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Danno da perdita di chance: diritto al risarcimento

20 Febbraio 2022
Danno da perdita di chance: diritto al risarcimento

Occasioni mancate in ambito lavorativo, crescita professionale, perdita di clienti, salute, telefonia. L’onere della prova. Cosa dice la giurisprudenza. 

Tra i tanti danni risarcibili c’è quello da perdita di chance. In cosa consiste? Come dice la parola stessa, si tratta del danno che consegue alle opportunità mancate, di solito collegate alla carriera, alla crescita professionale, all’esperienza lavorativa, all’aumento dello stipendio o ai clienti persi (in questo caso, dal professionista o dal lavoratore autonomo), a una promozione mancata, all’assunzione in una Pubblica Amministrazione. Si tratta di un danno connesso non solo al patrimonio della vittima ma anche alla sua sfera morale. E questo perché il «lavoro» – dice la Costituzione – non è solo un sostentamento dell’uomo ma anche un mezzo con cui si esplica la sua personalità e con cui questi concorre al progresso materiale e spirituale della società. 

Tuttavia, il danno da perdita di chance non si esaurisce alla sola sfera lavorativa: esso può attenere ad esempio anche alle possibilità di vita di un paziente vittima di malasanità o di una diagnosi errata che ne abbia pregiudicato o ritardato la guarigione. Ed è anche l’ipotesi di chi, non potendo riacquistare la disponibilità materiale del proprio immobile a causa dell’abusiva occupazione da parte di terzi, perda la chance di rivenderlo o di affittarlo a terzi; in tal caso, quindi, il danno risarcibile è per il mancato guadagno.

Quando spetta il diritto al risarcimento per perdita di chance?

Il diritto al risarcimento per il danno da perdita di chance – così come per ogni altro diritto – richiede che venga dimostrato un effettivo e concreto pregiudizio. In buona sostanza, nell’ambito del processo civile, è necessario che la vittima adempia al cosiddetto «onere della prova»:  è necessario cioè fornire al giudice gli elementi necessari per accertare che vi sia stato un effettivo – e non solo ipotetico – danno.

Tali elementi di prova possono essere offerti anche «in via presuntiva» ossia con semplici indizi. Questo perché, essendo la chance un evento futuro e quindi ipotetico, si può solo presumere l’esistenza del danno ma non accertarla concretamente con matematica certezza (come potrebbe invece succedere con un incidente stradale).

È bene però considerare un aspetto importante. Il risarcimento da perdita di chance non riguarda la certezza del risultato auspicato ma la perdita di possibilità di conseguirlo. Tanto per fare un esempio pratico, il fatto che un candidato non possa partecipare a un concorso – a seguito, ad esempio, di un disguido postale o di un volo cancellato – implica il risarcimento del danno indipendentemente dal fatto se questi avesse potuto aggiudicarsi la vittoria del bando o meno: è la semplice “potenzialità”, la partecipazione allo stesso, che viene risarcita. Quindi, non si richiede la prova della certezza del danno o del conseguimento del risultato in assenza della condotta illecita. Tuttavia, il giudice deve disconoscere l’esistenza del danno risarcibile se le probabilità perdute siano di livello non superiore allo scarso. E questo per evitare azioni pretestuose. 

Quanto appena detto è sintetizzato dal Consiglio di Stato con le seguenti parole (seppur piuttosto tecniche) [1]: «In sede di azione di risarcimento per perdita di chance, poiché l’esigenza giurisdizionale è quella di riconoscere all’interessato il controvalore della mera possibilità-già presente nel suo patrimonio di vedersi aggiudicato un determinato vantaggio, l'”an” del giudizio di responsabilità deve coerentemente consistere solo nell’accertamento del nesso causale tra la condotta antigiuridica e l’evento lesivo consistente nella perdita della predetta possibilità. La tecnica probabilistica va, quindi, impiegata non per accertare l’esistenza della chance come bene a sé stante, bensì per misurare in modo equitativo il “valore economico” della stessa, in sede di liquidazione del “quantum” risarcibile, con l’avvertenza che, anche se commisurata a una frazione probabilistica del vantaggio finale, il risarcimento è pur sempre compensativo, non del risultato sperato, ma della privazione della possibilità di conseguirlo».

