Diritto e Fisco | Articoli

Si può licenziare in base all’età?

17 Febbraio 2022 | Autore:
Si può licenziare in base all’età?

Quando il licenziamento è discriminatorio e cosa fare se colpisce un dipendente che ha raggiunto una certa anzianità e un determinato trattamento retributivo.

Vale più un lavoratore giovane o uno anziano? A questa domanda le aziende e i dipendenti danno risposte differenti. Per i datori di lavoro il valore di un lavoratore subordinato si misura in base all’esperienza acquisita, ma anche all’energia fisica e intellettuale di cui dispone; le imprese tengono conto anche della retribuzione crescente, per cui in età avanzata molti dipendenti, soprattutto se non sono professionalmente qualificati, vengono considerati, ormai, più un peso che una risorsa. Nella prospettiva dei lavoratori, invece, contano soprattutto la conservazione del posto, la crescita di carriera e gli scatti legati all’anzianità, per cui il valore dell’impiego lavorativo cresce con il passare degli anni. La legge cerca di contemperare questi opposti interessi, umani ed economici, e risponde anche alla domanda: si può licenziare in base all’età?

La questione assume una grande rilevanza pratica nei licenziamenti collettivi, dove, per individuare le posizioni da sopprimere, i lavoratori vengono suddivisi in classi, fasce, aree e settori di impiego. Si tratta, allora, di stabilire correttamente i criteri di scelta dei lavoratori in esubero, e infatti in questa procedura partecipata vengono coinvolti anche i sindacati; ma il fenomeno riguarda anche i licenziamenti individuali, specialmente nelle piccole e medie imprese, dove talvolta viene colpito o il più giovane o il più vecchio.

In tali situazioni, se non esistono altre e valide ragioni, oltre all’età anagrafica o all’anzianità maturata, non si può licenziare in base all’età, e se ciò avviene scattano i rimedi previsti a tutela del lavoratore contro le violazioni compiute dal datore di lavoro, perché il licenziamento è discriminatorio e, dunque, illegittimo: il lavoratore colpito ingiustamente va reintegrato e risarcito.

Quando il licenziamento è discriminatorio

Lo Statuto dei lavoratori [1] vieta il licenziamento di un lavoratore compiuto:

  • a causa della sua affiliazione o attività sindacale;
  • a motivo della sua partecipazione a uno sciopero;
  • a fini di «discriminazione politica, religiosa, razziale, di lingua o di sesso, di handicap, di età o basata sull’orientamento sessuale o sulle convinzioni personali».

Dunque il licenziamento è discriminatorio non soltanto quando avviene per ritorsione, in modo da eliminare un dipendente sgradito, ma anche quando è dovuto all’età o ad altre caratteristiche e condizioni personali del lavoratore, come la nazionalità o la lingua.

Licenziamento discriminatorio: conseguenze

Il divieto di licenziamento discriminatorio sancito dallo Statuto dei lavoratori è ribadito da altre norme di legge [2], che sanzionano la sua violazione con la nullità del licenziamento, la reintegra del dipendente nel posto precedentemente occupato e il riconoscimento di una indennità risarcitoria (di importo non inferiore a cinque mensilità della retribuzione globale di fatto), più il versamento da parte del datore di lavoro dei contributi previdenziali ed assistenziali dovuti durante il periodo di interruzione del rapporto [3]. Per ottenere queste tutele, il licenziamento va impugnato con ricorso al tribunale in funzione di giudice del lavoro, entro 60 giorni (per sapere come fare leggi “Come si impugna un licenziamento“).

Nel licenziamento collettivo, invece, è prevista la possibilità di licenziare cumulativamente dipendenti in esubero individuati in base a parametri come l’anzianità di servizio, i carichi di famiglia e le esigenze aziendali per individuare le posizioni organizzative da sopprimere, quindi l’età anagrafica ha un rilievo minore e non rientra tra i fattori decisivi; inoltre, la procedura è garantita dalla necessaria fase di confronto sindacale e di una successiva fase amministrativa presso l’Ufficio del lavoro, in modo da far rientrare la riduzione di personale voluta dal datore di lavoro nell’ambito dei criteri prestabiliti dalla legge.

Licenziamento discriminatorio: come si prova?

La legge [4] agevola il lavoratore nella prova del licenziamento discriminatorio: è il datore di lavoro che deve dedurre e dimostrare l’assenza di motivazioni discriminatorie o ritorsive alla base del licenziamento adottato, e la sua riconducibilità a una giusta causa o a un giustificato motivo oggettivo o soggettivo.

In sostanza, si realizza un’inversione dell’onere della prova: non è il lavoratore che deve dimostrare la natura discriminatoria del licenziamento, ma è il datore di lavoro che è tenuto a fornire elementi tali da far ritenere che nel caso concreto essa debba essere esclusa. Al lavoratore basta addurre elementi probabilistici, anche di carattere statistico, dai quali si possa evincere che il licenziamento è stato compiuto per un motivo discriminatorio: ad esempio, il fatto che nell’intera azienda sono stati colpiti solo i dipendenti di una determinata fascia di età o di anzianità di servizio.

Si può licenziare un lavoratore prossimo alla pensione?

Applicando i criteri che ti abbiamo indicato, una recente sentenza del tribunale di Milano [5] ha ritenuto nullo il licenziamento inflitto a un lavoratore prossimo all’età pensionabile. Il giudice del lavoro ha accertato che mancava una vera causa di riorganizzazione dell’impresa, e il licenziamento era stato adottato soltanto perché quel dipendente, per l’anzianità maturata, era diventato più costoso degli altri.

La carenza di motivazione emergeva dalla stessa lettera di licenziamento, che non conteneva informazioni utili a capire quale fosse la posizione organizzativa soppressa e quali erano state le ragioni aziendali che avevano determinato tale decisione. Così la natura discriminatoria del licenziamento è risultata chiara: il dipendente colpito era stato individuato solo sulla base dell’età (era quasi sessantenne), della retribuzione maturata in ragione dell’anzianità di servizio conseguita e della sua vicinanza al raggiungimento della pensione.


note

[1] Art. 15 L. n. 300/1970.

[2] Art. 4 L. n. 604/1966 e art. 3 L. n. 108/1990.

[3] Art. 28 L. n. 300/1970.

[4] Art. 28 D.Lgs. n. 150/2011.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube