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Come si arresta una persona?

27 Luglio 2022 | Autore:
Come si arresta una persona?

Come fa la polizia a eseguire un arresto in flagranza? In quali casi si applicano le manette? Arresto obbligatorio e facoltativo: differenze.

La televisione ci ha abituato alla polizia che, dopo avventurosi inseguimenti, arresta i malviventi bloccandoli con la forza e ammanettandoli, magari obbligandoli ad alzare le mani o a inginocchiarsi. In realtà, l’esecuzione materiale di un arresto è, in genere, molto più semplice di quanto si possa pensare. Con questo articolo parleremo proprio di questo: vedremo cioè come si arresta una persona.

Sin da subito possiamo anticipare una cosa molto importante: l’arresto non deve necessariamente farsi con le manette. Anzi, la legge dice che i “mezzi di contenzione” vanno utilizzati solamente quando sono indispensabili. Insomma: l’uso della forza deve essere l’ultima soluzione. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme come si arresta una persona.

Cos’è l’arresto?

L’arresto è la procedura che consente di privare della libertà personale un soggetto sorpreso a commettere un reato.

Arresto di una persona: quando si può procedere?

Si può arrestare una persona solo se:

  • c’è flagranza di reato, nel senso che il colpevole è colto proprio nell’atto di compiere il reato, oppure subito dopo, magari perché inseguito (si parla in questi casi di quasi flagranza);
  • è commesso un reato particolarmente grave.

Non si può quindi procedere all’arresto se la polizia scopre il colpevole il giorno dopo, né se, pur in flagranza di reato, si tratta di un crimine di poco conto. Ad esempio, non si può arrestare una persona per schiamazzi notturni oppure per pascolo abusivo.

Arresto: quanti tipi?

La legge prevede due tipi di arresto: obbligatorio e facoltativo. Nel primo caso, la polizia non ha scelta: se ricorrono le condizioni sopra viste, deve procedere a catturare il colpevole; nel secondo, invece, può decidere se eseguire l’arresto o meno, in base alla pericolosità del responsabile. Approfondiamo l’argomento.

Arresto: quando è obbligatorio?

Per legge, l’arresto è obbligatorio (e non lascia dunque margine di discrezionalità alla polizia) quando il colpevole è sorpreso in flagranza di un reato particolarmente grave.

Per la precisione, va sempre arrestato chiunque è colto in flagranza di un delitto doloso, anche solo tentato, per il quale la legge stabilisce:

  • la pena dell’ergastolo;
  • la pena della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni e nel massimo a venti anni.

Inoltre, l’arresto è sempre obbligatorio, a prescindere dalla pena, per una serie di delitti che la legge ritiene particolarmente gravi, come ad esempio il furto in abitazione o il furto con scippo, la rapina, l’estorsione e lo spaccio di droga.

Quando l’arresto è obbligatorio, ogni persona è autorizzata a procedere alla cattura, purché si tratti di delitti perseguibili d’ufficio. Ad esempio, chi assiste a una rapina può inseguire il rapinatore e bloccarlo.

Arresto: quando è facoltativo?

L’arresto è invece facoltativo, nel senso che la polizia può procedervi solo se ritiene il fatto particolarmente grave o il suo autore particolarmente pericoloso, quando il colpevole è colto in flagranza di:

  • un delitto doloso, anche solo tentato, per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a tre anni;
  • un delitto colposo, per cui la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni.

Inoltre, a prescindere dalla pena, la polizia può procedere ad arresto facoltativo in presenza di alcuni specifici reati, come ad esempio in caso di furto, di violazione di domicilio, di appropriazione indebita e di truffa.

Arresto: le manette sono obbligatorie?

Come detto in apertura, l’arresto non implica necessariamente l’uso delle manette. La legge [1] stabilisce che l’uso delle manette ai polsi è obbligatorio solo quando bisogna accompagnare da un luogo a un altro soggetti detenuti, internati, fermati, arrestati o comunque in condizione di restrizione della libertà personale.

La condizione di persona arresta, fermata o detenuta non è però sufficiente: la legge dice che la polizia può usare le manette solo quando lo richiedono la pericolosità del soggetto, il pericolo di fuga o circostanze ambientali che rendono difficile la traduzione. In tutti gli altri casi, l’uso delle manette ai polsi o di qualsiasi altro mezzo di coercizione fisica è vietato.

In pratica, la polizia può usare le manette solo se il soggetto arrestato può creare problemi, magari perché particolarmente aggressivo oppure perché ha tentato la fuga.

Ugualmente, l’uso delle manette è legale se c’è la possibilità concreta che la traduzione, cioè lo spostamento da un posto a un altro, possa essere ostacolata da altre persone: si pensi ai familiari dell’arrestato che cercano di intromettersi per favorirne la fuga.

Peraltro, che l’arresto non si esegua necessariamente con le manette è reso evidente nel caso di arresto obbligatorio eseguito dal cittadino, il quale sicuramente è sprovvisto di manette ma può ugualmente bloccare la persona colta in flagranza di reato e consegnarla poi alla polizia.

Come si esegue un arresto?

Come si arresta una persona? In linea di massima, se il soggetto non è pericoloso e non c’è un evidente pericolo di fuga, l’arresto viene eseguito dal poliziotto semplicemente intimando al colpevole di seguirlo in caserma.

Se invece il reo è un po’ “turbolento”, lo si può tenere per le braccia e scortarlo fino all’auto oppure al luogo in cui dovrà poi essere identificato (in questura, ad esempio).

In pratica, quindi, l’arresto non presuppone l’uso delle manette, se non quando ciò è strettamente necessario per evitare fughe o aggressioni ai danni degli agenti. Si pensi alla persona in evidente stato di ebbrezza che brandisce una bottiglia, oppure all’individuo che è stato sorpreso con una pistola in tasca.

Anche se non ammanettato, la persona colta in flagranza nel commettere un reato è comunque considerato in stato di arresto, in quanto privato della sua libertà personale.


note

[1] Art. 42-bis, l. n. 354/75.

Autore immagine: canva.com/


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