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Consigli legali per eredità

23 Febbraio 2022
Consigli legali per eredità

Adempimenti e contestazioni tra eredi: tutto ciò che c’è da sapere dinanzi a un testamento o senza. 

La materia delle successioni è forse una delle più complesse del Codice civile. Esistono difatti numerose regole in merito a come dividere l’eredità, quali eredi hanno diritti privilegiati rispetto agli altri sul patrimonio del defunto, quali sono le quote che spettano di diritto ai familiari più stretti e che non possono essere loro sottratte, quali sono i termini per contestare il testamento e via dicendo. Avere dei consigli legali per l’eredità è quindi indispensabile quantomeno per muovere i primi passi ed evitare di instaurare liti che, il più delle volte, oltre ad essere assai costose, sono anche molto lunghe. 

Qual è il miglior professionista capace di dare consigli legali per l’eredità? Di certo, vi è il notaio che conosce la materia meglio di chiunque altro. Ma anche gli avvocati nuotano bene in questo grande mare. Sul web le notizie sono invece frammentarie e non possono, per ovvie ragioni, tenere conto delle particolarità di ogni singola situazione: particolarità che possono cambiare i termini della consulenza. 

Dal canto nostro forniremo qui di seguito alcuni generali e tipici consigli legali per l’eredità in modo da consegnare al lettore una piccola lanterna per districarsi. 

Accettazione e rinuncia all’eredità

Quando muore una persona gli eredi devono innanzitutto decidere se accettare l’eredità o rinunciarvi. Chi accetta diventa erede e subentra in una quota del patrimonio del defunto, compresi i relativi debiti (che ricadono su di lui in proporzione alla sua quota). 

Chi rinuncia all’eredità non partecipa alla divisione del patrimonio (salvo solo l’eventuale diritto alla pensione di reversibilità che gli spetta comunque), ma non risponde neanche dei debiti.

La scelta tra accettazione e rinuncia va fatta entro dieci anni dal decesso. 

Chi però è già nel possesso dei beni del defunto (ad esempio il figlio convivente) ha un tempo più breve per decidere: egli innanzitutto deve fare, entro tre mesi dal decesso, un inventario dei beni del defunto di cui ha il possesso; nei successivi 40 giorni, deve dichiarare se intende accettare o meno l’eredità.

L’accettazione di eredità non può essere revocata. Pertanto, una volta accettata, non è possibile ripensarci a meno che non si dimostri di essere stati vittima di raggiri o di violenza.

Viceversa, la rinuncia all’eredità può essere revocata entro dieci anni sempre che il patrimonio non sia stato ormai completamente assegnato.

Debiti del defunto

Solo gli eredi che accettano l’eredità, e solo dopo aver compiuto tale scelta, rispondono dei debiti del defunto. Quindi, i creditori – compreso il fisco – non possono bussare né alla porta di chi non ha ancora preso la decisione né di chi ha rinunciato all’eredità.

Per accettare l’eredità ci sono ben dieci anni di tempo dall’apertura della successione (ossia dal decesso); ma è necessario che, in questo arco di tempo, non si compiano atti che possano implicare un’accettazione tacita (si pensi alla vendita o alla gestione dei beni del defunto, alla riscossione dei crediti vantati da quest’ultimo, al prelievo dal relativo conto corrente e così via). 

Eventuali controinteressati (si pensi ai creditori) potrebbero chiedere al giudice di fissare un termine più breve dei dieci anni per comunicare l’eventuale volontà di accettare l’eredità.

Debiti del defunto che non si trasferiscono sugli eredi

Sugli eredi non si trasferiscono alcuni debiti del defunto. Si tratta innanzitutto delle sanzioni (amministrative, penali o tributarie). Quindi, ad esempio, le multe stradali o le more per il mancato pagamento delle tasse non devono essere pagate dagli eredi che possono pertanto chiedere lo sgravio (parziale o totale, a seconda del caso) di eventuali cartelle esattoriali. Stesso discorso vale per le obbligazioni personali, come ad esempio l’obbligo di pagare gli alimenti all’ex moglie o ai figli, e per i debiti di gioco.

Divisione dei debiti del defunto

Gli eredi rispondono dei debiti del defunto ciascuno per la propria quota. Così, ad esempio, bollette, Imu, imposta sulla spazzatura, canoni di affitto, oneri di condominio, fatture non pagate, mutui, finanziarie ricadono su ciascun erede in base alla percentuale di eredità da questi ricevuta. Se un erede non paga la propria quota, gli altri non rischiano nulla.  

Fanno eccezione i debiti relativi alle imposte sui redditi non versate dal defunto prima di morire (Irpef, Ires) e alle imposte sulle successioni: in questi due casi, infatti, il fisco può chiedere l’intero importo anche a un solo erede.

Per quanto riguarda i debiti collegati ai beni caduti in comunione tra gli eredi, e sorti dopo la morte della persona, questi ricadono su tutti gli eredi (regola della solidarietà passiva). Si pensi alle bollette successive al decesso o alle spese condominiali. Quindi, il creditore può limitarsi a chiedere la quota anche a un solo erede. 

Come non pagare i debiti del defunto

Il primo modo per non pagare i debiti del defunto è chiaramente non accettare l’eredità. 

Chi invece non vuol rinunciare ai beni dell’eredità ma teme che i debiti possano essere superiori all’attivo ha una soluzione (anche se un po’ onerosa): l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario. Chi opta per questa via non rischia che i creditori del defunto possano pignorargli i beni personali: l’unico rischio che corre è di subire il pignoramento dei beni ricevuti con l’eredità.

