministrativo dell’auto. Salvo che nel frattempo si verifichi la prescrizione che, in tema di sanzioni amministrative, è di cinque anni dall’ultimo avviso ricevuto. 

Volendo dunque fare ricorso e chiedere l’annullamento della multa ci sono tre diverse vie.

La richiesta in autotutela

La strada più comoda, semplice e immediata è quella di rivolgersi direttamente alla polizia municipale, meglio se con una raccomandata o una Pec, con cui si chiede l’annullamento del verbale producendo tutti i documenti che attestino il tipo di veicolo immortalato dalle telecamere. Si tratta di una sorta di ricorso in autotutela.

Attenzione però: questo ricorso è informale, nel senso che non è previsto dal Codice della strada e, pertanto, non sospende i termini per poi fare ricorso al giudice di pace o al Prefetto. Con la conseguenza che, se non si ottiene risposta per tempo, bisognerà affrettarsi a procedere per come qui di seguito indicheremo. 

Ricorso al giudice di Pace

Entro 30 giorni dalla notifica della multa è possibile presentare il ricorso al giudice di pace, pagando però 43 euro di tassa allo Stato per l’accesso alla giustizia (il cosiddetto contributo unificato). La soluzione è svantaggiosa per chi non è del luogo, imponendo la presenza alle udienze. L’automobilista può difendersi da solo, senza avvocato, ma deve conoscere le regole di procedura. Il ricorso si presenta depositando l’atto di impugnazione presso la cancelleria del giudice entro il suddetto termine di 30 giorni. Dopodiché, bisognerà informarsi circa la data della prima udienza e parteciparvi. 

Ricorso al Prefetto

In alternativa, entro 60 giorni dalla notifica della multa, si può inviare un ricorso al Prefetto. Il ricorso può essere spedito direttamente alla Prefettura o all’organo che ha elevato la multa, intestando però l’atto “Ricorso al Prefetto” (sarà poi la polizia a inoltrarlo al Prefetto). Se la Prefettura non risponde entro 210 giorni (nell’ipotesi di ricorso inviato direttamente al Prefetto) o entro 180 giorni (nell’ipotesi di ricorso inviato alla polizia), l’impugnazione si intende accolta e la multa annullata.

Per scoprire quale delle due tipologie di ricorso conviene leggi Ricorso multa: Prefetto o giudice di pace?



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