E successivamente: «In tema di risarcibilità della perdita di chance, al fine di scongiurare azioni bagatellari, il giudice amministrativo dovrà disconoscere l’esistenza di un danno risarcibile in tutti i casi in cui le probabilità perdute si fermino a un livello non superiore allo scarso: da un alto, va verificato con estremo rigore se la perdita della possibilità di risultato utile sia effettivamente imputabile alla condotta altrui contraria al diritto; dall’altro, va appurato se la possibilità di realizzazione del risultato utile rientri effettivamente nello spirito protettivo delle norme violate. Dunque, la chance perduta è risarcibile solo quando è seria».

Detto ciò, vediamo come la giurisprudenza si è pronunciata in tema di diritto al risarcimento per il danno da perdita di chance.

Il risarcimento della perdita di chance in ambito lavorativo

In ambito di lavoro dipendente, il danno da perdita di chance non coincide con le retribuzioni perse dal lavoratore ma col pregiudizio morale e patrimoniale derivante dalla mancata crescita e dalle occasioni perdute. Si tratta di un danno economico che va liquidato in aggiunta a tutti gli altri danni eventualmente patiti dal lavoratore; deve tuttavia sussistere la prova di una concreta ed effettiva occasione perduta. 

Il risarcimento può riguardare sia l’impiego pubblico che quello privato. Con riferimento al primo, la Cassazione [2] ha detto che anche l’illegittimo diniego di una posizione organizzativa comporta il diritto del dipendente al risarcimento del danno per perdita di chance. È anche il caso di chi non riceva l’assunzione pur avendo vinto un concorso.

Per poter ottenere il risarcimento è necessario che sussista un pregiudizio certo (anche se non nel suo ammontare) consistente nella perdita di una possibilità attuale ed esige la prova, anche presuntiva, purché fondata su circostanze specifiche e concrete, dell’esistenza di elementi oggettivi dai quali desumere, in termini di certezza o di elevata probabilità, la sua attuale esistenza. Il risarcimento in parola può essere, in altri termini, riconosciuto solo quando la “chance” perduta aveva la certezza o l’elevata probabilità di avveramento, da desumersi in base ad elementi certi ed obiettivi [3].

Il lavoratore che voglia ottenere i danni derivanti dalla perdita di chance deve dimostrare, pur se solo in modo presuntivo o secondo un calcolo di probabilità, la realizzazione in concreto dei presupposti per il raggiungimento del risultato sperato e impedito dalla condotta illecita. Il danno lamentato deve essere conseguenza immediata e diretta di tale condotta. 

In tema di concorsi pubblici, ad esempio [4], è necessaria la prova di quegli elementi idonei a far ritenere che il regolare svolgimento della procedura selettiva avrebbe comportato una concreta, effettiva e non ipotetica probabilità di conseguire la promozione (nella specie, l’assunzione), in forza della quale probabilità si giustifica l’interesse stesso del lavoratore alla pronuncia di illegittimità della procedura selettiva, altrimenti insussistente.

Il risarcimento della perdita di chance in materia di diritto alla salute

In tema di lesione del diritto alla salute da responsabilità sanitaria, la perdita di chance consiste nella privazione della possibilità di un miglior risultato sperato, incerto ed eventuale (la maggiore durata della vita o la sopportazione di minori sofferenze) conseguente alla colpa del medico. Ne deriva un danno non patrimoniale risarcibile (da liquidare in via equitativa) soltanto ove la perduta possibilità sia apprezzabile, seria e consistente.

Secondo la giurisprudenza «In tema di responsabilità medica, il danno va distinto a seconda delle conseguenze derivanti dalla condotta del sanitario: quando questa abbia provocato la morte del paziente che invece con un comportamento corretto (ad esempio, una diagnosi tempestiva e/o una terapia adeguata), avrebbe avuto possibilità di guarigione, allora si verte in una situazione di certezza del danno poiché l’evento morte è conseguenza diretta della malattia e della condotta colpevole del medico. 

Se, invece, la condotta del medico ha cagionato un danno incerto in quanto è impossibile accertare se, in assenza del comportamento del sanitario, lo sviluppo della malattia sarebbe stato più lento e/o la vita sarebbe durata maggiormente e con minori sofferenze, si verte in una situazione di incertezza e dunque è più appropriato parlare di perdita di chance» [5].

