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Quanto tempo passa dall’arresto al processo?

27 Luglio 2022 | Autore:
Quanto tempo passa dall’arresto al processo?

Cosa succede dopo che una persona è stata arrestata in flagranza dalla polizia? Cos’è l’udienza di convalida? Come funziona il giudizio direttissimo?

La giustizia italiana non brilla certo per speditezza; tutti sanno che un processo può durare anni, a volte decenni, soprattutto se si tratta di casi complicati. Un bel problema, specialmente quando il giudizio è penale e in ballo c’è la libertà di una persona arrestata. Secondo la legge, si può essere detenuti anche in attesa di giudizio, se il giudice ritiene che sussistano concrete esigenze che inducono a mettere in carcere oppure ai domiciliari una persona accusata di aver commesso un reato. Con questo articolo ci occuperemo di questo aspetto: vedremo cioè quanto tempo passa dall’arresto al processo.

In altre parole, cercheremo di capire quanto ci vuole affinché cominci il giudizio penale dopo che c’è stato l’arresto in flagranza del responsabile. Come diremo, i tempi sono davvero brevi in caso di giudizio direttissimo: in questa ipotesi, infatti, l’arrestato viene messo praticamente subito a disposizione dell’autorità giudiziaria. Ma non sempre è così. Vediamo allora quanto tempo passa dall’arresto al processo.

Arresto: cos’è?

L’arresto consiste nella privazione della libertà personale quando si è colti nell’atto di commettere un reato.

Perché la polizia possa procedere all’arresto occorrono due presupposti:

  • la flagranza di reato, cioè lo stato di chi viene colto proprio nell’atto di commettere il reato oppure subito dopo;
  • la commissione di uno dei reati per cui la legge stabilisce l’arresto.

In merito a quest’ultimo requisito, va specificato che non per tutti i crimini si può essere arrestati, ma solamente per quelli ritenuti particolarmente gravi.

E così, non potranno scattare le manette per chi è responsabile di schiamazzi notturni, di aver rubato una mela, di diffamazione, ecc. Si può essere arrestati in flagranza di reato, invece, per crimini come lo spaccio di droga, la rapina, il furto aggravato, ecc.

Arresto: cosa succede dopo?

Eseguito l’arresto, la polizia trasporta il responsabile in caserma o in questura per le operazioni di rito: identificazione personale, contestazione formale del reato, nomina di un difensore di fiducia, avviso al pm dell’avvenuto arresto.

In merito a quest’ultimo adempimento, va detto che la legge obbliga le forze dell’ordine a comunicare immediatamente al pubblico ministero che è stato eseguito l’arresto. Ciò perché il pm può disporre, nelle 48 ore successive, un interrogatorio di garanzia, da svolgersi in presenza dell’avvocato, per verificare la legalità dell’arresto.

In ogni caso, entro 96 ore dall’arresto, occorre fissare un’udienza di convalida davanti al giudice per le indagini preliminari affinché decida se l’arresto debba essere convalidato e se debba essere applicata per il futuro qualche altra misura cautelare, come ad esempio la custodia in carcere oppure gli arresti domiciliari.

In pratica, sull’arresto deve necessariamente esprimersi un giudice, in quanto si tratta di misura privativa della libertà personale e, pertanto, secondo la Costituzione, essa non può essere decisa solamente dalla polizia che l’ha eseguita.

Giudizio direttissimo: cos’è?

Non c’è bisogno dell’udienza di convalida davanti al gip se la polizia, dopo gli adempimenti in caserma, porta l’arrestato direttamente davanti al giudice del dibattimento. Si parla in questi casi di giudizio direttissimo. Si tratta di un procedimento speciale che consente al pubblico ministero di presentare direttamente l’imputato in stato di arresto davanti al giudice del dibattimento, per la convalida e il contestuale giudizio, entro 48 ore dall’arresto.

Nello specifico, la legge dice che gli ufficiali o gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l’arresto in flagranza conducono l’arrestato direttamente davanti al giudice del dibattimento per la convalida dell’arresto e il contestuale giudizio, sulla base dell’imputazione formulata dal pm. In tal caso, citano anche oralmente la persona offesa e i testimoni e avvisano il difensore di fiducia o, in mancanza, quello designato di ufficio.

Il giudizio è chiamato direttissimo (o processo per direttissima) perché è molto più celere di quello ordinario: l’arrestato, infatti, si trova già davanti al giudice con tanto di capo d’imputazione, pronto affinché il processo venga celebrato subito dopo la semplice convalida.

Nel caso di giudizio direttissimo non c’è bisogno dell’udienza di convalida davanti al gip, in quanto è lo stesso giudice del dibattimento a valutare se sussistevano le condizioni per l’esecuzione dell’arresto.

Indagini preliminari: quanto durano?

Se non c’è stato giudizio direttissimo ma solo udienza di convalida, il pubblico ministero deve concludere la fase delle indagini preliminari, che di fatto si è aperta nel momento stesso dell’arresto.

Per legge, il pubblico ministero deve chiedere il rinvio a giudizio entro 6 mesi. È tuttavia possibile chiedere una proroga, portando così la durata massima delle indagini preliminari a 18 mesi per i reati ordinari e 24 mesi per i reati più gravi.

Dall’arresto al processo: quanto tempo passa?

Possiamo ora rispondere al quesito posto nel titolo di questo articolo: quanto tempo passa dall’arresto al processo? È chiaro che la risposta cambia a seconda della celebrazione o meno del giudizio direttissimo:

  • se si procede per direttissima, dall’arresto al processo non possono trascorrere più di 48 ore;
  • se, invece, si procede nelle forme ordinarie, allora dall’arresto alla celebrazione della prima udienza davanti al giudice possono trascorrere anche un paio di anni, a seconda della durata delle indagini preliminari.


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