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Quanti sono i ricchi in Italia?

21 Febbraio 2022
Quanti sono i ricchi in Italia?

Quanti sono i milionari in Italia: ecco quanto dichiarano e guadagnano i contribuenti italiani. 

Quanti sono i ricchi in Italia? Pochi, pochissimi. Molto meno di quelli che si crede ed ancor meno di quelli presenti negli altri Paesi. Basti pensare che solo metà degli italiani paga l’Irpef, essendo l’altra metà al di sotto delle soglie dell’imposizione fiscale. Si può quindi dire, con una certa approssimazione, che ogni italiano ha, a proprio carico, un altro italiano. 

Sono numeri che lasciano riflettere perché, anche se la soglia della disoccupazione è più bassa e non raggiunge il 10%, una fetta molto più ampia della popolazione non vive bene. L’Italia è il Paese dove si può essere poveri anche lavorando. 

È sempre più facile impoverirsi anche “se” o “perché” si lavora, a causa di retribuzioni inadeguate o turni orari insufficienti a garantire un livello di sussistenza, e si rischia di diventarlo ancora di più nei mesi di ripresa dal trauma economico del Covid-19.

I cosiddetti poveri da lavoro sono quelle persone che hanno un reddito non adeguato alla propria sopravvivenza. È la cosiddetta in-work poverty, la situazione di indigenza che colpisce chi percepisce (o dovrebbe percepire) un reddito capace di garantire un livello minimo di sussistenza. 

Nel dettaglio, secondo l’Istat, l’incidenza di povertà assoluta è cresciuta dal 2,8% al 5,5% tra il 2009 e il 2019 per i nuclei familiari con una persona di riferimento occupata, salendo nello stesso periodo dal 2,4% al 6% nel caso si tratti di un lavoratore dipendente (e dal 4% al 10,2% se si tratta di un operaio).

Come è prevedibile, la quota di in-work poverty sale ben oltre la media nel caso di donne (42,3% del totale, contro il 23,9% degli uomini), giovani (51,7% del totale, contro il 29,6% degli over 50) e non-italiani (con una quota che oscilla fra il 47,1% e il 47,6%). Tre gruppi che si inquadrano spesso nelle formule contrattuali meno proficue in busta paga: quelli di dipendenti part-time (55,4%) e a termine (65,8%).

Ma quanti sono i ricchi in Italia? I contribuenti sotto i 50mila euro di reddito arrivano a ben il 94%. Sopra i 70mila euro di reddito annuo si trova solo il 2% della popolazione.   

Ma quanti sono i milionari in Italia? Abbiamo 36.037 milionari. Per farsi un’idea, è come dire che in Italia ci sono sei milionari ogni 100mila residenti (ai fini fiscali). Nove ogni 100mila contribuenti tra quanti hanno presentato la dichiarazione dei redditi delle persone fisiche nel 2020. 

Abbiamo quindi pochi (o pochissimi) ricchi, milioni e milioni di poveri. Poi, molti altri che non sono né ricchi né poveri. In alto, al vertice della piramide, c’è quindi un manipolo ridotto di contribuenti molto facoltosi e decisamente abbienti, in termini di reddito dichiarato (il patrimonio, ovviamente, è altra cosa). Scendendo, si colloca un gruppo di individui/famiglie che hanno meno (o molto meno) dei ricchi, ma che “stanno bene”. Poi più giù, alla base della piramide, si incontra una moltitudine di persone che vive con poco, talvolta con molto poco.

I dati raccolti nell’inchiesta del Sole 24 Ore del Lunedì sui redditi dichiarati in alcuni Paesi, confermano – pur con alcuni distinguo – una fortissima concentrazione dei contribuenti nelle fasce di reddito più basse. In Italia, il 56% delle dichiarazioni fiscali espone un reddito complessivo inferiore a 20mila euro. 

Ben 94 italiani su 100 hanno un reddito individuale che non supera i 50mila euro (in buona parte si tratta di redditi da lavoro dipendente e da pensione).

In Francia, al di sotto dei 20mila euro si colloca il 52% delle dichiarazioni (si tratta di singole persone o di famiglie fiscali, come la normativa prevede). I transalpini hanno 10.370 milionari, 15 ogni 100mila abitanti, la metà esatta della Germania. Nessun paese fa peggio della Spagna: quasi il 60% dei contribuenti non supera i 21mila euro di reddito dichiarato. 

In Germania il 36,9% dei soggetti – pari a 15,3 milioni – ha reddito inferiore a 20mila euro e fino a 50mila si trova circa il 75% dei contribuenti. Qui gli “euro-milionari” sono 24.743, 30 ogni 100mila abitanti e 57 ogni 100mila contribuenti. 

Poi l’Austria, che di milionari ne totalizza 706, otto ogni 100mila contribuenti, non molto distante dall’Italia, ma per la quale è interessante segnalare che sono 530 i milionari colpiti dalla “super-tassa” sui ricchi che prevede l’applicazione dell’aliquota marginale del 55% per i redditi superiori a un milione di euro. 

In Gran Bretagna la concentrazione più alta di contribuenti non è nella fascia fino a 20mila sterline (il 33,6%), bensì nella fascia da 20mila a 50mila sterline, dove si colloca più di un contribuente su due. Nel Regno Unito sono 18mila i redditi annui superiori a un milione di sterline, che significa 27 milionari per 100mila abitanti e 57 ogni 100mila contribuenti.

In questi paesi, di conseguenza, si segnala una presenza più significativa di contribuenti nelle classi di reddito centrali, grosso modo da 70mila a 150-200mila euro (o altre valute) di reddito. 

Negli Stati Uniti, un quinto dei contribuenti dichiara tra 75mila e 200mila dollari di reddito.  

Inutile dire che questi divari sono determinati – oltre che da elementi strutturali e normativi – anche dalla differente fedeltà fiscale nei diversi paesi. L’Italia è un Paese ancora ad alto grado di evasione. 



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