Risarcibilità del danno da perdita di chance nell’ambito dei servizi telefonici

In tema di risarcibilità del danno da “perdita di chance”, incombe sul danneggiato l’onere di dimostrare il danno patrimoniale da mancato guadagno: in particolare egli deve dimostrare che, se l’altro contraente fosse stato adempiente, avrebbe conseguito un vantaggio economico, che invece non ha ottenuto a causa, appunto, dell’inadempimento della controparte.

In particolare, nell’ambito dei servizi di telefonia fissa, il danno derivante dalla perdita della clientela a causa dell’omesso o inesatto inserimento nell’elenco telefonico dei dati identificativi del fruitore si configura come danno da perdita di chance, posto che esso non consiste nella perdita di un vantaggio economico, ma nella perdita della possibilità di conseguirlo, sicché è sufficiente che la prova venga data in termini di semplice “possibilità” e ne è consentita la liquidazione in via equitativa [6].

Risarcimento del danno da perdita di chance nei concorsi

Nonostante, la giurisprudenza della Cassazione sia unanime nel riconoscere che la perdita di chance costituisca un danno patrimoniale risarcibile, sottolinea però anche il fatto che ciò sia evidenziabile quando solo sussista un pregiudizio certo.

Nella specifica materia concorsuale, la Suprema Corte ha avuto modo di specificare che «(…) l’espletamento di una procedura concorsuale illegittima, non comporta di per sé il diritto al risarcimento del danno da perdita di chance, occorrendo che il dipendente provi il nesso di causalità tra l’inadempimento datoriale ed il suddetto danno in termini prossimi alla certezza, essendo insufficiente il mero criterio di probabilità quantitativa dell’esito favorevole» (Cass. n. 11165/2018, n. 25727/2018) [7].

A quanto ammonta il diritto al risarcimento per perdita di chance?

Non ci sono criteri prestabiliti per determinare l’entità del risarcimento per la perdita di chance. Spetta al giudice effettuare la valutazione caso per caso. A tal fine, dovrà tenere conto della situazione concreta, dell’importanza dell’occasione a cui si è dovuto rinunciare e delle potenzialità che la stessa avrebbe potuto determinare per la vittima. Bisognerà tenere conto del grado di probabilità e della natura di danno futuro, consistente nella perdita non di un vantaggio economico, ma della semplice possibilità di conseguirlo. 

Tale liquidazione viene quindi fatta «in via equitativa», ossia sulla base di quanto appare giusto. 

Sebbene tale danno sia diverso da quello derivante dalle retribuzioni perse, queste ultime possono però costituire un parametro di liquidazione [2].  


note

[1] Consiglio di Stato sez. VI, 13/09/2021, n.6268

[2] Cass. sent. n. 1884/2022.

[3] Trib. Torino, sent. n. 4523/2021.

[4] Trib. Lecce, sent. n. 3487/2021.

[5] Trib. Roma sent. n. 14936/2021.

[6] Trib. Milano sent. n. 7702/2021.

[7] Cass. civ., sez. VI – 3, ord., 17 febbraio 2022, n. 5231 

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Cass. civ., sez. VI – 3, ord., 17 febbraio 2022, n. 5231

Presidente Amendola – Relatore Cirillo

Fatti di causa

1. R.F. convenne in giudizio, davanti al Giudice di pace di Sant’Anastasia, l’Università degli studi (omissis) di (omissis) e la s.p.a. (omissis), chiedendo che fossero condannate al risarcimento dei danni subiti a causa del ritardo col quale le era stata consegnata una lettera raccomandata proveniente dall’Università.

Espose, a sostegno della domanda, che il ritardo nella consegna le aveva impedito di partecipare alle prove del concorso bandito dall’Università per il conseguimento di un dottorato di ricerca.

Si costituirono in giudizio entrambe le parti convenute, chiedendo il rigetto della domanda.

Il Giudice di pace ritenne che l’Università fosse esente da colpa, avendo inviato la raccomandata nel rispetto del termine di quindici giorni antecedenti la data fissata nel bando di concorso; mentre la s.p.a. (omissis) era da considerare unica responsabile del ritardo (la lettera era arrivata in data (omissis), mentre la data dello scritto era fissata per il (omissis). Ciò nonostante, il Giudice di pace rigettò la domanda, rilevando che l’attrice non aveva fornito alcuna prova delle sue reali possibilità di vincere il concorso, non indicando nè provando il numero dei candidati e il risultato finale delle prove. Per cui non era stato dimostrato il c.d. danno da perdita di chance.

