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6 trucchi della polizia per fregarti con le multe

21 Febbraio 2022
6 trucchi della polizia per fregarti con le multe

Multe stradali: come fa la polizia a elevare le sanzioni agli automobilisti giocando sulla loro buona fede e distrazione. 

Non è solo l’automobilista a far ricorso a trucchetti ed espedienti di tutti i tipi per evitare le multe stradali, percepite peraltro come ingiuste e rivolte solo a far cassa. Anche la polizia ha numerose frecce al proprio arco per cogliere nel sacco gli automobilisti imprudenti, distratti e ingenui: a dimostrazione che il precetto contenuto nell’articolo 97 della Costituzione, secondo cui la Pubblica Amministrazione dovrebbe agire in modo trasparente e imparziale, è rimasto solo sulla carta. Ecco allora 6 trucchi della polizia per fregarti con le multe e farti la contravvenzione. Trucchi che, a voler essere precisi, sono riconducibili più che altro alle politiche dei Comuni: è su questi infatti che compete la politica della viabilità, la scelta dei limiti di velocità, della segnaletica e degli appostamenti delle varie pattuglie. La municipale non fa altro che obbedire ai comandi dal vertice, ossia del Comune a cui appartiene. 

Autovelox nelle auto della polizia

Tanto l’articolo 142 del Codice della strada quanto la famosa Direttiva Maroni e le numerose sentenze della Cassazione affermano che autovelox, tutor e telelaser devono essere preventivamente segnalati e ben visibili. Diversamente la multa è nulla. Eppure, questo precetto viene aggirato costantemente tramite gli autovelox posizionati nelle auto civetta poste ai margini delle carreggiate (vicino la vegetazione) o, ancor più spesso, all’interno delle volanti della polizia mentre fanno la ronda da un lato all’altro della strada. Questi ultimi sono i cosiddetti scout speed: si tratta di autovelox in movimento che, proprio per questa ragione, non possono essere visti dagli automobilisti. Di norma, sono ancorati al vetro anteriore dell’auto dei vigili e sono di dimensioni talmente piccole da non poter essere scorti neanche da fermi. Tali autovelox hanno la capacità di fotografare le auto in eccesso di velocità che provengono da entrambi i sensi di marcia. Basta lo scarto di 1 km di differenza rispetto al limite per far scattare la multa. 

La Cassazione ha di recente detto che anche gli scout speed, per quanto in movimento, devono essere presegnalati col cartello «Attenzione, controllo elettronico della velocità». Senonché era stata la stessa Cassazione ad imporre che tra la segnaletica e la postazione fissa della polizia vi deve essere un ragionevole margine di spazio per consentire al conducente di frenare dolcemente. Ma questa previsione rischia di essere frustrata nel momento in cui lo scout speed si muove. Non è infatti da escludere che il cittadino incroci l’auto della polizia pochi metri dopo – se non addirittura prima – il cartello in questione. Con buona pace per i trasgressori che non potranno, in un momento successivo, avere certezza millimetrica di dove la multa è stata elevata per poter fare ricorso. 

Segni col gesso sullo pneumatico: il trucco per le multe in sosta

Come noto, nelle zone dove si fa più fatica a trovare parcheggio, come nelle località turistiche o nei centri urbani, viene imposta la sosta ad orario. Cosa significa? Che chi parcheggia ha solo un’ora (a volte anche meno) per sbrigare le proprie faccende e poi rimuovere l’auto. Il tutto deve essere attestato con un disco orario o un foglio di carta ben esposto sul tergicristalli anteriore ove si indicano la data e l’ora di inizio sosta. Cosa fanno gli automobilisti per prolungare invece il parcheggio ed eludere il divieto? Dopo aver fatto ritorno al proprio veicolo, allo scadere del tempo massimo, piuttosto che spostare la macchina, cambiano la posizione della lancetta del disco orario. In questo modo, «aggiornando» in continuazione l’orario d’arrivo nel parcheggio si può evitare di prendere la multa per divieto di sosta. 

