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Promessa verbale: che valore ha?

22 Febbraio 2022
Promessa verbale: che valore ha?

Tutti i casi in cui una promessa può essere vincolante per chi la fa, anche se orale e non scritta. 

Spesso a voce si dice e si promette molto, confidando nel fatto che solo ciò che viene messo nero su bianco è vincolante. Ma non è così, non sempre almeno. Ci sono casi in cui la parola ha lo stesso valore dello scritto (è solo più difficile dimostrarla) ed altri in cui invece non ha alcun valore. 

In questo breve articolo ci occuperemo di spiegare che valore ha la promessa verbale e come far valere, dopo tanto tempo, un impegno preso a voce. Spiegheremo la validità della promessa di fare una donazione, ad esempio intestare un bene o regalare del denaro; della promessa di istituire una persona come proprio erede; della promessa di assumere una persona in una posizione lavorativa; della promessa di favorire un candidato in un concorso; e ci occuperemo, in ultimo ma non certo perché sia meno importante, della validità della promessa nella conclusione di un accordo contrattuale, come la vendita di un bene o il prestito di una somma di denaro. 

La necessità di trattare tutte queste situazioni in modo distinto deriva dal fatto che, alla domanda «che valore ha la promessa verbale» non si può dare una risposta univoca: tutto dipende infatti dal tipo di scopo che con essa viene perseguito e, soprattutto, dall’affidamento che si ingenera nella controparte, ossia dalla capacità di chi promette di far credere all’altra parte quanto sia valida e definitiva la propria parola. Ma procediamo con ordine.

La promessa di regalare dei soldi che valore ha?

Non si può promettere di fare un regalo. La cosiddetta donazione è infatti un atto contestuale, che non tollera obbligazioni, neanche se auto-imposte ossia provenienti dallo stesso donante. In buona sostanza, o si dona o non si dona.  

Pertanto, la promessa di fare in futuro un regalo in denaro, pur se viene specificata una data di scadenza, non ha alcun valore giuridico e non vincola il donante, neanche se viene messa per iscritto. L’unica speranza per il beneficiario è quindi che l’atto venga materialmente posto in essere e il denaro trasferito: perché è solo in quel momento che la donazione diventa irrevocabile. 

La promessa di intestare una casa ha valore legale?

Stesso discorso vale per la promessa di intestare una casa o altro immobile (si pensi alla parola data da un genitore a un figlio). Anche questo atto è una donazione che non assume alcun valore legale se non quando viene compiuto dinanzi al notaio. Pertanto, anche la semplice scrittura privata non ha alcuna efficacia e non vale ad obbligare il donante. 

La promessa di lasciare un bene in eredità ha valore?

Come le donazioni, anche le successioni ereditarie non tollerano imposizioni. L’articolo 458 del Codice civile vieta i cosiddetti patti successori ossia gli accordi con cui una persona promette a un’altra di lasciarle una parte della propria eredità per quando non ci sarà più. Ad esempio non avrebbe alcun valore la parola di una nonna che prometta al nipote che, alla propria morte, gli lascerà tutti i suoi averi: se queste volontà non vengono messe in un testamento non possono essere fatte valere dinanzi a un giudice. E peraltro, anche l’istituzione di un erede universale deve sempre fare i conti con i diritti degli eredi legittimari, ossia quelli che sempre hanno diritto a una quota dell’eredità del defunto (ossia coniuge e figli o, in assenza di figli, i genitori).

Allo stesso modo, come non ha valore la promessa con cui una persona anticipa ad un’altra che la nominerà proprio erede, non ha neanche valore la promessa con cui qualcuno si obbliga a cedere a un altro i beni che riceverà da un testamento non ancora aperto, quando il relativo titolare è ancora in vita. 

La promessa di assunzione ha valore legale?

L’assunzione, almeno nel settore privato, è un atto discrezionale, non soggetto a limiti ed imposizioni. Sicché, il datore è libero di scegliere chi assumere “come” e “quando” vuole. Anche in questo ambito le semplici promesse verbali non hanno pertanto valore. Ma solo a patto che siano generiche e che le trattative non si siano ormai spinte ad uno stadio avanzato. Se infatti la promessa è tale da ingenerare nel candidato la legittima aspettativa di assunzione, la stessa – seppur non vincolante per il datore – dà diritto ad ottenere, in caso di inadempimento, il risarcimento del danno. 

Si pensi a un imprenditore che, dopo un colloquio di lavoro, dichiaratosi soddisfatto dall’esito dello stesso, abbia assicurato all’aspirante lavoratore l’imminente assunzione, spiegandogli i suoi compiti e inducendolo – anche se non in modo esplicito – a dimettersi dalla sua precedente posizione lavorativa. Se la promessa non viene mantenuta, il lavoratore non potrà comunque esigere l’assunzione ma potrà farsi risarcire tutti i danni conseguenti alla perdita del reddito che avrebbe conseguito con il precedente lavoro.

Che valore ha invece la promessa di favorire un candidato in un concorso pubblico? Non si può chiaramente favorire una persona nell’ambito di una procedura di selezione per l’assunzione all’interno della Pubblica Amministrazione. Chi lo fa commette reato. Ma chi si limita solo a una promessa senza poi muovere un dito non è incriminabile, neanche se, così facendo, ha indotto nel candidato l’aspettativa di passare l’esame. 

La promessa di conclusione di un contratto che valore ha?

Veniamo infine al caso più frequente: la promessa di concludere un contratto, come ad esempio la compravendita, un prestito, ecc. 

La promessa qui si colloca nella fase delle trattative. Ed anche qui le trattative non sono vincolanti a meno che non siano arrivate a uno stadio tanto avanzato da far ingenerare, nella controparte, la legittima aspettativa della conclusione del contratto. In tale ipotesi, dunque, l’interruzione delle trattative priva di una giusta causa è illegittima e consente di ottenere il risarcimento del danno.

In questo senso non importa che la promessa sia stata fatta verbalmente. E questo perché quasi tutti i contratti possono essere siglati anche senza un documento scritto. Il patto verbale ha valore legale. Fanno eccezione alcuni casi come le compravendite immobiliari. Se si volesse promettere la cessione di un appartamento bisognerebbe farlo per iscritto (ad esempio firmando il compromesso), sicché la promessa verbale non avrebbe valore. Ma la promessa di cedere un’auto o un telefono, se non mantenuta, può consentire il ricorso al giudice nel momento in cui le parti avevano già raggiunto l’accordo su tutti i punti del futuro contratto, dando già per scontato la conclusione dello stesso. 



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