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Cos’è la tecnica del poliziotto buono poliziotto cattivo?

27 Luglio 2022 | Autore:
Cos’è la tecnica del poliziotto buono poliziotto cattivo?

Quali sono le regole fondamentali dell’interrogatorio penale? L’avvocato è obbligatorio? È possibile fare pressioni sull’indagato affinché confessi?

Quante volte, guardando una serie tv oppure un film, hai assistito a un interrogatorio di polizia? Puntualmente, l’accusato viene messo su una sedia e, in una stanza illuminata solamente da una lampada da tavolo, gli vengono poste in modo incalzante una serie di domande. Il classico “terzo grado”, insomma. Quando proprio non si riesce a cavare un ragno da un buco, allora interviene un altro agente: inizia così la tecnica del poliziotto buono poliziotto cattivo? Che cos’è?

Con questo articolo ci occuperemo proprio di questo particolare metodo di interrogatorio, reso celebre dalla televisione e diffuso soprattutto negli Stati Uniti. Come vedremo, il problema non è tanto capire in cosa consiste questo stratagemma investigativo, quanto comprendere se è legale farlo in Italia: secondo la legge, infatti, non è possibile incidere sulla libertà di autodeterminazione della persona sottoposta a interrogatorio. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme cos’è la tecnica del poliziotto buono poliziotto cattivo.

Interrogatorio: cos’è?

Nel processo penale, l’interrogatorio è il momento di confronto tra la pubblica accusa (rappresentata dal pm o dalla polizia) e l’indagato, cioè la persona sospettata di aver commesso un crimine.

L’interrogatorio si svolge subito dopo l’arresto in flagranza (o il fermo) oppure durante le investigazioni; l’interrogatorio può essere chiesto anche dall’indagato stesso, il quale intende esporre la sua versione dei fatti agli inquirenti.

Interrogatorio penale: quali sono le regole?

Come funziona l’interrogatorio penale? Le regole principali sono le seguenti:

  • è necessaria l’assistenza di un avvocato. Se non ne è stato nominato uno di fiducia, il pm ne designa uno d’ufficio;
  • l’indagato può avvalersi della facoltà di non rispondere. In pratica, può rifiutarsi di collaborare e fare scena muta. È obbligato a rispondere solamente alle domande riguardanti le sue generalità (nome, cognome, residenza, ecc.);
  • se l’indagato decide di rispondere, tutto quello che dirà potrà essere usato contro di lui, nel senso che, se dovesse involontariamente ammettere la sua responsabilità, la sua dichiarazione potrà valere come confessione;
  • l’indagato non è tenuto a dire la verità. Egli può mentire senza temere di incorrere in reato.

Poliziotto buono poliziotto cattivo: cos’è?

Quella del “poliziotto buono – poliziotto cattivo” è una tecnica con cui le forze dell’ordine effettuano l’interrogatorio nella speranza che l’indagato collabori e confessi la sua responsabilità o, quantomeno, contribuisca alle indagini.

Ma in cosa consiste questo particolare stratagemma? È presto detto. Il metodo “poliziotto buono – poliziotto cattivo” presuppone la presenza di due agenti: uno recita la parte del poliziotto aggressivo, mentre l’altro si dimostra comprensivo e affabile.

Lo scopo di questa tecnica è di convincere la persona sottoposta a interrogatorio a “confidarsi” con il poliziotto buono, il quale ispira fiducia e simpatia per il netto contrasto rispetto a quello “cattivo”.

Il metodo “poliziotto buono – poliziotto cattivo” gioca dunque su questa contrapposizione: tanto più è ostile e antipatico l’uno, tanto più risulterà perbene l’altro, a cui l’indagato vorrà aprirsi quasi per un istinto naturale.

I due agenti, il “buono” e il “cattivo”, possono essere contemporaneamente presenti all’interrogatorio oppure alternarsi; in genere, l’effetto è lo stesso.

Poliziotto buono poliziotto cattivo: è legale?

È legale la tecnica del “poliziotto buono – poliziotto cattivo”? Il problema non è di poco conto, visto che la legge [1] proibisce espressamente tutti i metodi idonei a influire sulla libertà di autodeterminazione della persona interrogata, oppure ad alterare la sua capacità di ricordare e di valutare i fatti.

Orbene, se è pacifico che sono vietate tecniche invasive come l’ipnosi e la macchina della verità, nonché tutte le forme di violenza e minaccia, non può dirsi che il metodo “poliziotto buono – poliziotto cattivo” rappresenti una lesione della libertà morale dell’indagato.

In altre parole, con la tecnica del poliziotto buono – poliziotto cattivo si cerca solamente di mettere pressione all’interrogato, di persuaderlo a confessare o a raccontare ciò che sa, senza però prospettargli minacce o conseguenze illegali.

Se il “poliziotto cattivo” si mostra scorbutico e per niente disposto a credere all’indagato, non avrà commesso alcuna condotta illecita; semplicemente, giocando di sponda col suo collega “buono”, potrà ottenere informazioni utili per le indagini.

Peraltro, nessuna regola vieta che possano essere presenti due poliziotti all’interrogatorio: anzi, capita spesso che ciò avvenga, soprattutto se la deposizione deve essere trascritta a verbale e uno degli agenti decide di mettersi al pc per assolvere a tale compito.

Poliziotto buono poliziotto cattivo: quando non si può fare?

La tecnica del “poliziotto buono – poliziotto cattivo” diventa illegale se l’agente che veste i panni del cattivo supera i limiti consentiti, aggredendo verbalmente o fisicamente l’interrogato, oppure minacciandolo di un male ingiusto («Ti picchio!», «In carcere ti farò ammazzare!», ecc.).

Sono invece legittime le “minacce legali”, cioè la prospettazione di una conseguenza negativa contemplata dalla legge. Ad esempio, un poliziotto potrebbe dire all’indagato per omicidio «Se non confessi, ti fai l’ergastolo».

Poliziotto buono poliziotto cattivo: funziona davvero?

Infine, un’ultima precisazione: la tecnica del “poliziotto buono – poliziotto cattivo” è più scenica che altro, nel senso che difficilmente può condurre a risultati positivi per le indagini; ciò perché, come detto nei primi paragrafi, all’interrogatorio deve necessariamente assistere un avvocato.

È quindi da escludere che la polizia metta in scena questo metodo davanti a un legale, in quanto quest’ultimo potrebbe anche impuntarsi e premere per far dichiarare invalido l’interrogatorio.

Inoltre, bisogna ricordare che l’indagato ha sempre la possibilità di rifiutarsi di rispondere a qualsiasi domanda; pertanto, se intimorito dal poliziotto cosiddetto cattivo, può sempre decidere di fare scena muta.


Quella del “poliziotto buono – poliziotto cattivo” è una tecnica con cui le forze dell’ordine effettuano l’interrogatorio nella speranza che l’indagato collabori e confessi la sua responsabilità o, quantomeno, contribuisca alle indagini.

note

[1] Artt. 64 e 188 cod. proc. pen.


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