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Dare dati falsi è reato?

22 Febbraio 2022
Dare dati falsi è reato?

Fornire false informazioni e generalità: ecco quando si può essere denunciati.

Spacciarsi per un’altra persona, dare dei dati falsi è reato? Tutto dipende dalla persona con cui si ha a che fare e dal contesto. Non è possibile stabilire una regola generale. Sicché bisognerà distinguere a seconda che le false generalità vengano fornite a un pubblico ufficiale o a un privato cittadino e, in questo secondo caso, sarà necessario verificare se l’utilizzo di dati falsi è rivolto a conseguire un indebito vantaggio o a danneggiare qualcuno. 

Come si vedrà a breve, esistono casi – peraltro abbastanza intuitivi – in cui dare dati falsi è reato, altri invece in cui non è illecito. Quindi, prima di dichiarare a voce o in un documento un nome inventato oppure nome e cognome di un’altra persona è bene sapere a cosa si va incontro. Ma procediamo con ordine.

Quando dare dati falsi è reato con un pubblico ufficiale

Quando un poliziotto, un carabiniere, un intendente della Guardia di Finanza o altro pubblico ufficiale ci chiede (anche senza una apparente motivazione) di identificarci, ossia di fornire nome, cognome, indirizzo di residenza, abbiamo non solo l’obbligo di rispondere, ma anche di dare le corrette generalità. Pena l’incriminazione penale. Il rifiuto del cittadino di dare indicazioni al pubblico ufficiale circa la propria identità è punito con l’arresto fino a un mese e una multa fino a 206 euro. Invece, il reato è più grave se si forniscono generalità false: in tal caso, scatta la reclusione fino a tre anni (ai sensi dell’articolo 496 del Codice penale).

L’obbligo di rispondere e fornire i propri dati non implica anche quello di esibire un documento d’identità (a meno che non si tratti della patente per chi sta guidando): difatti non esiste una specifica disposizione che imponga di uscire di casa con il passaporto o la carta d’identità. 

Se gli agenti hanno il sospetto che il cittadino, dinanzi alla richiesta di fornire i propri dati, stia mentendo, possono portarlo alla più vicina stazione dei carabinieri o questura per l’identificazione. Dinanzi a una tale evenienza, chi è munito di un documento di riconoscimento farà bene a consegnarlo immediatamente, evitando così di dover perdere altro tempo.

Attenzione però: solo i pubblici ufficiali possono chiedere i documenti e non anche gli incaricati di pubblico servizio. L’agente in borghese si considera comunque pubblico ufficiale ma è tenuto ad esibire una placca o un tesserino che dimostri la sua qualità. 

I controllori dei treni e degli autobus sono pubblici ufficiali e non incaricati di pubblico servizio. Questo significa innanzitutto che possono chiedere al passeggero di identificarsi solo nel momento in cui questo viene trovato senza biglietto e non anche senza apparente ragione (cosa invece concessa alle forze dell’ordine). In tale ipotesi, il passeggero che non risponde o che, nel rispondere, fornisce dati falsi commette reato al pari di chi si trova dinanzi a un poliziotto. 

Il controllore però può solo chiedere le generalità del passeggero: non ha invece il potere di imporgli l’esibizione dei documenti se questi non vuole fornirli o dichiara di non averli con sé. In tale ipotesi, il controllore può fermare l’individuo e chiamare la polizia, che procederà all’identificazione. «Fermare» non significa bloccarlo, arrestarlo, ma chiedergli di attendere alla successiva fermata l’arrivo degli agenti. Insomma, al controllore non è consentito l’uso della forza.

Quando dare dati falsi è reato coi privati

Anche se si ha a che fare con privati, il fatto di dare dati falsi può essere reato, quello di sostituzione di persona. Ma, a tal fine, è necessario innanzitutto indurre in errore una persona dotata di media diligenza (chi si fa chiamare Elvis Presley non potrà commettere reato visto che nessuno potrebbe essere così stolto da ipotizzare che si tratti dell’effettivo cantante resuscitato). In secondo luogo, il fatto di spacciarsi per un’altra persona (anche se inesistente) deve essere finalizzato a conseguire un vantaggio illecito o a danneggiare altri (si pensi al caso del dipendente di una società che si presenti a una persona come il direttore di tale azienda, promettendone l’assunzione in cambio di un favore; oppure ad un uomo che, manifestandosi a una ragazza conosciuta in chat come single, quando invece è sposato, tenti di avere con lei un rapporto amoroso). 

Così è reato di sostituzione di persona aprire un account su un social network o fare un ordine online fornendo un nome altrui o inserendo, come foto profilo, quella di un’altra persona. Ed è ugualmente reato inviare un messaggio a un utente firmandosi con un nome altrui onde far credere al destinatario di essere quest’ultimo.

Se però l’azione non è finalizzata a conseguire un guadagno o a danneggiare altri ma a realizzare uno scherzo – seppur pungente ma non tale da procurare un danno economico o morale – non c’è alcun reato.

In ultimo, è reato dare dati falsi ai privati quando si tenta di realizzare una frode. In tal caso, scatterà il reato di truffa. 

Quando non è reato dare dati falsi

Oltre all’esempio del falso grossolano, quello cioè facilmente riconoscibile, o allo scherzo innocuo, dare dati falsi a privati non è reato se non si mira a ottenere vantaggi indebiti o a danneggiare terzi. Così, ad esempio, una persona che, al solo fine di provare un servizio, dinanzi al modulo di iscrizione per l’invio di materiale pubblicitario, dia delle generalità non corrette o un’email inesistente non commette reato. Potrebbe tutt’al più commettere un illecito civile laddove la cessione dei dati sia controprestazione per l’ottenimento di un gadget o di altri benefici apparentemente gratuiti. Ma in tal caso la controparte, non potendo sporgere querela, dovrà per forza agire con un’azione civile (un’azione di certo non conveniente dal punto di vista economico).

Allo stesso modo, chi telefona a un call center per avere informazioni su un servizio e, in quella sede, fornisce identità false solo al fine di tutelare la propria privacy, non commette alcun reato. Lo commetterebbe se lo scopo fosse quello di ottenere un servizio senza pagare.



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