Ma la polizia ha un sistema per scoprire il trucchetto. È stato segnalato che, in alcune città, gli agenti girano con un gessetto con cui fanno un piccolo segno bianco sulle ruote dell’auto. In questo modo, se una volta trascorso il tempo massimo previsto per la sosta tale segno si trova nella stessa posizione, significa che l’auto non è stata spostata ma ad essere modificato è stato solo il disco orario. Di qui scatta la multa. 

Quale può essere la difesa dell’automobilista? Allo scadere dell’ora può, con una spugnetta bagnata, togliere il segno del gesso dalla ruota. Gireremo con il cancellino in macchina?

Il repentino cambio dei limiti di velocità

Il trucco più scontato, noto e anche subdolo che usa la polizia per fare le multe è collocarsi entro quei brevi spazi di strada dove i limiti di velocità crollano drasticamente per poi risalire poco dopo. Sono i Comuni a predisporre delle continue modifiche dei limiti anche laddove non ve ne sia bisogno, come ad esempio lungo lo stesso rettilineo. Così, sulla medesima strada, quando poco prima si poteva circolare a 90 km orari, ecco che all’improvviso compare un cartello con il limite a 50 km. E, guarda caso, proprio lì accostata, c’è la macchina della polizia con l’autovelox. Una coincidenza o un modo per fregare il conducente distratto? Non è difficile ritenere che la seconda sia la risposta più probabile.

La volante dietro la curva

Altrettanto scontato e inflazionato è il trucco di collocare gli autovelox dietro le curve, laddove non possono essere visti. In verità, l’automobilista potrebbe tutelarsi decelerando laddove veda il cartello «controllo elettronico della velocità» – la cui installazione, lo ricordiamo, è obbligatoria – per poi tornare all’andatura più naturale non appena superati 4 km da esso. E difatti 4 chilometri è proprio la distanza massima che deve esserci tra la segnaletica di avviso e la postazione con l’autovelox. A quel punto le soluzioni sono due: o il cartello viene ripetuto oppure la multa è nulla.

Il trucco del cartello incompleto

Tutti conoscono la differenza tra autovelox e tutor. Il primo accerta la velocità istantanea dell’auto in un determinato punto; sicché, un secondo dopo l’incontro con l’apparecchio, l’automobilista può tornare ad accelerare senza rischiare nulla. Il tutor invece accerta la velocità media tra due punti; sicché, l’automobilista deve rispettare i limiti lungo tutto il tratto di strada in questione. Senonché alcuni cartelli, pur in presenza di tutor, indicano solo «Controllo elettronico della velocità» senza specificare che si tratta della «velocità media». E così il conducente, subito dopo il segnale, torna a premere sul pedale per poi restare fregato. 

La Cassazione però ha detto che le multe elevate in tale modo sono illegittime perché giocano sull’inganno, in barba all’obbligo di trasparenza a cui è tenuta l’amministrazione. Il segnale deve specificare che il controllo avviene tramite autovelox o sulla velocità media. 

Il giallo troppo breve

Al semaforo giallo bisognerebbe fermarsi a meno che non si è talmente a ridosso dell’incrocio da dover frenare bruscamente mettendo a repentaglio la sicurezza della circolazione; in tal caso, è possibile passare ma nel più breve tempo possibile. Eppure ci sono semafori, specie in città, ove il giallo dura meno di tre secondi, non consentendo agli automobilisti di compiere per tempo la manovra. Ed ecco che, allo scattare del rosso, la fotocamera immortala la targa del conducente che si vede poi recapitare la multa a casa.

Né la giurisprudenza, né le direttive ministeriali hanno mai definito il tempo di durata del giallo: tutto va regolato caso per caso, in base alla velocità consentita sul tratto di strada e soprattutto alle dimensioni dell’incrocio. Ma qui i Comuni fanno spesso i furbi: prova ne sono i numerosi ricorsi al giudice di pace. Che a volte si concludono con la vittoria dell’automobilista.  



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