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Infarto sul lavoro: è prevista la rendita ai familiari?

23 Febbraio 2022 | Autore:
Infarto sul lavoro: è prevista la rendita ai familiari?

Quando opera l’indennizzo Inail per infortunio dovuto ad attacco cardiaco con esito mortale e cosa spetta agli eredi della vittima.

Di lavoro si può morire in tanti modi: non solo per una causa violenta e improvvisa, come un incidente, ma anche per il continuo stress e sovraffaticamento che può provocare un infarto. C’è chi ha un attacco di cuore mentre si trova al lavoro, ed anche chi rimane vittima di un attacco cardiaco durante il tragitto per recarsi sul posto o a fine turno. In questi tristi casi di infarto sul lavoro, o per stress da troppo lavoro, è prevista la rendita ai familiari superstiti del lavoratore deceduto?

L’Inail (Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) riconosce l’indennizzo per gli infortuni sul lavoro e per le malattie professionali, ma si è discusso a lungo in quale di queste due categorie far rientrare l’infarto. La giurisprudenza più recente ritiene che l’infarto costituisce un infortunio risarcibile, anche quando non avviene durante l’esecuzione delle prestazioni lavorative, ma in conseguenza di esse e a causa dello stress da lavoro.

Così una nuova ed emblematica sentenza della Corte di Cassazione [1] ha riconosciuto la rendita ai familiari superstiti di un dipendente deceduto per un infarto sopraggiunto durante il sonno, ma dovuto ad un viaggio faticoso e travagliato che era stato necessario per raggiungere il luogo di una riunione di lavoro all’estero: in questo caso, è stata applicata la disciplina dell’infortunio in itinere.

L’infortunio sul lavoro

Costituisce infortunio sul lavoro qualsiasi evento lesivo, determinato da una «causa violenta» [2], che provoca la morte o una menomazione, parziale o totale, della capacità lavorativa (purché di durata superiore a 3 giorni).

Per essere indennizzabile dall’Inail – presso cui tutti i lavoratori dipendenti devono essere assicurati –  l’infortunio deve essere avvenuto «in occasione di lavoro» [3], e non per cause diverse e indipendenti. Così possono rientrare tra gli infortuni sul lavoro anche quelli dovuti a colpa del lavoratore stesso.

L’infarto è infortunio sul lavoro?

Secondo la giurisprudenza costante [4], l’infarto è considerato come un infortunio sul lavoro quando è «eziologicamente collegato ad un fattore lavorativo»: deve, cioè, sussistere un rapporto di causa-effetto tra l’attività lavorativa svolta e l’infarto.

Inoltre, l’infarto costituisce una «causa violenta» dell’infortunio, che lo fa rientrare perfettamente nella definizione di legge, a causa del suo carattere improvviso, «dove si ha una rottura dell’equilibrio dell’organismo del lavoratore concentrata in una minima frazione temporale» [5].

Infarto per stress da lavoro

Anche l’infarto per stress da lavoro è riconducibile alla nozione di infortunio sul lavoro che abbiamo esaminato: la Corte di Cassazione, nella sentenza che abbiamo anticipato all’inizio, riconosce che lo stress «psicologico e ambientale» può integrare la «causa violenta» che determina, «con azione rapida e intensa», l’infarto e le conseguenti lesioni, o la morte.

L’essenziale è che il lavoratore colpito da infarto, o i suoi eredi in caso di decesso, siano in grado di dimostrare la connessione causale tra l’infarto ed il “superlavoro”: ad esempio, turni troppo lunghi, viaggi frequenti, carichi di lavoro insostenibili, burnout. La giurisprudenza considera anche il ruolo che possono avere eventuali patologie preesistenti del lavoratore, che non indeboliscono il nesso causale, ma anzi possono rafforzarlo, perché rendono «più gravose e rischiose attività solitamente non pericolose» [6].

Infarto per lavoro come infortunio in itinere

L’infortunio in itinere – quello che si verifica durante il normale percorso da casa al luogo di lavoro e viceversa – comprende anche il «rischio generico affrontato dal dipendente per finalità lavorative» e dunque può comprendere anche il caso dell’infarto, come si è verificato in un caso recentemente deciso dalla Suprema Corte [1].

Il lavoratore colpito da infarto era stato esposto, nelle due giornate precedenti, ad una situazione che gli aveva provocato un forte stress: era in viaggio per motivi di lavoro, aveva subito la cancellazione di un volo aereo per la Cina, era stato costretto ad un pernottamento di fortuna in aeroporto, aveva dovuto affrontare un viaggio in treno di oltre 700 chilometri fino a Pechino per partecipare ad una riunione, e così era rimasto sveglio e in condizioni precarie per 24 ore consecutive. È stato poi trovato morto per infarto in una camera d’albergo dove alloggiava dopo aver terminato le incombenze lavorative.

Rendita Inail per infarto sul lavoro

Nella vicenda che abbiamo descritto la Suprema Corte ha ravvisato l’infortunio in itinere, e così ha riconosciuto ai familiari (moglie e figlio) la rendita Inail spettante, in quanto l’infarto si era verificato durante una missione di lavoro disposta dall’azienda. La sentenza ha sottolineato che la tutela antinfortunistica Inail, da riconoscere in favore del lavoratore colpito o dei suoi familiari superstiti, si applica tutte le volte in cui sussiste un rapporto tra il tragitto del dipendente e la prestazione lavorativa: ecco perché – osservano i giudici – la situazione esaminata rientra «a pieno titolo nella nozione di infortunio in itinere».

La sentenza che abbiamo commentato ha rimesso la quantificazione dell’importo spettante agli eredi, previo espletamento di una consulenza tecnica d’ufficio per accertare meglio il nesso causale. Per conoscere l’ammontare della rendita Inail spettante ai familiari superstiti di una vittima di infortunio sul lavoro leggi “Rendita Inail: come calcolarla”.


note

[1] Cass. sent. n. 5814 del 22.02.2022.

[2] Art. 2 D.P.R. n. 1124/1965.

[3] Art. 32 D. Lgs. n. 69/2013.

[4] Cass. sent. n. 17676/2007 e n. 14085/2000.

[5] Cass. sent. n. 14085/2000.

[6] Cass. sent. n. 13928/2004 e n. 13184/2003.


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