Cambia la responsabilità dei magistrati: chi sbaglia perde il 50% dello stipendio

30 Agosto 2014
Cambia la responsabilità dei magistrati: chi sbaglia perde il 50% dello stipendio

Responsabilità civile dei giudici, riformata la legge Vassalli: scompare il filtro, il cittadino deve fare causa allo Stato.

 

Il giudice che sbaglia paga: lo Stato ha l’obbligo di rivalersi su una parte del suo stipendio (e non invece per l’ammontare del danno causato), il cittadino danneggiato non può citare direttamente il magistrato a processo, ma solo lo Stato. Sono questi i tre cardini, peraltro già ampiamente annunciati nelle linee guida del ministero, su cui è costruita la nuova disciplina che supererà la legge Vassalli del 1988.
Ieri il Governo ha approvato uno schema di disegno di legge per interrompere la procedura di infrazione della Commissione europea all’esito della sentenza della Corte di giustizia [1]. L’Italia era finita nel mirino della Commissione per non aver previsto nelle leggi una propria responsabilità per violazioni del diritto Ue da parte dell’autorità giurisdizionale. Sono state così inasprite le sanzioni e il ventaglio delle violazioni per le toghe e – novità – anche per i giudici non togati.

La nuova disciplina, che in ogni caso entrerà in vigore per le infrazioni commesse solo dopo l’entrata in vigore del Ddl, è racchiusa in tre articoli davvero sintetici. Il presupposto è che “chi ha subitoun danno ingiusto per diniego di giustizia” ma anche “per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario, posto in essere da un magistrato, anche onorario” può agire contro lo Stato per ottenere il risarcimento dei danni.

Il danno deve però essere provocato “con dolo o colpa grave” nell’esercizio delle funzioni giudiziarie, e in ogni caso non può mai consistere nella “interpretazione di norme di diritto” e nemmeno nella “valutazione del fatto e delle prove”.

E quanto alla colpa grave, l’articolo 1 spiega che questa consiste nella “violazione manifesta della legge e del diritto dell’Unione europea ovvero il travisamento del fatto o delle prove”. Con un occhio, però, anche alla formulazione e alla complessità dei testi da interpretare, visto che per valutare l’eventuale illecito del magistrato conta “il grado di chiarezza e precisione delle norme violate, oltre che la inescusabilità e la gravità della violazione”.
Per quanto riguarda il diritto comunitario, il giudice sarà chiamato a rispondere anche per la semplice violazione dell’obbligo di rinvio pregiudiziale alla Corte Ue (finalizzato appunto a ottenere un’interpretazione autentica).

La vera novità procedurale rispetto alla legge Vassalli del 1988 è la scomparsa del filtro, considerato che viene abrogata la norma che subordinava l’azione di responsabilità a un giudizio tecnico sull’ammissibilità. Ora invece l’iniziativa del privato cittadino non avrà ostacoli, ma dovrà comunque essere diretta contro lo Stato. E nel caso di sconfitta, lo Stato avrà l’obbligo di azionare entro tre anni la rivalsa contro il magistrato, anche se, invece della condanna, c’è stato un semplice accordo stragiudiziale comunque fondato su un comportamento doloso o di negligenza inescusabile.

Magistrati onorari e giudici popolari – altra novità – risponderanno per i danni da giustizia denegata, ma con una gradazione differente. I cittadini aggregati alle Corti d’assise (giudici popolari) saranno chiamati a rispondere solo per dolo, mentre i giudici onorari anche per “negligenza inescusabile per travisamento del fatto o delle prove”.

Cambiano, per i magistrati togati, anche i limiti della rivalsa dello Stato. La trattenuta potrà arrivare al 50% di uno stipendio annuale (e non al valore del danno liquidato), mentre l’esecuzione forzata sullo stipendio mensile potrà arrivare a un terzo (oggi è un quinto).

Infine in tutti i casi di liquidazione del danno e conseguente giudizio di responsabilità, scatta l’obbligo di trasmissione del fascicolo all’organo disciplinare, cioè il Csm per i togati o l’eventuale Ordine di appartenenza per i giudici onorari.


Che cosa cambia rispetto alla legge Vassalli

1 | Il cittadino ritiene di aver subito un danno

Il danno ingiusto deve essere causato da diniego di giustizia oppure conseguenza di un comportamento, di un atto, di un provvedimento giudiziario posto in essere da un magistrato. Questo danno deve essere provocato con dolo  o colpa grave.

Non rientrano mai in questa casistica l’interpretazione delle norme di diritto e la valutazione del fatto e

delle prove.

2 | Il cittadino cita in giudizio lo Stato

Il cittadino non può procedere direttamente contro il magistrato, ma deve citare in giudizio lo Stato. A differenza del passato, però, l’azione di responsabilità non deve superare preventivamente il giudizio tecnico sull’ammissibilità, ma può essere proposta direttamente. Le nuove regole avranno validità solo per gli errori commessi dopo l’entrata in vigore del disegno di legge.

3 | Lo Stato si rivale sul magistrato

Se viene stabilito che effettivamente c’è stato un errore, lo Stato dovrà rivalersi nei confronti del magistrato entro tre anni, anche se il contenzioso si è risolto con un accordo stragiudiziale. La rivalsa, comunque, non sarà pari al danno causato ma non dovrà superare metà dell’importo dello stipendio di un anno (oggi il limite è un terzo) e la trattenuta sullo stipendio mensile potrà arrivare a un terzo dello stesso.

note

[1] C. Giust. UE causa C–379/10.


4 Commenti

  1. Spero tanto che questo disegno di legge rimanga tale perchè in effetti il magistrato, sia esso togato o meno la fa sempre da padrone. In effetti non è cambiato assolutamente nulla con l’attuale legge Vassalli. Cambiano gli aspetti ma il modo di agire di questi delinquenti autorizzati, ovviamente ci sono quelli anche di buon senno, rimangono tali. La legge rimane sempre fatta valere dal più forte, quello che ha disponibilità di soldi. Quanto costa per far valere un proprio diritto quando uno di questi giudica con negligenza? Ovvio un poveraccio non ha possibilità di pagarsi un avvocato per far valere l’errore del magistrato, a parte coloro che usufruiscono del gratuito patrocinio che lascia il tempo che trova. L’avvocato che opera con il gratuito patrocinio non si impegnerà mai come quello che viene pagato dal privato. Qui la differenza, chi ha il soldino può far causa che invece è costretto ad affidarsi al patrocinio dello stato, minuscolo, può solo sperare di trovare un avvocato che prenda a cuore la sua situazione ed agisca con onestà e rettitudine, cosa che di questi tempi è solo rarità.

  2. O.K. Però a quando una legge per la responsabilità civile dei deputati? E perché no anche la responsabilità penale per risarcire tutti quei cittadini che si tolgono la vita per colpa di questi fannulloni ?

  3. IL POLITICO CHE SBAGLIA PUO’ NON ESSERE ELETTO. LA SCELTA SPETTA AI CITTADINI. UN GIUDICE CHE SBAGLIA NON PERDERA’ MAI IL POSTO DI LAVORO.
    Sembra quasi, anzi è una certezza, che vincere un concorso pubblico ( per diventare giudice ) trasformi un semplice laureato in legge in una persona che non pagherà MAI PER I PROPRI SBAGLI cioè al di sopra della legge…( rivalersi sullo stipendio è banale.. una semplice assicurazione da 500 euro all’anno permetterà di emanare sentenze bislacche per sempre )

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