Oltre all’accettazione con beneficio d’inventario c’è un altro modo per non pagare i debiti del defunto. In realtà, si tratta di un espediente che, nelle pieghe della legge, è possibile sfruttare solo in determinate situazioni. Eccolo spiegato. Se è vero che l’accettazione dell’eredità non può mai essere oggetto di ripensamento e, una volta effettuata, diventa definitiva, la rinuncia all’eredità può invece essere revocata. Ciò a condizione che non siano passati dieci anni dal decesso e che il patrimonio del defunto non sia stato definitivamente assegnato tra i vari eredi. Chi revoca la rinuncia all’eredità acquista così la qualità di erede. Poniamo allora il caso di un contribuente che muoia lasciando numerosi debiti per cartelle esattoriali non pagate. Prima di accettare l’eredità, i figli potrebbero attendere che tali cartelle cadano in prescrizione o, addirittura, per disincentivare le azioni esecutive dell’Esattore, potrebbero rinunciare all’eredità per poi revocare tale rinuncia non appena i debiti si sono prescritti.  

Chi paga le spese funebri?

Le spese funebri devono essere sostenute da tutti gli eredi in proporzione alle rispettive quote. In ogni caso, partecipare alle spese funerarie del defunto non implica un’accettazione tacita dell’eredità.

Abbiamo visto in precedenza che, alla morte del proprio cliente, la banca blocca il suo conto corrente fino alla presentazione della dichiarazione di successione. Tuttavia, in via del tutto eccezionale, l’istituto di credito può consentire il prelievo delle sole somme necessarie per le esequie e con il consenso di tutti gli eredi.

Se uno degli eredi anticipa le spese funebri, ha diritto alla restituzione dagli altri eredi delle rispettive quote.

Quali sono le pratiche di successione?

Entro un anno dal morte, gli eredi o coloro che vogliono diventare tali devono presentare in via telematica, all’Agenzia delle Entrate, la dichiarazione di successione: si tratta di un adempimento fiscale che non determina l’accettazione dell’eredità ma serve solo a quantificare le imposte di successione che gli eredi – e solo gli eredi – dovranno versare.

Non è obbligatoria la dichiarazione di successione quando gli eredi sono:

  1. il coniuge (marito o moglie);
  2. i parenti in linea retta del defunto (genitori e nonni, figli e nipoti).

Tale esenzione però scatta solo a condizione che l’attivo ereditario (ossia il valore lordo dei beni):

  1. non sia superiore a 100.000 euro;
  2. nell’eredità non siano presenti immobili (case, appartamenti, terreni, ecc.) o diritti reali immobiliari (usufrutto, servitù, diritto di superficie, enfiteusi).

Per accettare l’eredità non è necessario un notaio. Così, ad esempio, per cambiare l’intestazione alla casa basta una voltura catastale. Ma se si intende vendere gli immobili del defunto bisognerà rivolgersi prima o poi al notaio. 

Cosa deve fare chi trova un testamento?

Non appena muore una persona, chiunque sia in possesso del suo testamento olografo, o sa dove possa essere custodito, deve consegnarlo subito ad un notaio di propria fiducia affinché ne dia lettura e provveda alla sua pubblicazione. Non è dunque possibile trattenere per sé il testamento e decidere di rinviare la sua consegna al notaio a proprio piacimento.  

Se invece il testamento è già in possesso del notaio (ciò che avviene nel caso di testamento pubblico, testamento segreto o testamento olografo consegnato fiduciariamente al notaio) è quest’ultimo, non appena avuta notizia della morte del testatore, a convocare gli eredi per la sua pubblicazione. Non spetta però al notaio fare indagini circa l’avvenuto decesso del proprio cliente. Pertanto, sono gli eredi a dovergli comunicare la morte del testatore.

Come avviene la lettura di un testamento?

La pubblicazione del testamento avviene tramite lettura del documento innanzi alla persona (o alle persone) che ne hanno chiesto la pubblicazione. Non è necessaria la presenza di tutti gli eredi. 

Il notaio deve comunicare agli eredi e ai legatari dei quali conosce il domicilio o la residenza, l’esistenza del testamento, subito dopo la pubblicazione, ma non è tenuto a fare indagini in merito.

Una volta pubblicato, il testamento ha esecuzione. 

È obbligatorio pubblicare il testamento olografo?

La pubblicazione non è una condizione di validità del testamento. Questo, infatti, ha efficacia anche se non pubblicato. La legge dice solo che è obbligo di chi è in possesso del testamento di consegnarlo al notaio, al fine di evitare occultamenti. Tuttavia, nulla esclude che possa esserci l’accordo unanime di tutti gli eredi a procedere alla divisione del patrimonio ereditario senza provvedere alla pubblicazione del testamento.  

Come fare a sapere se una persona ha lasciato un testamento dal notaio?

In mancanza di informazioni certe circa l’esistenza di un testamento, è possibile effettuare la ricerca del documento chiedendo al consiglio notarile del distretto ove il defunto era residente oppure all’archivio notarile. Ancora, è possibile richiedere un certificato al registro generale dei testamenti, con le modalità riportate sul sito Internet del ministero della Giustizia.

Che fare se un erede ha ricevuto di più degli altri?

Non si possono diseredare i figli e il coniuge (anche se separato legalmente). Questi sono infatti gli eredi legittimari a cui spetta sempre una quota dell’eredità secondo percentuali fissate dal Codice civile. 

Il testatore non potrebbe lasciare, in vita, tramite donazioni, più beni a un erede ledendo le quote dei legittimari. Se così fosse, questi ultimi avrebbero 10 anni di tempo dal decesso per ottenere la propria quota riservata dalla legge e, se non sono passati più di 20 anni dalla donazione fatta in vita dal defunto, possono anche riprendersi il bene qualora questo sia stato ceduto dal donatario a un terzo. 



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