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Il contratto autonomo di garanzia

23 Luglio 2022 | Autore: Adele Margherita Falcetta
Il contratto autonomo di garanzia

Quello che c’è da sapere su una forma di garanzia che viene spesso richiesta dai creditori pur non essendo espressamente prevista dalla legge.

Negli affari, ma anche nella vita di tutti i giorni, può succedere di stipulare un contratto con qualcuno ma di non avere subito la disponibilità di denaro per pagare. Un caso può essere quello della compravendita: il compratore riceve la cosa acquistata e, non potendo versare subito il prezzo al venditore, si impegna a farlo entro una certa data. La stessa cosa può succedere con altri contratti, come ad esempio l’appalto: il committente si obbliga con l’appaltatore a pagarlo entro un termine. Inoltre, ogni giorno tante persone chiedono finanziamenti alle banche, impegnandosi a restituire il denaro ricevuto in prestito con gli interessi. In tutti questi casi i creditori hanno bisogno di garanzie, che li rassicurino sul fatto che riceveranno il denaro loro spettante. Il contratto autonomo di garanzia è una di queste.

In questo articolo vedremo in che cosa consiste il contratto autonomo di garanzia, in quali casi vi si ricorre, qual è la posizione del garante nei confronti del creditore. Inoltre, spiegheremo la differenza tra questo contratto e una forma di garanzia molto usata e certamente più conosciuta, la fideiussione. Entrambi assolvono alla funzione di garantire il pagamento di un debito, ma sono molto diversi tra loro. Una volta compreso come funziona il contratto del quale ci stiamo occupando, vedremo anche qual è la posizione del garante e fino a che punto egli rimane obbligato nei confronti del creditore.

Cos’è il contratto autonomo di garanzia?

Il contratto autonomo di garanzia non è espressamente previsto dalla legge; per questo motivo, in passato, ci si è chiesti se esso fosse o meno ammissibile. Da tempo, la dottrina e la giurisprudenza hanno dato una risposta affermativa a questa domanda ed esso è largamente utilizzato a garanzia del pagamento dei debiti.

Questo contratto di garanzia ha una struttura complessa, che comprende i rapporti che intercorrono tra tre soggetti: il garante, il debitore principale e il creditore. Tali rapporti sono:

  • il rapporto di valuta, che lega il debitore principale e il creditore (detto anche beneficiario). Tale rapporto nasce da un contratto stipulato tra i due, in forza del quale il primo diviene debitore del secondo. Si può trattare, ad esempio, di un contratto di compravendita, in cui il compratore rimane debitore del venditore per il pagamento del prezzo; di un contratto di somministrazione (largamente usato dai commercianti), in cui il somministrante si impegna a rifornire periodicamente l’altra parte di merce ricevendo denaro in cambio; di un contratto di appalto, in cui l’appaltatore si impegna a realizzare un’opera per il committente, ricevendo in cambio un corrispettivo. Gli esempi possono essere tanti altri;
  • il rapporto di provvista, che intercorre tra il debitore principale e il garante. Questi due soggetti stipulano un contratto di mandato [1], in virtù del quale il primo incarica il secondo di stipulare un contratto di garanzia con il beneficiario;
  • il contratto autonomo di garanzia, con il quale il garante si obbliga con il creditore a pagare la somma dovuta dal debitore principale, cui si aggiungono, se dovuti, interessi, spese ed eventuale risarcimento del danno.

Un esempio può chiarire ciò che abbiamo detto.

Franco, commerciante, stipula un contratto di somministrazione con Renato, fornitore. Renato si impegna a rifornire il commerciante di una data merce per tutto l’anno; Franco, da parte sua, si obbliga a pagare il prezzo corrispondente (rapporto di valuta). Renato, per essere certo di ricevere la somma che gli spetta, pretende una garanzia. Franco di rivolge quindi a Massimo, suo amico, incaricandolo di stipulare un contratto di garanzia con Renato (rapporto di provvista). A questo punto Massimo, in adempimento del mandato ricevuto, stipula con Renato un contratto autonomo di garanzia.

Il garante può essere un privato, come nel semplice esempio che abbiamo fatto; può però trattarsi, come spesso avviene, anche di una banca o di una compagnia di assicurazioni.

Quali sono le caratteristiche del contratto autonomo di garanzia?

Come rivela la sua denominazione, questo contratto di garanzia è del tutto autonomo rispetto al rapporto di valuta, intercorrente tra il debitore principale e il creditore. Esso, inoltre, è autonomo anche nei riguardi del rapporto di provvista, che si svolge tra il debitore principale e il garante. Le conseguenze di questa particolare caratteristica sono le seguenti [2]:

  • il garante non può opporre al creditore eccezioni derivanti dal rapporto di valuta. In altre parole, egli non può rifiutarsi di pagare il creditore nemmeno se il debito è fondato su un contratto nullo, annullabile o risolto, o comunque se per qualsiasi ragione il debitore principale può legittimamente rifiutarsi di pagare;
  • il garante non può opporre al creditore eccezioni fondate sul rapporto di provvista, cioè sul contratto di mandato stipulato tra lui e il debitore principale, nemmeno se esso è nullo, annullabile o se è stato per qualche risolto;
  • il garante deve pagare il debito garantito a semplice richiesta del creditore, con l’aggiunta, ove dovuti, di interessi, spese ed eventuale risarcimento del danno.

Come si può notare, questa forma di garanzia è molto penalizzante per il garante. Come mai la dottrina e la giurisprudenza la ritengono ammissibile? La spiegazione sta nell’esigenza di agevolare la circolazione del denaro, in particolare nel settore del commercio e in genere degli affari, dando ai creditori la certezza che quanto loro dovuto sarà pagato da qualcuno. Tornando al nostro esempio relativo al contratto di somministrazione, se i fornitori dovessero temere di non ricevere il prezzo per la loro merce esiterebbero molto a rifornire i commercianti e l’economia ne risentirebbe.

Il contratto del quale ci stiamo occupando differisce da un’altra forma di garanzia, la fideiussione. Essa, infatti, è legata al rapporto dal quale nasce il debito principale (ad esempio un contratto di finanziamento tra il debitore e una banca). La conseguenza è che il fideiussore, salvo qualche eccezione, può opporre al creditore le eccezioni che potrebbe opporgli il debitore principale.

In quali casi il garante può non pagare il creditore?

Abbiamo visto che il contratto autonomo di garanzia vincola il garante, che non può opporre al creditore nessuna eccezione relativa ai rapporti di provvista e di valuta. Ci sono, però, limitati casi in cui il garante può legittimamente rifiutare il pagamento, che sono stati individuati dalla giurisprudenza [3]:

  • se il creditore agisce con dolo. Ciò si verifica quando egli abusa della garanzia, pretendendo il pagamento pur sapendo di non averne diritto. Si pensi, ad esempio, al caso di un grossista che richiede al garante il pagamento del prezzo della merce, pur non avendola fornita al commerciante;
  • se il contratto tra il debitore principale e il creditore è nullo per violazione di norme imperative (cioè inderogabili) oppure è contrario all’ordine pubblico o al buon costume. Il garante non può essere chiamato, ad esempio, a pagare chi è creditore per avere rifornito uno spacciatore di una partita di droga.

Infine, il garante può opporre al creditore eccezioni derivanti dallo stesso contratto autonomo di garanzia, qualora esso sia nullo o annullabile.



Di Adele Margherita Falcetta

note

[1] Art. 1703 e seguenti cod. civ.

[2] Cass. civ., SS.UU., sent. n. 3947/2010

[3] Trib. Roma, sent. n. 4669/19


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