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Si può modificare un preventivo?

20 Febbraio 2022
Si può modificare un preventivo?

Casi in cui la proposta contrattuale può essere oggetto di revisione: l’ipotesi dell’appalto, dell’errore e dell’avvocato. 

Un nostro lettore ci chiede se si può modificare un preventivo una volta che questo è stato presentato. 

Il preventivo, in linea generale, può essere inquadrato come un’offerta contrattuale. L’offerta, di per sé, non è vincolante: non almeno fino a quando non viene accettata. Una volta infatti intervenuta l’accettazione della controparte, si forma il contratto ed il contratto, come noto, una volta stipulato va rispettato. Non sono possibili le modifiche unilaterali al contenuto di un contratto ormai formato, ossia una volta che è intervenuto l’incontro tra le volontà delle parti. 

La legge – in particolare l’articolo 1326 del Codice civile – stabilisce che il contratto si considera definitivamente concluso nel momento in cui chi ha fatto la proposta ha conoscenza dell’accettazione dell’altra parte. Questo significa che, in linea generale (e salvo le eccezioni che diremo a breve) si può modificare il preventivo solo fino a quando il proponente non sappia dell’accettazione della parte a cui abbia presentato il preventivo stesso. Se ciò avviene a distanza, è necessario che la comunicazione dell’accettazione pervenga all’indirizzo del proponente. Se invece il preventivo viene presentato a vista, in quel caso il contratto si considera concluso con l’accettazione dell’altra parte, sia che questa avvenga in forma orale che scritta. 

Chi accetta un preventivo che poi viene modificato può rifiutarsi di pagare l’incremento del prezzo richiesto dall’altra parte e agire contro quest’ultima affinché esegua la prestazione all’importo inizialmente concordato o, in alternativa, gli risarcisca il danno (danno comunque da dimostrare). 

Esistono due eccezioni al ricorrere delle quali è possibile modificare un preventivo. La prima è il caso in cui esso sia frutto di un errore. In linea generale, l’errore è causa infatti di annullamento del contratto. Ma ciò solo in determinate condizioni. 

Può trattarsi di un errore che ricade sulla dichiarazione del contraente determinata da distruzione o ignoranza. Si pensi a un preventivo per dei lavori di ristrutturazione dove, al posto di scrivere un totale di 10mila euro, si scriva 10 euro. È chiaro che si tratta di un mero errore materiale scusabile. In tal caso, è consentita la modifica del preventivo.

Può trattarsi di un errore sulle circostanze che hanno determinato la formazione della volontà contrattuale. Si pensi al preventivo fatto da un imbianchino il quale creda che si debba rifare solo una stanza mentre gli era stato chiesto l’intero appartamento. In questo caso, l’incomprensione su una delle circostanze essenziali della prestazione rende possibile la modifica del preventivo. 

Attenzione però: per consentire la modifica del preventivo, l’errore deve essere riconoscibile, e dunque la controparte avrebbe potuto accorgersi dell’errore nel quale la parte stava cadendo.

Il secondo caso in cui è possibile la modifica del preventivo è quando si ha a che fare con appalti. Ai sensi dell’art. 1664 cod. civ., «Qualora per effetto di circostanze imprevedibili si siano verificati aumenti o diminuzioni nel costo dei materiali o della mano d’opera, tali da determinare un aumento o una diminuzione superiori al decimo del prezzo complessivo convenuto, l’appaltatore o il committente possono chiedere una revisione del prezzo medesimo», revisione che può essere accordata solo per la differenza che eccede il decimo. Tale norma vuole tutelare ambo i contraenti (committente e appaltatore) laddove il costo dell’opera subisca delle variazioni nel corso dell’esecuzione del contratto di appalto, in aumento o in diminuzione, in conseguenza di circostanze impreviste e indipendenti dalla volontà delle parti.

Invece nell’ipotesi che sopraggiungano «difficoltà di esecuzione derivanti da cause geologiche, idriche e simili», che «rendano notevolmente più onerosa la prestazione dell’appaltatore» l’appaltatore può chiedere un equo compenso, ulteriore rispetto al preventivo. Anche in tal caso, le difficoltà devono essere sopraggiunte, non previste dalle parti e indipendenti dalla volontà di esse. 

Naturalmente, qualora per la realizzazione dell’opera a regola d’arte, si rendano necessarie variazioni al progetto la legge prevede che debba correlativamente variare anche il prezzo pattuito originariamente.

Un caso particolare di revisione del preventivo riguarda gli avvocati. Come tutti i professionisti, anche gli avvocati devono fornire un preventivo scritto al proprio cliente. Ma attenzione: seppur tale importo non può ridursi a un preventivo di massima, esso può essere rivisto se in corso di causa subentrano degli ulteriori fatti che rendono più onerosa la difesa. Si pensi al caso in cui un avvocato, chiamato a citare un avversario, si trovi poi ad affrontare la difesa di “terzi” chiamati in causa dal convenuto. Il processo diventa più complicato e quindi anche la parcella può essere incrementata. 

In pratica, l’obbligo del preventivo riguarda una misura del compenso che deve essere prevedibile al momento in cui viene conferito il mandato all’avvocato. Se invece si verificano in corso di causa delle circostanze impreviste che possono incidere sui costi legali – di cui comunque l’avvocato dovrà dare immediata comunicazione al cliente – il preventivo può essere rivisto in aumento.

 



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