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Dominio internet simile a un marchio

17 Febbraio 2022
Dominio internet simile a un marchio

Concorrenza sleale: si può registrare il nome di un sito che richiama un marchio già esistente?

Di questi tempi non è facile trovare un dominio Internet libero o comunque che non sia simile a un altro preesistente. Spesso si verifica che, a fronte di un nome già registrato con la desinenza .it o .com, siano liberi invece quelli che finiscono con .eu, .net, .org, ecc. In questi casi, l’unica soluzione è aggiungere o togliere qualche carattere per creare quell’elemento distintivo che, almeno sull’elenco degli url disponibili, consente la registrazione di un nome diverso. Ma una cosa è la tecnica, un’altra è la legge. Legge che non ammette che un marchio sia confondibile con un altro. Come si ripercuote questa regola con gli indirizzi dei siti web? È possibile utilizzare un dominio Internet simile a un marchio? La questione è stata già analizzata dalla Cassazione [1].

Cerchiamo di fare il punto della situazione partendo da una comune domanda: un dominio Internet è considerato un marchio? Il fatto che la registrazione del dominio sia una cosa distinta dalla registrazione di un marchio non esclude che il primo possa essere considerato alla stregua del secondo in quanto tendente a identificare un prodotto. Infatti, può essere considerato marchio qualsiasi segno, simbolo o cifra in grado di distinguere il prodotto dagli altri presenti sul mercato. Ecco perché anche il nome di dominio – ossia l’indirizzo di un sito in formato alfabetico – può essere protetto esattamente come se fosse un marchio. 

Questo porta con sé un’altra importante conseguenza: non si può usare come nome di un sito il nome di un marchio già esistente. E siccome, per legge, non conta solo il nome in sé ma la semplice confondibilità tra due nomi, anche le piccole differenze possono integrare un illecito se il suono dei due nomi è simile o comunque tale da generare confusione. 

Dunque, tanto per fare un esempio, non è registrando un sito con il nome Nike-universe.com che si evita la confusione con il noto marchio di articoli sportivi. Né aggiungendo o togliendo ad esso una lettera (Nik o Nikes). 

Peraltro, il fatto che esista già un sito con il nome Tezenis.com non consente di registrare – qualora disponibile – un nome a dominio Tezenis.org (non almeno senza il consenso del relativo titolare): si tratterebbe infatti di una illecita appropriazione del marchio altrui.

Come chiarito dalla Cassazione la registrazione di un dominio che riproduce o contiene il marchio altrui costituisce una contraffazione del marchio. Tale comportamento infatti permette di ricollegare l’attività a quella del titolare del marchio, sfruttando la notorietà del segno e traendone, quindi, un indebito vantaggio, sicché solo il titolare di un marchio registrato potrebbe legittimamente usarlo sul proprio sito o come nome di dominio. 

Nel caso di specie, la Corte Suprema ha confermato la sentenza di appello che aveva escluso la convalidazione del marchio “grazia.net” in quanto comportante un oggettivo agganciamento, atteso il medesimo nucleo ideologico-semantico, al marchio forte “Grazia”, rinomato ed altamente distintivo dell’omonima testata editoriale.

Si tenga tuttavia conto che c’è marchio e marchio. Ci sono cioè marchi deboli e marchi forti. Cerchiamo di spiegarci meglio. 

Affinché possa essere protetto dalla legge, un marchio deve essere originale: non può cioè contenere parole di uso comune o comunque poco originali. Ad esempio, seppur è registrabile il marchio «Ristoranti italiani» questo non sarebbe tutelabile da chi dovesse aprire un sito Ristorante.it. E ciò perché la parola «ristorante» è di uso comune: è dunque un «marchio debole».

Viceversa, un marchio forte è quello che non ha un corrispondente nel vocabolario o comunque che è dotato di una particolare forza distintiva; si pensi a marchi come Coca Cola, Tezenis, Adidas. Anche Apple è un marchio forte: è vero, la parola «mela» è di uso comune, ma non certo abbinata a una fabbrica di computer e di altri prodotti elettronici. 

Peraltro, sempre la Cassazione [2] ha detto che esiste una tutela rafforzata per i marchi più famosi. I marchi delle griffe più famose godono di una tutela maggiore rispetto a quelli meno noti: una tutela volta ad evitare che altri imprenditori possano sfruttare l’altrui notorietà e creare confusione tra i prodotti. La protezione nei loro confronti mira, infatti, a evitare anche il rischio di diluizione o corrosione del brand e a combattere il parassitismo.  


note

[1] Cass. sent. n.4721/2020.

[2] Cass. sent. n. 27217/2021.

Autore immagine: depositphotos.com


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