2. La pronuncia è stata impugnata dall’attrice soccombente e il Tribunale di Nola, con sentenza dell’8 aprile 2019, ha rigettato il gravame, ha confermato la pronuncia di primo grado ed ha condannato l’appellante al pagamento delle spese del grado.

Ha osservato il Tribunale che la sentenza del Giudice di pace meritava integrale condivisione, perché la R. non aveva provato in alcun modo la fondatezza della chance perduta, cioè non aveva dimostrato di avere qualche effettiva possibilità di vincere il concorso al quale non aveva potuto partecipare a causa del disguido postale.

3. Contro la sentenza del Tribunale di Nola ricorre R.F. con atto affidato ad un solo motivo.

Resiste la s.p.a. (omissis) con controricorso.

L’Università degli studi (omissis) non ha svolto attività difensiva in questa sede.

Il ricorso è stato avviato alla trattazione in Camera di consiglio, sussistendo le condizioni di cui agli artt. 375,376 e 380-bis c.p.c., e non sono state depositate memorie.

Ragioni della decisione

1. Con l’unico motivo di ricorso si lamenta error in iudicando e violazione e falsa applicazione di norme di diritto, sul rilievo che la sentenza avrebbe dovuto accogliere la domanda risarcitoria.

Sostiene la ricorrente che la chance consiste nella concreta ed effettiva possibilità di conseguire un bene della vita. Nella specie, la ricorrente ricorda che l’Università l’aveva ammessa alle prove del concorso, riconoscendole il possesso dei requisiti richiesti dal bando, per cui l’impossibilità di partecipare alle prove concorsuali era di per sé ragione idonea a determinare la perdita di una possibilità ed il conseguente diritto al risarcimento del danno. Quanto, poi, alla mancata indicazione del numero dei partecipanti alla prova e del contenuto della stessa, la ricorrente rileva trattarsi di dati ai quali ella non aveva la possibilità di accedere.

1.1. Il motivo non è fondato.

La giurisprudenza di questa Corte ha affermato che la perdita di chance costituisce un danno patrimoniale risarcibile, quale danno emergente, qualora sussista un pregiudizio certo (anche se non nel suo ammontare) consistente nella perdita di una possibilità attuale, ed esige la prova, anche presuntiva, purché fondata su circostanze specifiche e concrete, dell’esistenza di elementi oggettivi dai quali desumere, in termini di certezza o di elevata probabilità, la sua attuale esistenza (sentenza 30 settembre 2016, n. 19604); ed ha anche affermato che tale perdita implica la sussistenza ex ante di concrete e non ipotetiche possibilità di conseguire vantaggi economici apprezzabili, la cui valutazione è rimessa al giudice di merito (sentenza 29 novembre 2016, n. 24295). Nella materia specifica dei concorsi, è stato parimenti affermato che l’espletamento di una procedura concorsuale illegittima non comporta di per sé il diritto al risarcimento del danno da perdita di chance, occorrendo che il dipendente provi il nesso di causalità tra l’inadempimento datoriale ed il suddetto danno in termini prossimi alla certezza, essendo insufficiente il mero criterio di probabilità quantitativa dell’esito favorevole (sentenza 9 maggio 2018, n. 11165; in argomento v. pure l’ordinanza 15 ottobre 2018, n. 25727).

La sentenza impugnata, correttamente richiamando la giurisprudenza di questa Corte, ha affermato che la R. avrebbe dovuto fornire qualche elemento ulteriore allo scopo di dimostrare la fondatezza della domanda, quali il numero dei partecipanti, il risultato delle prove e la presenza di elementi dai quali desumere che la sua partecipazione agli esami avrebbe avuto ragionevoli probabilità di condurre al successo. La sentenza ha osservato che tale prova non era stata fornita, nè il ricorso aggiunge qualcosa al quadro probatorio già esaminato in sede di merito. La censura si limita, in pratica, a sostenere che la semplice mancata partecipazione conseguente al tardivo recapito della lettera sarebbe motivo sufficiente a giustificare il risarcimento del danno, in tal modo dimostrando, tra l’altro, di non cogliere la ratio decidendi della sentenza impugnata.

2. Il ricorso, pertanto, è rigettato.

A tale esito segue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate ai sensi del D.M. 10 marzo 2014, n. 55.

Sussistono, inoltre, le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 2.200, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, se dovuto.


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