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Per chiedere il mantenimento basta essere disoccupati?

22 Febbraio 2022
Per chiedere il mantenimento basta essere disoccupati?

Non basta l’iscrizione al centro per l’impiego per riconoscere l’assegno divorzile alla ex laureata con una potenzialità lavorativa e la capacità di mantenersi.

In caso di separazione e divorzio, non basta avere un reddito più basso dell’ex per ottenere da questi l’assegno di mantenimento. Bisogna anche dimostrare di essere nell’oggettiva impossibilità di mantenersi da soli. E ciò non deve dipendere da propria colpa (tanto per evitare che il mantenimento diventi una rendita parassitaria nei confronti di chi è pigro e non ha voglia di lavorare). A dirlo è ormai unanimemente tutta la giurisprudenza, sulla scorta della famosa sentenza “Grilli” firmata dalla Cassazione nel maggio 2017.

La crisi del mercato occupazionale può apparire di per sé una causa oggettiva, indipendente dal volere del soggetto. Sicché, è normale interrogarsi se, per chiedere il mantenimento, basta essere disoccupati. La risposta che viene spesso fornita dai giudici è negativa, seppur ogni situazione andrebbe valutata in modo autonomo, alla luce delle concrete potenzialità del richiedente e dell’ambiente in cui questi è calato.

Il fatto di essere giovani e con una formazione o un titolo professionale, in grado perciò di produrre reddito, è un elemento più che sufficiente – secondo la Cassazione – per ritenere colpevole lo stato di incapacità economica. Sicché, in siffatte condizioni, sarà impossibile chiedere gli alimenti all’ex.

In parole povere, per il riconoscimento dell’assegno di divorzio non basta il semplice stato di disoccupazione: la parte deve provare di versare nell’impossibilità oggettiva di procurarsi adeguati mezzi di sostentamento.

Una recente sentenza del tribunale di Crotone [1] ha stabilito in proposito che, per il riconoscimento dell’assegno di divorzio, non basta che la richiedente, laureata, documenti l’iscrizione al centro per l’impiego e la candidatura per qualche posto di lavoro, ma deve provare di versare nello stato di oggettiva – e soprattutto incolpevole – incapacità economica.

Nel caso di specie, una moglie, in sede di divorzio, aveva chiesto il riconoscimento dell’assegno: al riguardo, aveva prodotto la documentazione attestante di aver tentato di collocarsi utilmente nel mondo del lavoro, ma invano.

Il tribunale ha rigettato la domanda in quanto la richiedente non aveva offerto prove sufficienti a proprio favore.

«Il riconoscimento dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge, – si legge nella sentenza – richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante, e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive» al netto del riconoscimento dell’eventuale contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune.

Pertanto, secondo il giudice, la domanda di corresponsione dell’assegno divorzile non meritava accoglimento nonostante la sperequazione economica tra i coniugi: la parte richiedente non aveva dimostrato di versare nell’impossibilità oggettiva di procurarsi adeguati mezzi di sostentamento. Anzi, è risultata, per il titolo di studio posseduto, l’età e la circostanza che in passato aveva maturato delle esperienze lavorative, con ancora buone capacità e possibilità lavorative, ostative, appunto, all’accoglimento della domanda di assegno divorzile.


note

[1] Trib. Crotone, sent. n. 1041/19.


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