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Articolo 79 Costituzione: spiegazione e commento

24 Febbraio 2022
Articolo 79 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 79 che regolamenta la concessione dell’amnistia e dell’indulto e detta le regole su come devono essere applicati.

L’amnistia e l’indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale.

La legge che concede l’amnistia o l’indulto stabilisce il termine per la loro applicazione.

In ogni caso l’amnistia e l’indulto non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge.

La Costituzione concede a volte una seconda opportunità

Chi sbaglia paga ma qualcuno ha diritto ad una seconda opportunità. A determinate condizioni, è possibile ritrovare il posto perso nella società quando è stato commesso un reato, è consentito ripartire da zero o, se si è più fortunati, dal luogo in cui tutto era stato interrotto nel momento in cui è stato commesso quell’errore fatale che ha spalancato la porta del carcere. Ha diritto a una seconda opportunità chi ha commesso un reato che oggi non è più tale perché la società e le leggi sono cambiate e quello che una volta meritava l’arresto oggi non produce alcun effetto a livello penale.

Lo «spirito della seconda opportunità» è quello che ha portato a scrivere l’articolo 79 della Costituzione, cioè la norma che disciplina la concessione dell’amnistia e dell’indulto. Due «istituti», come si ama chiamarli in legalese, che vengono incontro in maniera diversa a chi ha sbagliato, consentendogli di riprendere la sua vita in mano. Sperando che lo faccia nel modo migliore e che, quindi, non lo si veda più dietro le sbarre della cella di un carcere.

C’è una differenza sostanziale tra amnistia e indulto. Nel primo caso, viene estinto il reato – e di conseguenza anche la pena – per il quale una persona era finita in galera. Nel secondo, l’indulto cancella soltanto la pena (del tutto o solo in parte) ma non il reato. Entrambi si distinguono dalla grazia che, invece, è un provvedimento individuale deciso dal presidente della Repubblica.

In questo modo, la Costituzione concede a volte quella seconda opportunità. «A volte», sì, perché amnistia e indulto non sono un diritto acquisito, non sono due «istituti» che si possono dare per scontati. C’è chi, per la gravità dei fatti commessi e per l’atteggiamento dimostrato dalla detenzione, non otterrà mai o difficilmente avrà l’una o l’altro (basti pensare a chi accumula ergastoli per reati di mafia).

Si tratta, oltretutto, di atti di indirizzo politico, poiché a decidere se concedere l’amnistia o l’indulto è il Parlamento, cioè sono i politici, in base alla loro discrezionalità. Stabiliscono le Camere se e quando cancellare un reato o una pena, dopo che la riforma costituzionale del 1992 tolse questo compito dalle mani del Capo dello Stato e lo consegnò in quelle di deputati e senatori.

La procedura per la concessione di amnistia e indulto

Eliminare un reato o una pena comporta la cancellazione di una sentenza. Si tratta, dunque, di una questione estremamente delicata, soprattutto nel caso dell’amnistia perché, di fatto, stabilisce che ciò che prima era punibile ora non lo è più. Da qui, la decisione contenuta nell’articolo 79 della Costituzione di prevedere una certa procedura in Parlamento.

In pratica, per concedere amnistia o indulto ci deve essere una maggioranza molto ampia: sono necessari, infatti, almeno due terzi dei componenti di ogni Camera, chiamati ad approvare ogni singolo articolo del provvedimento e poi, nella votazione finale, la legge nel suo complesso. È la cosiddetta «maggioranza aggravata» adottata al posto della maggioranza assoluta (la metà più uno) allo scopo sia di coinvolgere il maggior numero possibile di forze politiche sia di evitare che qualche partito possa «fare un favore» alla persona o alle persone interessate dall’amnistia o dall’indulto. In altre parole: la famosa «seconda opportunità» che si concede al detenuto non deve essere confusa con il favoritismo o con la caccia al consenso elettorale.

Altro importante limite posto dall’articolo 79 della Costituzione a questi due istituti di clemenza consiste nel fatto che amnistia e indulto non possono essere applicati ai reati commessi dopo la presentazione del relativo disegno di legge in Parlamento. In pratica, e per dirla in parole estremamente semplici, quando viene approvata la legge «chi c’è c’è e chi non c’è non c’è»: se qualcuno sgarra successivamente, si beccherà la sua sentenza di condanna da scontare.

Va anche detto che su amnistia e indulto non è possibile presentare dei referendum abrogativi, come disposto dall’articolo 75 della Costituzione.

Spesso, amnistia e indulto vengono concessi in concomitanza con importanti eventi pubblici, come l’amnistia del 1959 per il quarantennale di Vittorio Veneto, quella del 1963 in occasione del Concilio Vaticano II o quella ancora del 1966 per il ventennale della Repubblica italiana.

Le prime amnistie del dopoguerra furono concesse tra il 1945 e il 1946 e abolirono i reati politici antifascisti, i reati militari e i reati comuni (quest’ultima nota come amnistia Togliatti). L’ultima risale al 1990, quando fu decisa l’amnistia per reati non finanziari che prevedevano la reclusione fino a 4 anni.



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1 Commento

  1. Per me abbiamo un governo populista che pensa ai consensi….senza considerare minimamente i problemi già prima del covid e poi aggravatosi…

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